Descritta come un’esperienza indimenticabile, l’Holi Festival indiano è una ricorrenza millenaria che unisce la società attraverso la celebrazione di fratellanza, vita e diversità
Un’infinità di sfumature di colore ondeggia nell’aria e danno vita a scenari incantevoli su sfondi tipici delle periferie urbane. Tra le nubi di polveri si può scorgere una gigantesca folla che balla e canta gioiosa, è l’effetto dell’Holi Festival, che porta allegria e colore in diverse città del mondo, ma soprattutto in India, dove è riconosciuta come festa nazionale.
È una delle ricorrenze più antiche del Paese asiatico ed ha inizio con l’accensione di un grande falò il giorno della prima luna piena del mese di marzo. Non ha quindi una data precisa, segue semplicemente il calendario lunare.
La scelta del falò non è casuale, il termine “holi”, infatti, è associato all’atto del “bruciare”, in particolare qualcosa di malvagio, ma non solo, esso deriva anche dal nome “Holika”, il demone femminile dell’antica tradizione induista che rievoca un’antica commemorazione indù la quale festeggiava la vittoria del bene sul male, che si può identificare nel termine della stagione invernale e nell’inizio della primavera, il periodo fertile dell’anno. Secondo una leggenda, Holika, la spietata sorella del re Hiranyakashipu, provò ad uccidere suo nipote Prahlada in un rogo. Grazie all’intervento del dio Vishnu, Prahlada fu salvato, ed Holika venne gettata tra le fiamme: da qui il trionfo del bene sul male. Una narrazione che mette in luce anche la forza della devozione e della protezione divina. Un altro mito invece, legato ai colori, è quella di Radha e Krishna. Quest’ultimo, invidioso della carnagione chiara di Radha, dipinse il suo volto con diversi colori, un atto che spiega il loro odierno utilizzo per simboleggiare uguaglianza, amore, unità e soppressione delle differenze basate sul colore della pelle.
Il festival dura due giorni: nello specifico una notte, quella del falò, in cui si celebrano i miti, e un giorno, quello dedicato al puro divertimento. Nel corso della notte della luna piena le persone si riuniscono, danzano, pregano e cantano intorno al fuoco, lasciandosi il passato alle spalle e formulando ipotesi sul futuro. Dalle prime luci dell’alba, invece, sono i colori ad essere i protagonisti, le persone invadono le città portando allegria e spensieratezza grazie ai gulal, composti di polveri colorate che, dopo essere lanciate in aria, ricoprono i volti e gli abiti (tipicamente bianchi o chiari) delle persone che sfilano in strada. Per far sì che queste rimangano ben attaccate alla pelle, è consuetudine lanciarsi l’acqua, che funge da collante.
Anche il cibo, che fortifica i legami sociali e familiari, è uno degli attori primari del festival. Le persone possono assaporare i piatti della tradizione, tra cui i gujiyas, involtini ripieni di frutta secca, i mathri, biscotti speziati a base di farina, le papad, sfoglie fritte di farina di legumi, le malpua, frittelle dolci con zucchero e cocco. Tra le bevande sono annoverate il thandai, una bevanda a base di mandorle tritate, latte, zucchero, spezie e petali di rosa, e il bhang, bevanda a base di latte, mandorle, spezie e foglie di marijuana.

La festa dei colori è celebrata in tutta l’India ma è nel Nord del Paese che il coinvolgimento emotivo si fa sentire di più. Si parla del “Triangolo d’Oro”, costituito dalle città del Rajasthan: Delhi, Jaipur e Agra, dove la festività prende una piega più commerciale e l’intensità e l’allegria sono ai massimi livelli. Qui l’aspetto religioso è quasi trascurato, lato invece fondamentale per l’area meridionale, che festeggia in maniera più “intima”. Tra le località più note per il loro modo di festeggiare troviamo Barsana e Nandgaon dove ha luogo il Lathmar Holi, evento previsto dalla tradizione induista come preludio alla festa. Lungo le strade le donne, con il volto coperto e con un bastone, picchiano a turno gli uomini che si difendono con uno scudo. Il tutto ovviamente è svolto in completa armonia da entrambe le parti. Un’altra usanza originale per festeggiare l’Holi Festival la si può vivere recandosi al piccolo tempio Banke Bihari, nel cuore di Vrindavan, dove al posto delle polveri colorate vengono lanciati fiori ai devoti che si recano al tempio. A Mathura, invece, tradizione vuole che si tenga una processione costituita da carri raffiguranti scene religiose.

Da qualche tempo il festival è diventato popolare in tutto il mondo. I colori e la gioia non hanno confini, ed infatti diversi Paesi dell’Asia (Bangladesh, Nepal, Pakistan), dell’America (USA, Guyana, isole Suryname), e dell’Africa (Mauritius, Sud Africa) hanno accolto la festa a braccia aperte, ovviamente con modalità e fini di festeggiamento differenti. Tra questi non poteva mancare il Vecchio Continente. Nel luglio del 2012 a Berlino si sono riunite più di 3.500 persone per festeggiare il primo Holi festival europeo. In seguito, Dresda, Hannover, Monaco, hanno ricreato la manifestazione coinvolgendo una quantità sempre più elevata di persone. Fino ad arrivare anche in Italia, dove si festeggia in diverse località e in differenti periodi dell’anno, soprattutto durante il noto Festival d’Oriente.
Tra i lati meno apprezzati della festività figura la preoccupazione che nasce dall’utilizzo di polveri colorate, che soprattutto agli inizi venivano prodotte artificialmente con colori sintetici e quindi contenenti sostanze chimiche dannose per la pelle e gli occhi delle persone, ma anche per l’ambiente. Nella tradizione indiana, i colori venivano ricavati da fiori, piante, e verdure (barbabietola, curcuma, petali di rosa, foglie di neem) che, dopo l’essiccazione al sole, venivano schiacciati e mescolati ad acqua, grano e amido di mais. Per promuovere celebrazioni più rispettose e sicure, da qualche anno vengono usate polveri di alta qualità, dal ph neutro, biodegradabili, composte da amido di mais o riso colorato, arricchiti con pigmenti alimentari o coloranti organici non tossici.
Holi Festival è rinascita e reincarnazione, è voglia e capacità di creare unione tra la società, di abbattere divisioni di ogni genere, classe e religione. È un sincero incoraggiamento a liberare la forza della natura, è condivisione, connessione umana, colore e divertimento.
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