Negli Stati Uniti c’è una città il cui sottosuolo brucia da 62 anni: Centralia, che ha ispirato il regista del film tratto dal videogame Silent Hill

Succede spesso che i film dell’orrore si ispirino a fatti – o luoghi – reali. Necropolis è ambientato nelle catacombe di Parigi; Amityville esiste davvero, Casa Lutz è più che autentica, si può visitare a Long Island, New York (peraltro, c’è una storia vera che la riguarda: un uomo che ha ucciso qui nel ’74 la sua famiglia); Casa Perron di The Conjuring è a Rhode Island, e ancora il cratere di Wolf Creek è effettivamente il cratere del Wolfe Creek Meteorite Crater National Park in Australia. Più di rado accade di imbattersi in una storia in cui a essere posseduta, a diventare metafora del male, non è una sola abitazione ma un’intera città, un agglomerato urbano di media grandezza che diventa punto di congiunzione tra terra e inferno; e ancora più raro è che una città di questo tipo, protagonista di film acclamati quanto inquietanti, esista veramente. 

Centralia, SHUTTERSTOCK

Parliamo ovviamente di Silent Hill e di come lo sceneggiatore che ha reso celebre al cinema questo luogo demoniaco, Roger Avary, si sia ispirato per la sua rappresentazione ai racconti del padre, un minatore, su una città fantasma, abbandonata dai suoi residenti in seguito a un incendio nelle miniere sopra cui era costruita. Un incendio che in 62 anni non si è mai spento e che continua a riversare fumo e vapori tossici in tutte le strade disabitate passando dalle crepe dell’asfalto e creando un’atmosfera nebbiosa e inquietante. Centralia, in Pennsylvania. 

Qualunque cosa camminasse lì, camminava sola

Centralia-Silent Hill. SHUTTERSTOCK

Nel 1962 la piccola cittadina di Centralia, nella contea di Columbia, era una delle città minerarie più conosciute di tutti gli States. Si trovava su un grande filone di antracite, un minerale che contiene al suo interno alte percentuali di carbone, e dunque si scavava molto e in  molti punti sotto il suolo della città. 

Ciò che era ugualmente famoso ma raccontato con meno enfasi, era che qui si trovava la sede principale dei membri della società segreta irlandese Molly Maguires, composta perlopiù da minatori di carbone appunto, giunti in Pennsylvania a causa della forte ondata di immigrazione irlandese. Nella prima metà degli anni ’60 la Molly Maguires si era macchiata di una lunga serie di sabotaggi, omicidi e attentati perlopiù ai danni delle forze dell’ordine e dei proprietari di miniere, primi nemici dei minatori stessi. Comunque, il Consiglio di Centralia aveva acquisito i diritti sul carbone di antracite che si trovava sotto la città nel 1950, grazie a una legge statale approvata l’anno precedente, ma questo non aveva posto freno ai minatori clandestini, che continuavano a estrarre carbone e rivenderlo complice anche il fatto che dopo la grande crisi del ’29 la maggior parte delle aziende aveva chiuso. 

Per quanto prezioso, l’antracite è un materiale molto pericoloso. È difficile da incendiare ma una volta che le fiamme attecchiscono diventa poi impossibile spegnere l’incendio. Nel maggio del ’62 alcuni cittadini cominciarono a vedere del fumo salire dalle spaccature lungo le strade. Scoprirono così che era scoppiato un incendio nei cunicoli sotterranei che si era espanso con rapidità in tutto il sottosuolo. 

In città come dicevamo non erano rimaste molte aziende e le autorità fecero qualche rapido calcolo: per spegnere l’incendio sarebbero serviti 50mila dollari, cifra che avrebbe condizionato parecchio il rendiconto dell’intera contea della Columbia; tanto a livello federale quanto statale si stabilì che quella cifra sarebbe servita di più in altri campi piuttosto che per salvare una città che sì, era importante, ma che non era nemmeno l’unica città mineraria della zona. Il responso fu dunque unanime, per quel che sappiamo: Centralia era sacrificabile. 

Le cause dell’incendio

Incendio in miniera. SHUTTERSTOCK

Come l’incendio che avrebbe devastato il sottosuolo di Centralia fosse scoppiato non si arrivò mai a stabilirlo con certezza. 

Venne dichiarato che il 27 maggio precedente c’era stato uno sversamento di cenere calda nella discarica e che la fossa, che non era sigillata come avrebbe dovuto, aveva lasciato penetrare questo composto bollente nel sottosuolo. Ma in quegli stessi giorni il Comune aveva anche dichiarato di voler ripulire la discarica in occasione del Memorial Day e per ripulirla intendeva bruciare tutto. Potrebbe anche essere partito così. 

Un’altra teoria meno accettata sostiene invece che nelle miniere di Centralia il fuoco ardesse dal 1932: un incendio che non era stato mai completamente domato e che  infine aveva raggiunto l’area della discarica, alimentando a poco a poco il grande rogo che brucia ancora oggi. 

Fatto sta che Centralia brucia da 62 anni. Le fiamme accese quel lontano maggio non si sono mai spente e delle tremila persone che abitavano lì prima dell’incendio ne sono rimaste cinque. 

La città venne evacuata per scongiurare il problema dei gas nocivi – monossido di carbonio e biossido di zolfo – ma anche quando i confini vennero metaforicamente riaperti, e un migliaio di persone circa tornò a casa, le cose non andarono meglio: nelle strade continuavano ad aprirsi crepe e il fumo continuava a salire in superficie. 

Quando anche i cinque residenti rimasti moriranno le loro case verranno espropriate dallo Stato e nessuno potrà più vivere a Centralia per almeno 250 anni, vale a dire il tempo che secondo gli esperti servirà all’incendio – che si rigenera grazie all’ossigeno che penetra dalle aperture sul terreno – per consumarsi, ovvero per consumare tutto ciò che lo alimenta. Va da sé che una “ghost town” di questo tipo attiri numerosi turisti, ma c’è solo una strada che si può percorrere a piedi a Centralia: viene chiamata Graffiti Highway, perché disseminata di scritte lasciate con la bomboletta proprio dai visitatori; le altre vie di accesso (e di fuga) dalla città sono state sbarrate. 

Graffiti Highway, Centralia. SHUTTERSTOCK

Silent Hill

Come dicevamo l’aspetto di Centralia, una città abbandonata e con delle inquietanti nuvole di fumo che si sollevano da terra, unitamente al racconto del suo sfortunato destino, sono stati benzina sul fuoco della fantasia dello sceneggiatore del film “Silent Hill”, tanto che la città è oggi conosciuta per essere la “vera” ambientazione della celebre pellicola.

In realtà il film è stato girato perlopiù a Brantford, in Canada (alcune delle scene più celebri hanno trovato sfondo in Dalhousie Street) e presenta moltissimi elementi che più che arrivare dalla realtà arrivano dalla serie di videogiochi da cui è stato ispirato. Silent Hill nasce infatti come saga survival horror, uscita in Italia il 7 luglio 2006. Il film non è stato accolto bene dalla critica – sebbene abbia avuto un buon ritorno in termini di pubblico – e i fan del videogame si sono divisi tra chi ha dato merito al regista di essere riuscito a fare una conversione buona del gioco mantenendo intatte atmosfere e caratteristiche (tipo i mostri) e chi invece ha obiettato che la trama ha subito cambiamenti che hanno stravolto il senso e quindi non può essere ritenuta una traduzione cinematografica fedele all’originale.

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK