Le teorie del complotto trovano vita facile nei lutti che hanno decimato la nobile famiglia, fra omicidi, suicidi, incidenti e malattie
La cultura massmediatica statunitense (e non solo) pullula di teorie complottistiche e dietrologie astratte. Una delle più longeve riguarda la “maledizione dei Kennedy”, più che un complotto una narrazione mediatica, comunque corroborata da una serrata cronaca nera.
La “maledizione” non ha risparmiato quasi nessun membro della famiglia, a partire dal capostipite Joseph Patrick Kennedy Jr., aviatore morto nel 1944 proprio a bordo del suo aereo, esploso durante il test di nuovi bombardamenti.
Non esce incolume dalla Kennedy Curse nessuno dei tre figli, a partire da Rosemary, la prima femmina, che il padre sottopose a una lobotomia pensando di curarne i malumori e uno stile di vita considerato troppo libertino. Anni dopo si venne a sapere che l’intervento fu fatto senza anestesia. A causarne la dislessia fu, invece, un parto difficile durante il quale rimase nel canale uterino per ben due ore prima di uscire. Il risultato della lobotomia fu, purtroppo, uno stato vegetativo. Rosemary venne così rinchiusa in una clinica psichiatrica in Wisconsin e morì nel 2005 con gravi disabilità linguistiche e motorie.
Fu poi il turno di Patrick Bouvier Kennedy, il terzogenito di John e Jacqueline Kennedy Onassis, morto nel 1963 due giorni dopo il suo parto prematuro, così come Arabella nata morta. Nel frattempo aveva perso la vita anche Kathleen Agnes Kennedy, l’altra sorella di John e Bob, anche lei in un incidente aereo nel sud della Francia.
Sempre nel 1963, il tragico assassinio di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti, per mano di Lee Harvey Oswald. Un evento sul quale i complotti non si sono mai esauriti. Nel 1968 l’attentato contro Bob Kennedy, che aveva appena vinto le primarie per la presidenza degli Stati Uniti. Ancora, tragedie, incidenti e overdose decimano la famiglia, da David A. a Michael LeMoyne, rispettivamente figli di John e Bob, fino a John Fitzgerald Jr insieme alla moglie e alla cognata.
L’unica sopravvissuta della stirpe sembra essere Caroline Kennedy, figlia affezionatissima di JFK che quando il padre fu assassinato aveva appena 6 anni. Per tutti una “benedetta” che ha vissuto nel lutto gran parte della sua vita. Oggi Caroline è ambasciatrice statunitense in Australia e di recente ha rievocato l’eroica impresa del padre nelle isole Salomone durante la Seconda Guerra Mondiale percorrendo a nuoto un tratto fra due isolotti nel Pacifico.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/FLAVIO BRANCALEONE
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