Gli asset russi saranno congelati per ripagare i danni dell’aggressione

Secondo giorno di lavori per i membri della Nato a Vilnius dove il 12 luglio proseguono i colloqui avviati ieri, 11 luglio.

Oggi Zelensky ha in programma altri bilaterali. Lo scopo è quello di ottenere una dichiarazione di garanzia sull’adesione al Patto Atlantico, posto il punto fermo dell’Alleanza che vuole attendere la fine della guerra. La dichiarazione conclusiva firmata ieri dagli alleati conferma che “saremo in grado di estendere un invito all’Ucraina ad aderire all’Alleanza quando gli alleati saranno d’accordo e le condizioni saranno soddisfatte“.

Risponde il ministro degli Esteri ucraino Kuleba: «le condizioni per l’adesione dell’Ucraina alla Nato sono sconosciute. Non sappiamo quali siano. Non ce ne sono. Questo è il problema». Secondo il suo omologo italiano Tajani, invece, “la decisione di far entrare l’Ucraina nella Nato di fatto c’è, il punto è quando“.

Una conclusione che non piace a Zelensky che parla di incertezze “senza precedenti e assurde“. Non è d’accordo Stoltenberg che spiega come “oggi abbiamo rimosso il requisito del piano d’azione per l’adesione” e questo “trasforma un processo, che si è sempre basato su due passaggi, in un solo passaggio“. Contestualmente, la Svezia ha ricevuto il semaforo verde dopo che le mediazioni con Erdogan hanno fatto cadere tutti i veti turchi. Ankara ha fatto sapere che la ratifica di ingresso della Svezia avverrà dopo il mese di ottobre.

Le aspettative di Zelensky trovano, anche oggi, un freno dalla Nato che accoglie il presidente ma con le dovute distanze. «Il summit di Vilnius marca l’inizio di una nuova relazione con l’Ucraina. L’Ucraina è vicina alla Nato come mai prima d’ora» afferma Stoltenberg in conferenza stampa, mentre al presidente ucraino non resta che rassegnarsi al fatto che “le condizioni necessarie per l’ingresso nella Nato saranno raggiunte quando ci sarà la pace in Ucraina” e che “alcuni hanno paura di parlare di membership ora perché nessuno vuole una guerra mondiale ed è comprensibile“.

Come promesso, le garanzie arrivano, firmate dal G7 che prende la parola a margine del vertice. Nel documento i Big assicurano “impegni e accordi di sicurezza specifici, bilaterali e a lungo termine” con l’Ucraina in modo che possa “difendersi oggi e scoraggiare l’aggressione russa in futuro“.

Oltre agli equipaggiamenti militari, il G7 ribadisce che “i beni sovrani della Russia nelle nostre giurisdizioni rimarranno immobilizzati fino a quando la Russia non pagherà per i danni causati all’Ucraina“, con lo scopo di istituire in futuro un “meccanismo internazionale per la riparazione dei danni, delle perdite o delle lesioni causate dall’aggressione russa“.

Soddisfatto Biden: «Tutti gli alleati concordano che l’Ucraina sarà un giorno nella Nato. Io e Zelensky abbiamo parlato delle garanzie che possiamo dare nel mentre e ringrazio i leader del G7 per le garanzie di sicurezza».

Meloni: “ribadita una certezza: l’unità dell’Alleanza”

Nel suo intervento conclusivo, Giorgia Meloni ribadisce gli esiti positivi del vertice: «in questo mondo sempre più incerto questo vertice è riuscito a ribadire una delle certezze che abbiamo in questo tempo. L’unità dell’Alleanza atlantica e la determinazione a difendere i valori e le regole del diritto internazionale senza le quali nessuno di noi sarebbe al sicuro».

«Difendere le regole del diritto internazionale è il modo migliore per difendere i nostri cittadini» ribadisce.

Meloni ha comunicato alla stampa anche di aver ricevuto da Biden l’invito alla Casa Bianca per il prossimo 27 luglio. La premier ha avuto anche un bilaterale con Erdogan, “con cui abbiamo parlato di Mediterraneo, energia, migrazione e pace“.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/FILIP SINGER