Dito sui traffici di migranti: Piantedosi contro la “schiavitù moderna”. Da Berlino parte il finanziamento per tre ong
Sono ancora i migranti a dettare l’agenda di Giorgia Meloni, oggi 29 settembre a Malta per il vertice Med9. A margine del summit la premier ha incontrato Macron e Von der Leyen. Sul tavolo il piano da 10 punti stilato dalla Commissione.
Nella dichiarazione finale i Paesi meridionali dell’Unione hanno chiesto di “implementare rapidamente l’accordo con la Tunisia”. Nel punto tre della dichiarazione si legge che di fronte fronte alla “sfida dell’immigrazione illegale” è “necessaria una risposta europea sostenuta ed olistica, sia a breve che a medio termine”. I leader dei 9 Paesi hanno dato “il benvenuto al lancio del Processo di Roma” e hanno chiesto “ai co-legislatori di accelerare i negoziati sul Patto per la Migrazione e l’Asilo per raggiungere un accordo su tutti i punti prima della fine della legislatura”.
Meloni: emendamento tedesco sulle ong un passo indietro
La premier Giorgia Meloni ha annunciato che la prossima settimana partirà la prima parte degli aiuti Ue alla Tunisia.
«Ho avuto degli scambi con il cancelliere Scholz nella giornata di ieri – ha dichiarato la presidente del Consiglio a margine del vertice – L’unico modo per risolvere il problema di tutti è il lavoro che noi stiamo facendo sulla dimensione esterna. Dopodiché noi siamo stati molto cooperativi sul tema del patto di migrazione e asilo, lo abbiamo votato anche perché migliorava per noi le condizioni rispetto alle regole precedenti, poi la Germania è arrivata con alcuni emendamenti, uno in particolare che per noi rappresenta un passo indietro sul tema delle organizzazioni non governative, e ieri avevamo diverse navi Ong anche tedesche nelle nostre acque, e abbiamo chiesto di avere tempo, perché non si poteva decidere ieri così. Vediamo quale sarà la soluzione di questo problema, rimaniamo cooperativi ma bisogna che ciascuno si assuma la responsabilità delle scelte politiche che porta avanti. Noi abbiamo la nostra linea, altri ne hanno un’altra, il problema è non scaricare la linea di uno sugli interessi dell’altro».
«Mi pare che ci sia la volontà di affrontare la questione con serietà, con concretezza, con velocità – ha proseguito Meloni – Non parlo dell’approccio perché quello ormai lo do per assodato, l’ho visto anche nella discussione di stamattina che coinvolge nove Paesi, la Commissione e il Consiglio. Io sono stata molto chiara nell’esporre sia la questione come la vedo sia l’impatto che sta avendo sull’Italia, sia le soluzioni. La discussione è ruotata tutta intorno a questo, sulla convergenza tra questi Paesi, che nel Consiglio europeo sono quelli che vivono di più il fenomeno è totalmente condivisa».
«Io capisco la posizione del governo tedesco – ha affermato Meloni in un punto stampa – ma se loro vogliono tornare indietro sulle regole delle Ong, allora noi proponiamo un altro emendamento in forza del quale il Paese responsabile dell’accoglienza dei migranti che vengono trasportati sulla nave di una Ong è quello della bandiera della nave».
«Abbiamo parlato oggi anche delle nuove regole della governance del patto di stabilità – ha affermato la premier – se l’Europa si è data obiettivi strategici poi devono essere riconosciuti e protetti, non possiamo tornare alle vecchie regole del patto di stabilità. Dobbiamo trovare nuove regole che sostengano le scelte strategiche».
L’incontro Meloni-Macron
Si è svolto l’atteso incontro tra la premier Meloni e il presidente francese Emmanuel macron.
«L’incontro è andato bene, come sempre – ha dichiarato Macron- È stato efficace. Abbiamo potuto fare passi avanti. Con la Commissione europea abbiamo trovato un approccio comune che proporremo ai colleghi per dare una risposta comune a questa che è una sfida totalmente europea. Penso che la capacità europea di prevenire questi flussi sia la chiave».
