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L’ex presidente dell’Iran invita il Governo a cessare le violenze “prima che sia troppo tardi” mentre prosegue lo sciopero delle serrande. Prende parola anche la sorella di Khamenei: “insurrezione legittima”

Sono ormai cronache quotidiane le repressioni perpetrate con violenza dalle forze dell’ordine iraniane nel tentativo di dissolvere il dissenso popolare, salito alle stelle come dimostra anche la rivolta delle serrande, in corso oggi per il terzo giorno consecutivo. A tal proposito, la magistratura iraniana starebbe sigillando i negozi e le vetrine che aderiscono allo sciopero che prosegue in oltre 40 città iraniane, compresa la Capitale Teheran, mentre la polizia continua ad arrestare i manifestanti.

In seguito all’uccisione del 27enne Mehran Samak avvenuta lo scorso 29 novembre perché festeggiava la sconfitta dell’Iran ai Mondiali in Qatar contro gli Usa, è stato oggi arrestato il capo delle forze di polizia di Anzali.

Su internet impazzano le pressioni anche per la liberazione di Fahimeh Karimi, allenatrice di pallavolo e madre di tre bambini piccoli arrestata nella provincia di Teheran oltre un mese e mezzo fa. La donna è accusata di aver sferrato dei calci a un paramilitare nel corso di una delle numerose manifestazioni di protesta divampate dopo la morte di Mahsa Amini. Karimi, per cui è nata anche una petizione su Change.org, sarebbe detenuta nella prigione di Khorin.

Nel dibattito interno si fa strada anche la voce di Mohammad Khatami, ex presidente iraniano che in una delle sue rare dichiarazioni pubbliche ha lodato i manifestanti antigovernativi, invitando le autorità della Repubblica Islamica ad ascoltare le istanze delle piazze “prima che sia troppo tardi“.

Khatami, 79 anni, è stato presidente per due mandati tra il 1997 e il 2005 e ha elogiato il “bellissimo slogan” di piazza “Donna, Vita, Libertà“, testimonianza di un Paese che si starebbe muovendo verso un futuro migliore grazie a un coinvolgimento della società civile “senza precedenti“.

«Non dovrebbe essere consentito che la libertà e la sicurezza siano poste in opposizione l’una all’altra, e che di conseguenza la libertà sia calpestata con il pretesto di mantenere la sicurezza, o che la sicurezza… sia ignorata in nome della libertà» ha affermato l’ex presidente criticando l’uso della forza dell’attuale governance.

Alle voci del dissenso interno si unisce anche quella della sorella della Guida suprema della Repubblica islamica Ali Khamenei, Badri Hossein Khamenei, che ha pubblicato attraverso l’account Twitter di suo figlio una lunga lettera in cui chiede al Governo di cessare le violenze. Nel messaggio Badri si augura “presto la vittoria del popolo e il rovesciamento di questa tirannia al potere” che “non ha portato altro che sofferenza e oppressione per l’Iran e gli iraniani“.

«Il popolo dell’Iran merita libertà e prosperità e la loro insurrezione è legittima e necessaria per ottenere i loro diritti» aggiunge la sorella di Khamenei.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/STRINGER