RUTTE

L’ormai ex premier olandese è stato nominato Segretario generale dell’Alleanza Atlantica

Sarà Mark Rutte il prossimo Segretario generale della NATO. L’annuncio ufficiale è arrivato dal numero uno uscente Jens Stoltenberg. Dopo il sostegno della Romania (ultimo Paese a mancare all’appello) al premier olandese uscente e il ritiro del presidente romeno Klaus Iohannis non c’erano praticamente più ostacoli: tutti e 32 i Paesi membri dell’Alleanza Atlantica hanno, infine, concordato sul nome di Rutte. L’ex ministro-presidente dei Paesi Bassi entrerà in carica dall’1 ottobre, quando scadrà il mandato di Stoltenberg, iniziato nel 2014 e prorogato per quattro volte, visto anche il complicato scenario internazionale.

«So di lasciare la Nato in buone mani – ha dichiarato Stoltenberg sul suo successore – Accolgo con grande favore la scelta di Rutte come mio successore degli alleati Nato. Mark è un vero transatlantista, un leader forte e un costruttore di consenso. Gli auguro di avere successo mentre continuiamo a rafforzare la Nato».

Come detto, Bucarest rappresentava l’ultimo “intoppo” per Rutte, vista la candidatura di Iohannis, che il 20 giugno ne ha comunicato il ritiro agli altri Paesi membri durante la riunione del Consiglio supremo di Difesa nazionale della Romania (Csat). Solo due giorni prima il premier uscente olandese aveva ottenuto l’appoggio di Ungheria e Slovacchia, i cui governi non hanno lesinato critiche all’Alleanza Atlantica. Senza contare che il primo ministro ungherese Viktor Orbán era stato l’unico ad appoggiare la candidatura di Iohannis, per poi schierarsi con Rutte il 18 giugno. Un cambio di passo arrivato dopo un accordo in base al quale l’Ungheria non sarà costretta a destinare fondi alla NATO in sostegno dell’Ucraina, accettato dal neo segretario nonostante il suo fervido sostegno a Kiev.

La nomina ha, infatti, trovato subito il favore di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino, nel congratularsi con Rutte, lo ha definito “un leader forte e rispettoso dei principi” che “ha dimostrato la sua risolutezza e visione in molte occasioni negli ultimi anni”. Di segno opposto, ovviamente, il Cremlino. Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin, ha sostenuto che la nomina di Rutte “difficilmente può cambiare qualcosa nella linea generale” della NATO e “e dei suoi Stati membri” e che l’Alleanza Atlantica “in questo momento” è ostile a Mosca. 

In ogni caso, che Rutte guardasse al vertice della NATO era cosa nota da tempo, viste anche le dimissioni del 2023, quando ha deciso di lasciare il ruolo di ministro-presidente dopo i contrasti insanabili nella coalizione di maggioranza sulle politiche relative ai flussi migratori. Tra i leader europei più longevie il più longevo della storia olandese è stato primo ministro dell’Olanda per 14 anni, a capo di quattro governi, e alla guida del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (Volkspartij voor Vrijheid en DemocratieVVD) di centrodestra, per 17 anni, dal 2006 al 2023.

Il primo banco di prova per il nuovo segretario sarà il prossimo vertice della NATO in programma a Washington dal 9 all’11 luglio.

Mark Rutte e Jens Stoltenberg durante una conferenza stampa al Quartier Generale della NATO a Bruxelles il 17 aprile 2024 – ANSA/EPA/OLIVIER MATTHYS

Mark Rutte tra ascese e cadute (dei governi)

Negoziatore, pragmatico, europeista convinto, fautore dell’austerity. Tutti gli occhi sono puntati su di lui, ma chi è Mark Rutte? Nato nel 1967 a L’Aia, il giovane Rutte si laurea in Storia all’Università di Leida nel 1992 e già prima entra a fare parte dell’Organizzazione Giovanile per la Libertà e la Democrazia (sezione giovanile del VVD), di cui è presidente dal 1988 al 1991. Rutte, però, non si dedica subito a tempo pieno alla politica ma al mondo degli affari: è manager di multinazionali come Unilever e Calvé. Non lascia, però, il VVD e nel 2002 viene nominato Segretario di Stato per gli Affari sociali e l’occupazione nel primo governo Balkenende. Comincia, così, la sua scalata che lo porta prima a ricoprire diversi incarichi per il welfare e l’istruzione, poi alla direzione della campagna elettorale per le elezioni municipali del 2006. Che il VVD perde. Il partito tiene un’elezione interna per eleggere il nuovo leader (“lijsttrekker”) e Rutte vince con il 51,5%.

Si delinea già in questo periodo un’immagine pragmatica di Mark Rutte, che afferma di voler cambiare il volto del VVD, anche se all’inizio viene criticato dai suoi stessi colleghi di partito. Alle elezioni legislative del 2010 il VVD è il partito che ottiene il maggior numero di seggi in Parlamento e Rutte, al quale viene affidato l’incarico di formare il governo, diventa primo ministro: il primo premier liberale dal 1918 e il secondo più giovane nella storia olandese. Il clima, però, è molto teso, gli stessi colloqui che portano alla nomina del nuovo premier sono lunghi e faticosi. Il primo ministro è, così, alla guida del governo formato da VVD e CDA (Christen-Democratisch Appèl, Appello Cristiano Democratico), sempre di centrodestra, ma stringe un’alleanza parlamentare con il PVV Partij voor de Vrijheid, Partito per la Libertà), formazione di estrema destra guidata da Geert Wilders. In questi anni la coalizione porta avanti leggi restrittive sui flussi migratori ma anche il divieto di indossare il burqa nei luoghi pubblici. Nel 2012, dopo il fallimento dei negoziati per il taglio del deficit pubblico, Rutte e l’intero esecutivo rassegnano le proprie dimissioni.

