Educazione, istruzione e conoscenza sono le armi per eliminare e combattere un fenomeno che cambia la vita a milioni di donne
Fatoumata Seydi è una cittadina di Kolad, nel sud del Senegal, non molto lontano dalla Guinea Bissau, una delle zone dove è ancora molto praticata la mutilazione dei genitali femminili.
Aveva il compito di infibulare le bambine e le ragazze del suo villaggio e di quelli vicini, per continuare la tradizione di famiglia e per questo motivo ha ereditato l’unico strumento necessario per l’infibulazione: il coltello.
«Quando ho visto il coltello da utilizzare per praticare l’infibulazione, coltello che ho ereditato da mia nonna perché mia madre è morta giovane, l’ho praticata una sola volta e ho capito perché tante persone dicono che non è una cosa buona da fare. Ci sono delle conseguenze molto pericolose, nefaste. Ho deciso di abbandonare per sempre», ha detto la giovane donna.
Ha capito da sola la pericolosità della pratica e il rischio per le condizioni igieniche inesistenti. «Ho spiegato alla mia famiglia che non era una pratica buona da fare, gli ho mostrato le conseguenze, i rischi di malattie e i pericoli che corrono le giovani che subiscono l’operazione. Hanno capito», spiega nel cortile della sua abitazione dove, oggi, aiuta le ragazze e le bambine in difficoltà.
I suoi familiari hanno capito ma le hanno chiesto di conservare il coltello, lo stesso che la nonna aveva utilizzato per infibulare lei quando era piccolina.
«Un coltello che non dovrà più essere utilizzato, mai più», racconta la giovane. I coltelli sono stati uno strumento di tortura, in Senegal, per milioni di donne, infibulate tra i due e 12 anni. Dal 1999, una legge vieta questa pratica nel Paese eppure, il fenomeno è ancora molto diffuso, soprattutto nelle zone più rurali.
Ci sono altre donne oltre a Fatoumata Seydi che sono sensibilizzatrici, donne che parlano alle donne per salvarle. Tra le prime ad iniziare quest’opera di sensibilizzazione c’è Kadiatou Boiro, sposa bambina a 14 anni che ha trovato la forza di ribellarsi al marito ed è scappata.
Dal 2003 gira per villaggi ed ospedali, si reca ovunque la chiamino, ospita ragazze e donne in difficoltà e, a tutte e tutti, spiega cosa accade al corpo quando viene praticata l’infibulazione,e i rischi.
«Le ragazze che incontro sono contente di sapere, di capire cose che non sanno. Tutto quello che non si conosce, se spiegato viene compreso e loro ne sono davvero contente. Ci sono ragazze che vengono da me con il coltello che gli è stato tramandato, mi domandano e io glielo spiego. Qualcuna resta a casa mia, lì possono studiare, andare a scuola. Sono gli anziani che spingono per questa pratica nonostante gli venga spiegato che non è una cosa da fare», dice.
Educazione, istruzione e conoscenza sono le armi per eliminare e combattere un fenomeno che cambia la vita a milioni di donne. E al lavoro per aiutare e salvare queste donne ci sono ragazze e ragazzi, uomini e donne impegnati in campagne di sensibilizzazione che portano in giro nei villaggi, tra la gente.
di: Alice GEMMA
FOTO: SHUTTERSTOCK