Dibattito sulle Ong
Il leader del Ppe tedesco, Manfred Weber, scrive su X che le “azioni unilaterali e non coordinate, come quelle delle navi delle Ong tedesche che trasportano i migranti nei porti italiani, non avvicinano l’accordo sulla riforma dell’immigrazione. Possiamo ridurre l’immigrazione illegale solo se lavoriamo insieme. Tutti i Paesi devono compiere uno sforzo per lavorare sull’adozione del patto sulla migrazione“.
Gli fa eco l’alleato in Europa Tajani che, spiegando il freno dell’Italia sul Patto sui migranti, rilancia una proposta: «le ong che battono bandiera tedesca o di altro Paese raccolgono i migranti e li portano nei loro Paesi».
Il finanziamento delle ong da parte del Ministero dell’Estero tedesco però intanto è già partito. Berlino ha già stanziato 790mila euro ciascuna a due associazioni, una “di terra”, la Comunità di Sant’Egidio, e una “di mare”, la SOS Humanity. A queste due si è aggiunta anche la tedesca Sea Eye, con sede a Ratisbona, che per l’imbarcazione di salvataggio in mare Sea Eye 4 riceverà 365mila euro.
A margine del vertice Meloni torna proprio sull’emendamento della Germania a sostegno delle ong, che la premier ha definito un “passo indietro“. La posizione di Berlino, spiega Meloni, è legittima, ma diversa da quella italiana, perché “non si può fare solidarietà sui confini degli altri“. La presidente del Consiglio ha ribadito, sulla scia dei suoi ministri, che lo strumento su cui puntare dev’essere la lotta ai trafficanti.
Nel 2023 oltre 2.500 morti nel Mediterraneo, 60% di sbarchi in più
Che “l’Italia non può essere lasciata sola nel rispondere ai bisogni degli arrivi” dei migranti a Lampedusa lo ribadisce anche Ruven Menikdiwela, capo dell’ufficio di New York per l’agenzia Onu dei rifugiati. Il Palazzo di Vetro preme invece per un “meccanismo concordato a livello regionale per lo sbarco e la ridistribuzione dei migranti che arrivano via mare“.
Il direttore detta poi i numeri: «dall’inizio dell’anno al 24 settembre, più di 2.500 migranti sono morti o dispersi dopo aver tentato di attraversare il Mediterraneo verso l’Europa», due terzi in più rispetto al 2022. Conseguenza dell’aumento generale degli sbarchi, +83% rispetto al 2022 considerando le partenze da gennaio al 24 settembre.
Sulla scorta di questi dati, Menikdiwela spinge a una considerazione di largo respiro sulle cause profonde che spingono a migrare: non “tenere l’attenzione al solo controllo degli arrivi alle frontiere” dunque, ma “considerare la loro complessità geografica in tutte le fasi delle lunghe rotte migratorie, a partire dalle cause profonde nei Paesi di origine, che includono conflitti e violenza, l’interazione con il cambiamento climatico, governance debole e mancanza di sviluppo“.
A questi dati si aggiungono quelli diffusi proprio oggi dall’Unicef, secondo cui fra gennaio e metà settembre sono oltre 11.600 i minori stranieri non accompagnati che hanno raggiunto l’Italia attraversando il Mediterraneo.
Il dato è in aumento del 60% rispetto all’anno scorso ed evidenziano un picco proprio nel mese di settembre, con 4.800 minori sbarcati in un solo giorno. Andandosi a sommare a quelli già negli hotspot italiani, ad oggi nel nostro Paese sono complessivamente oltre 21.700 i minori non accompagnati.
Piantedosi e Nordio dichiarano guerra ai trafficanti di esseri umani
L’Italia intanto riposiziona il focus sul traffico di migranti. Il ministro dell’Interno Piantedosi, dall’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo in occasione delle celebrazioni di 20 anni della Convenzione di Palermo, lo ricorda: «nessuno Stato può accettare che la criminalità organizzata determini le politiche migratorie nazionali né che vengano praticate ignobili forme di schiavitù moderna».
Gli fa eco il ministro della Giustizia Nordio, che rilancia una “una guerra totale e globale senza sconti ai trafficanti di esseri umani. L’impennata degli sbarchi deve imporre una riflessione seria“.
di: Marianna MANCINI
aggiornamenti di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/EPA/Domenic Aquilina