La tregua di 24 ore era stata concordata dalle due fazioni, l’esercito sudanese e le forze paramilitari Rsf, ma sono stati uditi alcuni spari a Khartoum
In Sudan è stato violato il cessate il fuoco d tra l’esercito sudanese e le forze paramilitari Rsf. Alcune fonti giornalistiche, citate da RaiNews, hanno riferito di alcuni spari alla periferia della Capitale Khartoum.
La tregua era stata annunciata dai generali delle due fazioni, Mohamed Hamdan Dagalo, capo delle forze paramilitari sudanesi Rapid Support Forces (Rsf) e Abdel Fattah al-Burhan, capo dell’esercito sudanese.
Stando a quanto riferito da alcuni media arabi, la tregua sarebbe dovuta iniziare martedì 18 aprile alle 18.00 (ora locale e italiana), ma fino a quel momento sono stati registrati scontri e non era chiaro se fosse entrata in vigore o meno.
Al-Burhan aveva dichiarato che avrebbe rispettato il cessate il fuoco. «Non eravamo d’accordo sull’orario di inizio, ma certamente rispetteremo la proposta del meccanismo tripartito di estendere la (tregua) per 24 ore, a partire dalle 18 di martedì» ha affermato il comandante, citato da Al Arabiya e rilanciato dalla CNN.
Secondo quanto riporta al-Jazeera sono almeno 30 le vittime degli ultimo scontri tra l’esercito regolare e il gruppo paramilitare delle Forze di supporto rapido.
In un tweet delle truppe paramilitari si legge che “è tata approvata una tregua per un periodo di 24 ore, a partire dalle sei di sera di oggi, mercoledì 19-4-2023, fino alle sei di sera di domani, giovedì 20-4-2023“, inoltre le truppe di supporto rapido del generale Mohammed Hamdan Dagalo assicurano il “pieno impegno per un cessate il fuoco completo, e speriamo che la controparte rispetti l’armistizio secondo l’orario annunciato“.
Ferito un alto funzionario Ue
Il New York Times ha riferito che “un alto funzionario dell’Unione Europea in servizio come capo degli aiuti umanitari” dell’Ue in Sudan, il belga Wim Fransen, è stato ferito “a colpi di arma da fuoco nella capitale Khartoum”, e sta “ricevendo cure mediche”. Fransen avrebbe riportato ferite “gravi” ma non sarebbe in pericolo di vita. Il funzionario era scomparso domenica 16 aprile ed è stato ritrovato martedì 18 aprile.
La situazione umanitaria
Il portavoce della Croce Rossa in Sudan Germain Mwehu ha affermato che la situazione umanitaria nel Paese è “molto grave” perché “la gente non può uscire, non ha accesso a cibo e medicine” e “alcune persone sono bloccate all’aeroporto o nei mercati”. Nei giorni scorsi non sono stati rispettati i corridoi umanitari.
Negli scontri armati sono morte 270 persone mentre 2.600 sono rimaste ferite. Lo ha riferito il segretario generale dell‘Oms Tedros Ghebreyesus. Il bilancio è stato confermato dalle ambasciate occidentali a Khartoum, che hanno però parlato di “una valutazione provvisoria” considerato che gli accessi nella capitale sono interrotti e la città è senza elettricità.
Nella nota delle ambasciate, tra cui Ue, Norvegia e Stati Uniti, si legge che “il bilancio è alto” e i belligeranti devono “cessare le ostilità immediatamente e incondizionatamente” dopo cinque giorni di “attacchi contro civili, diplomatici e operatori umanitari”.
Gli aiuti distribuiti dall’Organizzazione mondiale della sanità sono esauriti e non è possibile organizzare ulteriore assistenza.
Su Facebook il sindacato nei medici sudanese Ccsd ha dato notizia che “dei 59 ospedali di base nella capitale” del paese e negli stati federali “adiacenti alle aree di conflitto, 39” sono “fuori servizio“: 9 “sono stati bombardati e 16” sono invece “stati evacuati forzatamente“. Il sindacato denuncia anche la situazione in altri 20 ospedali che “rischiano di essere chiusi per mancanza di personale medico“.
di: Francesca LASI
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