Dalle vette del Trentino-Alto Adige al trionfo di Melbourne, passando per Bordighera (dove ha imparato l’italiano): con Jannik Sinner c’è una grande famiglia “allargata”
«Vorrei che tutti avessero dei genitori come i miei, mi hanno lasciato scegliere senza mai mettermi pressione, anche quando ero più giovane e praticavo altri sport. Auguro a tutti i bambini di avere la libertà che mi hanno lasciato i miei genitori». Con questa frase Jannik Sinner si è presentato al mondo dopo aver sollevato la coppa appena conquistata all’Australian Open 2024. Molto di più dell’iconico “ciao mamma” dei ciclisti, agli albori della televisione. Con queste poche parole, lo schivo altoatesino ha spalancato una porta sulla sua vita privata, sul suo vissuto da 22enne. Una porta tanto rara quanto preziosa. «Ci sono tanti giovani che sanno giocare bene a tennis, ma subiscono una grande pressione già all’interno della famiglia. Quando sono ancora ragazzini gli si chiede di fare grandi risultati. Per me la pressione è un privilegio, lo dico sempre, ma sostenerla è una cosa che ho imparato con il tempo»ha poi aggiunto.
La carriera di Jannik, fulgida come l’alba di un grande, si sta costruendo in silenzio, come le mattine d’inverno delle montagne dove è nato. E con il valore imprescindibile delle radici, quei legami eterni e indissolubili che attenuano le distanze, consolano i turbamenti e amplificano le gioie di un ragazzo che a 13 anni ha scelto di lasciare la famiglia per inseguire i suoi sogni a 650 chilometri di distanza. Nella dedica di Sinner ai genitori, subito dopo il giorno più bello della propria vita sportiva, c’è tutto questo.
Papà Hanspeter e mamma Siglinde si conoscono al Rifugio Fondovalle in Val Fiscalina, dove lui è cuoco e lei la cameriera che accoglie i clienti in sala. Persone semplici, che conoscono la virtù del lavoro e dell’umiltà. Quando pensano di non poter avere figli, nel 1999 adottano Mark, che ha 9 mesi ed è nato in Russia. Dopo due anni, i Sinner riescono ad avere un figlio naturale, Jannik, che troverà nel fratello maggiore un grande punto di riferimento: «è una persona su cui posso sempre contare». Mark, come il resto della famiglia, non ama apparire e lavora come istruttore dei Vigili del Fuoco; durante la finale di Melbourne era al lavoro, sulle piste da sci della Coppa del Mondo a Cortina. Suo fratello è il primo a cui Jannik telefona dopo ogni partita, è il confidente e il miglior amico.
Per comprendere come i Sinner abbiano cresciuto i propri figli, c’è un episodio riportato dalle cronache: Jannik ha 10 anni e gioca a calcio nel Sexten, la squadra locale; un giorno torna a casa piangendo. L’allenatore lo ha sostituito e lui non l’ha presa bene. L’allenatore è papà Hanspeter: «sai cosa ha fatto? Mi ha mandato via, ha mandato via me», racconta a casa a mamma Siglinde. Il padre l’aveva allontanato dal campo perché aveva preso palla a metà campo e scartato mezza squadra avversaria, andando a segnare da solo, senza passarla ai compagni. E, soprattutto, senza seguire uno dei principi fondamentali dei Sinner: l’unione fa la forza. Dopo le lacrime, Jannik saprà fare tesoro del piccolo castigo del papà.
Quando il giovane atleta parte per Bordighera, sede del Piatti Tennis Center, l’accademia di Riccardo Piatti, una delle più prestigiose scuole tennistiche del mondo, il distacco è doloroso ma la famiglia sa che è necessario. «I primi tempi mi sentivo solo e li chiamavo perché avevo un po’ di nostalgia. O, magari, perché ero un po’ triste se qualcosa era andato storto in campo o avevo perso una partita – racconterà poi. – Mamma mi diceva che doveva lavorare, lì capivo che i miei erano problemi relativi». Un pensiero anomalo per un adolescente, ma è da qui che nasce il “modus Sinner” che tifosi, neo appassionati e giornalisti stanno imparando a conoscere: niente esibizioni dei milioni che ha fin qui guadagnato (due solo per la vittoria agli Australian Open), niente sfarzo pubblico, ma solo qualche piccola coccola, come una nuova macchina personalizzata. E in primis, dopo tanti anni di distacco forzato, poter finalmente invitare i genitori ai tornei in tutto il mondo.
