La sentenza della Corte d’Appello di Londra conferma il giudizio del giudice: bisogna staccare le macchine
Era atteso per questo pomeriggio alle 17.30 il pronunciamento della Corte d’Appello sul caso Indi Gregory, e il giudizio ha respinto il ricorso: come l’Alta Corte, anche l’Appello ritiene “nell’interesse” della piccola il distacco dai macchinari che la tengono in vita. La scadenza è fissata per lunedì.
Prima del distacco, i giudici esamineranno le richieste ricevute dalle istituzioni italiane. Se dovessero bocciare anche queste, le macchine della piccola verrebbero spente in ospedale, e non a casa come richiesto dai genitori.
La storia di questa neonata di 8 mesi è infatti strettamente legata all’Italia, che le ha concesso la cittadinanza per consentirne il trasferimento al Bambin Gesù di Roma. Oggi è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che “ha scritto urgentemente al Lord Cancelliere e Segretario di Stato per la Giustizia del Regno Unito, chiedendo ai due Paesi di collaborare ufficialmente per facilitare il trasferimento di Indi a Roma ai sensi della Convenzione dell’Aja“.
A diffondere la notizia è l’associazione britannica che segue la vicenda Christian Concern.
Su cosa si basa la richiesta del Governo italiano? La Convenzione dell’Aja per la protezione dei minori prevede all’articolo 32 che, su richiesta motivata di un’autorità di uno Stato “con il quale il minore abbia uno stretto legame“, sia possibile “esaminare l’opportunità di adottare misure volte alla protezione della persona o dei beni del minore“.
Ora la piccola “ha un Paese che si offre di pagare per tutto: dobbiamo solo portarla lì, così non costerà nulla all’ospedale o al Governo” spiega il padre ringraziando l’Italia: «lei vuole vivere, e non merita di morire».
Su Indi era intervenuto anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che, nel Forum Europa rapita dove ritrovarla, spiega che Indi “è viva, reagisce, è vitale, non è un tronco“.
«Certo è una grave disabile, che ha una grave malattia molto seria che merita però di essere curata e non stroncata staccando le macchine. Non so chi ha parlato di accanimento terapeutico quali dati avesse per una valutazione di questo tipo, la nostra valutazione è che ogni vita umana deve essere posta al centro dell’attenzione di tutti» aggiunge Mantovano.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/FACEBOOK INDI GREGORY