Il VVD esce vincitore dalle elezioni legislative del 2012: nasce il secondo governo Rutte, questa volta in coalizione con il Partito del Lavoro (Partij van de ArbeidPvdA).Rutte è ancora ministro-presidente nel 2017, quando il VVD vince ancora pur perdendo diversi seggi rispetto alla tornata precedente. In questo terzo esecutivo Mark Rutte governa a fianco di CDA, dei liberali progressisti di centro Democratici 66 (D66) e dell’Unione Cristiana (CU) di centro.

In questi anni diventa sempre più chiara la linea dell’austerità portata avanti da Rutte siasui conti pubblici, sia sul fronte esterno con la scarsa solidarietà economica intereuropea. Il premier olandese si trova a fronteggiare il COVID-19 e, proprio in questo contesto, dice no allo stanziamento da parte dell’Unione europea di fondi ai Paesi più colpiti dalla pandemia (tra cui l’Italia). Stessa posizione avuta anche nei confronti della Grecia, alla quale promette di “non dare nemmeno un centesimo”, salvo poi approvarne il salvataggio dopo il crack finanziario.

Sull’esecutivo si abbatte, poi, lo scandalo degli aiuti sociali, come è stato chiamato. A circa 20mila famiglie sono stati revocati ingiustamente i sussidi all’infanzia perché accusate di averli percepiti in modo improprio dal 2013 al 2019 e sono state costrette a restituire le somme. Inoltre, è emerso che alcuni nuclei familiari sono stati profilati in base alla loro etnia. Nel 2021 il governo si dimette.

Nello stesso anno arriva, tuttavia, un’altra vittoria alle elezioni per il VVD ma la formazione dell’esecutivo arriva nel 2022, dopo 271 giorni di negoziati. Anche questa volta il primo ministro governa in coalizione con la CDA, i Democratici 66 e l’Unione Cristiana. Il 2022 è anche l’annodello scoppio della guerra in Ucraina: Rutte si mostra subito dalla parte di Kiev a cui, fino a oggi, ha fornito quasi tre miliardi di euro in aiuti militari. Il primo ministro olandese uscente appoggia la visione della NATO, ovvero che sostenere l’Ucraina nella sua difesa dalla Russia significa preservare la sovranità nazionale dell’Alleanza Atlantica.

Nel 2023 l’ennesima caduta. L’esecutivo non riesce a trovare un accordo sulle riforme da adottare sui flussi migratori. Rutte e la CDA sostengono nettamente le limitazioni sul ricongiungimento familiare delle persone migranti, alle quali si oppongono i Democratici 66 e l’Unione Cristiana. Una spaccatura nella coalizione con conseguenze irreversibili, tanto che il premier parla di “divergenze insormontabili” e rassegna le dimissioni.

Rutte resterà in carica fino all’insediamento del nuovo governo formatosi (faticosamente) in seguito alle elezioni del novembre 2023. Nel maggio 2024 l’annuncio di una coalizione formata dal Partito per la libertà (PVV) di Wilders, il Movimento civico-contadino (BBB), il Nuovo contratto sociale (NSC) e il VVD. Il primo ministro sarà Dick Schoof ed entrerà in carica il 2 luglio.

Ad oggi i Paesi Bassi sono tra i Paesi che non hanno ancora destinato il 2% della PIL alla difesa, come ha recentemente rivelato il report Spesa per la difesa dei Paesi NATO (2014-2024), pubblicato il 17 giugno.

Il nome di Mark Rutte – che ha da subito incassato il sostegno di Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito – arriva in un momento cruciale, tra le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del prossimo novembre, e la possibilità di un secondo mandato di Donald Trump, l’invasione dell’Ucraina, ma anche la gestione dei complicati rapporti con la Cina. E nel 75esimo anniversario della NATO.

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Il Quartier Generale della NATO a Bruxelles – SHUTTERSTOCK/ALEXANDROS MICHAILIDIS

Breve storia della NATO

La NATO (Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, North Atlantic Treaty Organization), è un’alleanza militare (e politica) intergovernativa le cui fondamenta sono state poste con la firma del Patto Atlantico (o Trattato del Nord Atlantico) il 4 aprile 1949 a Washington. Erano gli anni della Guerra Fredda e la NATO nacque proprio come alleanza difensiva tra gli Stati Uniti, il Canada e i Paesi del Blocco occidentale e segnò un’opposizione nei confronti dell’Unione Sovietica e degli Stati del Blocco orientale, che nel 1955 risposero con il Patto di Varsavia. 

Gli Stati membri della NATO si impegnano a difendersi a vicenda in caso di eventuali attacchi da parte di Paesi terzi. Oggi ne fanno parte 32 Paesi: la Svezia vi è entrata ufficialmente nel 2024.

Ma come viene nominato il Segretario generale della Nato? Solitamente viene scelto per consenso dai Paesi membri dell’Alleanza. Il mandato dura solitamente quattro anni ma, come abbiamo visto, può essere prorogato senza limiti. Il segretario generale presiede il Consiglio e i principali comitati della NATO.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/EPA/REMKO DE WAAL