C’è poi la“famiglia professionale”: probabilmente senza Alex Vittur l’Italia non avrebbe mai vissuto la favola di Sinner. È stato lui, il manager e amico di Jannik a notarlo per primo e a segnalarlo a Massimo Sartori, il suo primo allenatore. E quando, ancora bambino, voleva lasciare il tennis per lo sci, è intervenuto con i genitori: «convincetelo a giocare a tennis, sarà un numero uno», e l’ha portato a Bordighera nel 2014. Vittur, ex tennista 40enne, non è “solo” un manager, è soprattutto un grande amico fidato. Per chi ha seguito da vicino l’evoluzione di Sinner, il punto decisivo nella sua carriera è stato il sofferto addio con l’allenatore Riccardo Piatti. Dietro alla separazione, dopo 8 anni, con Piatti, pare che Vittur abbia avuto un ruolo decisivo. La scelta finale, è ovvio, è stata di Jannik ma l’amico l’ha consigliato e spinto verso la nuova via. Una scelta vincente, adesso si può dire.
Simone Vagnozzi, ex tennista ed ex allenatore di Marco Cecchinato e Stefano Travaglia, è il nuovo coach. In poco tempo sono arrivati il preparatore atletico Umberto Ferrara, che ne cura anche l’alimentazione, e Darren Cahill, che aveva allenato, tra gli altri, Lleyton Hewitt, Andrè Agassi e Simona Halep. L’obiettivo della nuova squadra è stato subito quello di migliorare giorno dopo giorno, in allenamento, per giocare alla pari per quattro-cinque ore contro i migliori. Il team lavora sul fisico, sulla tecnica, sulla tattica (Jannik era troppo istintivo). Nel tennis i progressi vanno valutati nel medio-lungo periodo: si ragiona su centimetri a velocità altissime, la pazienza è fondamentale come la costanza e la fiducia nel lavoro reciproco. Il feeling nasce in modo spontaneo: l’altoatesino ci mette serietà, passione, dedizione; Vagnozzi, Cahill e Ferrara lo consigliano e convincono, coinvolgendolo nel processo e, certamente, con la forza dei risultati.
Alle Finals di Torino, al suo fianco (ma non all’angolo con la squadra) è riapparsa anche la fidanzata, la modella e influencer Maria Braccini. Si erano conosciuti su Instagram a fine 2019, avevano iniziato a frequentarsi nel 2020; in un’intervista Sinner aveva dichiarato di apprezzare il fatto che lei non gli mettesse pressioni. Nel 2021 la rottura, secondo alcune voci causata da una foto, pubblicata sui social dalla giovane donna, con la coppia che si dava un bacio per festeggiare un anno di relazione. Jannik non avrebbe gradito: la sfera privata deve rimanere tale, come da insegnamenti in famiglia. Ora la reunion e un semplice «Grazie» su Instagram che lei gli ha dedicato. Lezione imparata.
Raggiunto lo Slam, quinto tennista italiano dopo Nicola Pietrangeli, Adriano Panatta, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, per Jannik Sinner e la sua “famiglia allargata” è di diritto sognare forte. Sognare tutto. Dopo anni di lavoro proficuo, un primo risultato è stato raggiunto: a 22 anni, l’italiano appartiene alla ristretta cerchia di quei fuoriclasse che meritano i favori del pronostico ad ogni grande torneo. Il successo in Australia, ovviamente, in queste prime settimane gli ha cambiato la vita: attorno a lui è montata una passione e un interesse che dovranno essere gestiti al meglio, anche se il ragazzo sembra decisamente corazzato contro ogni rischio di ubriacatura, mantenendo dunque la barra dritta verso gli obiettivi di stagione e quelli a lungo termine.
I numeri dicono che il traguardo della prima posizione del ranking non è raggiungibile a brevissimo termine, anche se vincesse tutti i tornei in programma, ma il focus deve rimanere centrato sui risultati, perché la classifica è una semplice conseguenza delle vittorie. Intanto un passo avanti è stato fatto dopo solo tre settimane dal trionfo di Melbourne, con la conquista del dodicesimo titolo ATP in carriera, l’ABN Amro Open di Rotterdam, ottenuto con la vittoria sull’australiano Alex de Minaur. Lunedì 19 febbraio Sinner ha occupato la terza posizione del ranking mondiale, segnando un altro primato storico per il tennis italiano: “solo un numero” di cui però si dice “orgoglioso” perché può “essere un esempio”. Superato Daniil Medvedev, gli avversari più temibili restano gli altri due assi del mazzo che precedono Jannik: Carlos Alcatraz, che quando ritrova gioia e concentrazione, è sempre un avversario temibile; e soprattutto lui, Novak Djokovic, animato (anche) da voglia di rivincita, dopo la netta sconfitta in semifinale. Ma, banalmente, l’unica cosa da fare è essere più forte di tutti.
