EPA/Javier Lizon

Il Partito Popolare ha vinto con 136 seggi, regge il Psoe. I sovranisti di Vox perdono terreno

Le elezioni in Spagna si sono concluse con la parziale vittoria della destra. Il Partito Popolare ha portato a casa 136 seggi, i socialisti di Psoe si sono fermati a 122, due in più rispetto alla tornata elettorale del 2019. Rallenta invece Vox, con 33 seggi che sommati a quelli del PP danno 169, 7 in meno rispetto alla maggioranza assoluta di 176 deputati.

Non sembrano esserci insomma i numeri per formare il Governo, perciò si tratta di una vittoria amara per il Pp. Il vero grande sconfitto del voto è Santiago Abascal, leader di Vox, che si è visto i seggi dimezzati e blocca il sogno di Alberto Nunez Feijoo che si vedeva già premier. In ogni caso, ci proverà: «come candidato del partito più votato, credo che il mio dovere sia aprire il dialogo, guidare questo dialogo e cercare di governare il nostro Paese. Il nostro dovere è evitare un periodo di incertezza».

Il leader socialista Pedro Sanchez ha comunque festeggiato: «grazie a tutta la Spagna perché abbiamo dimostrato di essere una democrazia forte e pulita. Abbiamo ottenuto più voti e più seggi rispetto a quattro anni fa. “La Spagna e tutti i suoi cittadini sono stati molto chiari: il blocco politico dell’involuzione, del ritorno al passato e dell’abrogazione di tutti i nostri passi avanti negli ultimi quattro anni ha fallito. Il blocco di Partito Popolare e Vox è uscito sconfitto. Siamo molti di più noi che vogliamo avanzare».

Le reazioni italiane

Giorgia Meloni, fanno sapere da fonti di Vox, ha telefonato questa notte al leader Abascal. Le fonti vicine al partito di destra parlano di una telefonata cordiale.

Elly Schlein sui social plaude al risultato di Sanchez: «i risultati delle elezioni premiano il coraggio di Pedro Sanchez e della sua squadra e ribaltano un esito che sembrava già scritto. I veri sconfitti da un verdetto implacabile sono i nazionalisti di estrema destra di Vox. È la dimostrazione che l’onda nera si può fermare quando non si punta ad alimentare le paure ma a risolvere i problemi concreti delle persone: aumentando il salario minimo e limitando i contratti a termine, affrontando sul serio l’emergenza climatica, limitando gli effetti del caro energia e dell’inflazione sulle imprese e sulle fasce più povere. Adelante!».

di: Micaela FERRARO

FOTO: EPA/Javier Lizon