Striscia di Gaza, l’impasse è esplosa

Siamo in guerra”, dice il premier israeliano Benjamin Netanyahu, la settima in 18 anni. Nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 ottobre 2023 l’organizzazione politica e paramilitare palestinese islamista Hamas che controlla la Striscia di Gaza ha dato il via al nuovo sanguinoso capitolo del conflitto israelo-palestinese, scagliando attacchi contro diverse città israeliane, tra cui Gerusalemme e Tel Aviv.

Quello della Striscia di Gaza è uno dei nodi più stretti nella rete di tensioni che tiene insieme il Medio Oriente. 41 chilometri di costa affacciati sul Mar Mediterraneo orientale; 361 chilometri quadrati di territorio tra Israele ed Egitto, contesi tra Tel Aviv e la capitale palestinese de facto Ramallah; oltre due milioni di abitanti (tra le regioni più densamente popolate del mondo) di cui la maggior parte rifugiati palestinesi che sopravvivono grazie agli aiuti umanitari. Dopo quasi quattro decenni di occupazione militare israeliana, dal 1967 al 2005, e la battaglia di Gaza contro la fazione rivale al-Fatḥ (di cui fa parte l’attuale presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abū Māzen), dal 2007 l’exclave è controllata dall’organizzazione di estrema destra Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya (Hamas), riconosciuta come organizzazione terroristica dal mondo occidentale e per questo condannata insieme al suo braccio armato, le Brigate Ezzedin al-Qassam, e le sue azioni più recenti.

Dare un perché al conflitto è difficile, numerose le motivazioni che si sono intrecciate nel corso degli ultimi 70 anni: religiose, politiche, geopolitiche, d’alleanze. Come quella che vede l’Iran di Hezbollah sostenere (al momento solo) a parole l’operazione “Tempesta Al-Aqsa” e lo stesso Māzen dire al suo omologo francese Macron che “l’escalation è il risultato dell’impasse politica”. Comprendere come il Mossad, l’agenzia d’intelligence israeliana, non abbia intercettato avvisaglie, resta un mistero. Intanto Israele, la 18esima potenza militare al mondo secondo il PowerIndex di Global Firepower, risponde al fuoco; a farne le spese sono e saranno i civili.

FOTO: ANSA/EPA/MOHAMMED SABER