elezioni israele

Dai primi exit poll il leader di destra avrebbe conquistato 61 dei 120 seggi

Netanyahu è a un passo dal vincere le elezioni in Israele.

Con lo spoglio del 44,6% dei voti, il Likud di Benyamin Netanyahu si conferma il primo partito con 32 seggi, mentre Lapid si ferma a 25 con il suo Yesh Atid. Al terzo posto il partito di estrema destra Sionismo religioso di Itamar Ben Gvir con 15 seggi. Apprensione nel centro sinistra. Per il momento sono tre le liste che non superano la soglia di ingresso: il partito Meretz per i diritti civili e le liste arabe Balad e Raam. Stanti cose le cose Netanyahu otterrebbe una netta maggioranza alla Knesset.

In Israele si è tornati, per la quinta volta in tre anni, alle urne. Le elezioni politiche di oggi arrivano dopo diversi tentativi, tutti falliti, di raccogliere una maggioranza coesa e dunque costituire un Governo stabile.

Da un lato Netanyahu, attualmente leader dell’opposizione e in preda a guai giudiziari che lo hanno già allontanato una volta dal potere. Secondo i sondaggi il leader del Likud sarebbe vicinissimo alla maggioranza di 61 seggi. Dall’altro c’è Sionismo religioso, la formazione di estrema destra di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, unione ultra-nazionalistica e religiosa che già dalla precedente tornata sfoggia risultati elettorali ben oltre le attese.

In giornata il radicale Itamar Ben Gvir, outsider di queste elezioni il cui partito si è confermata la terza forza della Knesset, ha dichiarato che lavorerà per il bene di tutto il popolo di Israele, “anche per quelli che lo odiano“.

A fare da ago da bilancia fra questi due poli, che non sembrano convincere definitivamente la popolazione, è l’elettorato arabo. Parliamo del 20% della popolazione complessiva che però secondo gli analisti si appresta a toccare il minimo storico di affluenza, si stima il 39% contro il 44,6% delle scorse elezioni. A incidere su questo anche il dissolvimento della Lista unita di tutti i partiti arabo-israeliani che, dopo aver conquistato ben 15 seggi alla Knesset nel 2020, si è sciolta lasciando un vuoto difficile da riempire con le frmazioni dominanti.

A completare il processo di polarizzazione che lascia in stallo il Paese anche l’abbandono dell’attuale premier Lapid, che ha annunciato che lascerà le redini alla sua numero due Avelet Shaked, e il dssolvimento di New Hope di Gideon Sa’ar che si è alleato con Blu e Bianco di Benny Gantz, storico nemico di Netanyahu.

Il premier in carica Lapid oggi ha lanciato un appello al voto, seguito dal presidente Isaac Herzog. Sia il premier in carica Yair Lapid sia il leader dell’opposizione Benyamin Netanyahu continuano a esortare al voto a tre ore dalla chiusura delle urne perché, secondo entrambi, il risultato sarebbe un testa a testa e ogni voto potrebbe essere importante per raggiungere la vittoria.

Affluenza alle urne

Alle 18 (ora locale) l’affluenza ha registrato il dato più alto dal 1999, al 57,7%.

Il risultato più temuto rimane quello dell’affluenza, che però alle 10 del mattino, a tre ore dall’apertura dei seggi, registrava il voto del 15,9% degli aventi diritto, pari a 1.760.076 persone. Si tratta del risultato più alto mai registrato, alla stessa ora, dal 1981. Nelle elezioni di marzo il dato era del 14,8%. I seggi chiuderanno alle 22.

di: Marianna MANCINI

aggiornamenti: Micaela FERRARO

FOTO: EPA/ABIR SULTAN