Quel che è certo è che Jannik avrà al suo fianco un seguito di supporter degno delle superstar sportive, nonostante l’atavica (e molto altoatesina) riservatezza. Basta guardare le interazioni social dalla crescita esponenziale (su Instagram ha superato i due milioni di seguaci, alla vigilia della finale con Medvedev ne aveva guadagnati più di 300.000 in 24 ore), ma soprattutto gli ascolti televisivi: per la finale di domenica 28 gennaio, durata tre ore e 44 minuti e conclusasi alle 13.31 ora italiana (non certo un prime time), Eurosport (canale a pagamento) ha comunicato di avere raggiunto il proprio miglior risultato di sempre in Italia. In sintesi: 1.914.000 spettatori, 18% di share (che valutato rispetto alle tv pay diventa il 60%) per il canale Warner Bros e un picco di oltre 2.600.000 spettatori, per il match point. Il quinto set ha messo assieme 2.400.000 spettatori. Nella fascia di messa in onda, Eurosport è stato il secondo canale nazionale sul pubblico totale, alle spalle della sola Rai 1.
Numeri così dicono che il ragazzo di San Candido coinvolge un pubblico ben più vasto di quello tradizionalmente interessato alla nicchia del tennis, una platea che attraversa condizioni socio-economiche, quindi non solo le fasce medio-alte tipicamente associate a questo sport, e unisce le generazioni, da chi ha vissuto l’epoca di Panatta a chi sa a malapena chi sia. Ovviamente è merito dei risultati: Sinner è esploso, agli occhi della gente, nel momento in cui ha scalato la classifica fino al primo Slam della carriera, tra le Finals da protagonista e il trionfo in Davis di fine novembre. Ma non è solo questo. Secondo Giovanni Palazzi, presidente di StageUp, società di consulenza nello sport, intervistato da La Gazzetta dello Sport, «oltre che per le sue capacità professionali, Sinner piace perché offre l’immagine di un italiano diversa dal solito. Sia Alberto Tomba sia Valentino Rossi si proponevano con un’immagine da guasconi. Sinner è un italiano atipico».
Mentre Rossi, ad esempio, celebrava la vittoria facendo il giro d’onore con una bambola gonfiabile, Jannik, dopo il match point contro Medvedev, ha festeggiato il trionfo australiano sdraiandosi a terra, giusto qualche secondo, per poi correre tra le braccia di quella che abbiamo definito la sua“famiglia allargata”. La popolarità del giovane tennista dimostra che si può essere personaggio in un altro modo, senza esibizionismo a tutti i costi. Cosa che, forse, in un momento di overdose da social è particolarmente apprezzata. Sin da tempi non troppo sospetti, nel 2019, il giovane tennista ha affidato la sua comunicazione all’agenzia di marketing inglese StarWing di Lawrence Frankopan e l’utilizzo dei social media è inappuntabile ed efficace. Attivo soprattutto su Instagram, il profilo di Sinner può ora vantare su un “engagement rate” (cioè un tasso di interazione con la propria comunità di riferimento) del 18,45%; Djokovic è attualmente allo 0,88%, Alcaraz al 7,64%.
In questo campo, l’obiettivo è passare dalla popolarità temporanea alla conquista di uno status di icona permanente. E non si tratta (solo) del fascino della fama, ma di un ben più concreto appeal sugli sponsor, che nel tennis sono molto munifici. Gli esempi sono sempre quelli di Tomba e Rossi. Palazzi aggiunge: «per raggiungerli Sinner dovrà ottenere risultati di alto livello per un lungo periodo di tempo. Considerata, poi, la forte globalizzazione del prodotto, è necessario che ci sia un’esposizione prolungata e legata agli eventi italiani. Infine, per diventare una celebrità, ai giorni nostri lo sportivo ha bisogno di consolidarsi anche come influencer, utilizzando i canali personali per promuovere la propria immagine e le proprie idee».
Un suggerimento di cui non c’era bisogno: quelle parole sui genitori e sulla libertà di fare le proprie scelte, nelle prime dichiarazioni dopo aver alzato la coppa, sono un vero e proprio manifesto. Degno del migliore tra gli influencer.