Il Wwf ha stilato un elenco delle posizioni false e prive di fondamento scientifico più spesso ascoltate in tv
Le massicce precipitazioni che hanno alluvionato l’Emilia-Romagna hanno riacceso il dibattito sul cambiamento climatico. Nelle ultime settimane i media sono inondati di posizioni differenti che troppo spesso tirano in causa affermazioni care al sentire comune ma prive di basi scientifiche. È per questo motivo che il Wwf ha stilato un elenco di 10 fake news sull’alluvione, 10 frasi spesso pronunciate nei talk show da opinionisti e comunicatori ma in realtà false.
1. Dragare i fiumi e scavare in alveo aiuta a prevenire i disastri
L’alveo dei fiumi si sta progressivamente abbassando a causa dei continui prelievi di materiali inerti e delle barriere che interrompono la continuità dei corsi d’acqua. Dunque abbassare ulteriormente la quota altimetrica dei fiumi aumenterebbe i fenomeni franosi a monte, peggiorando la situazione nel complesso.
2. È necessario pulire gli alvei rimuovendo la vegetazione in eccesso
Al netto di tronchi e rami morti, la vegetazione è fondamentale per la stabilità delle rive e aiuta a rallentare la velocità del corso d’acqua durante le piene. Oltre ad aiutare nel complesso favorendo l’autodepurazione degli ecosistemi, con la loro ombra le piante attenuano anche l’impatto della siccità. Piuttosto si può parlare di azioni mirate nei pressi di ponti o restringimenti o sotto specifica indicazione di geologi e forestali.
3. Non viene fatta sufficiente manutenzione dei fiumi
La rimozione di sedimenti e vegetazione viene già fatta in Italia. Il problema è che troppo spesso si tratta di servizi in appalto effettuati a macchia e in base a interessi specifici e privati, strettamente connessi al valore del materiale estratto o della vegetazione tagliata. Quello che manca è un piano coerente e sistemico di manutenzione.
4. Rettificare il corso dei fiumi aiuta a prevenire i disastri
Rettificare il corso dei fiumi aggraverebbe la portata dei danni di una piena, poiché ne “ne riduce la lunghezza complessiva, aumentandone così la pendenza e la velocità di deflusso“.
5. Le nutrie e gli animali peggiorano le inondazioni e il dissesto idrogeologico
Seppur le tane scavate possano minare la solidità degli argini minori, non ci sono correlazioni statistiche fra la presenza di nutrie e altri animali fossori e il rischio di dissesto idrogeologico. I cedimenti dipendono quasi sempre da problemi strutturali o interventi umani errati o carenti.
6. Innalzare gli argini lungo tutto il reticolo idrografico aiuterebbe a prevenire inondazioni
Gli argini artificiali sono già stati costruiti alla massima altezza consentita per proteggere gli insediamenti urbani. Ciò che manca è un progetto per ridare spazio ai fiumi, alle aree di esondazione e alle naturali fasce di vegetazione che proteggono, depurano e ricaricano le falde in estensione, non in altezza.
7. Le casse di espansione sono una buona soluzione al problema
Anche se durante le piene è possibile far defluire parte dell’acqua in eccesso nelle casse di espansione, si tratta di una misura da adottare in extremis perché pensate per eventi eccezionali e sporadici. Bisognerebbe invece implementare soluzioni diffuse più sostenibili a livello strutturale e ampliare le aree di esondazione.
8. Grandi dighe possono salvare da alluvioni come quella in Emilia Romagna
Grandi dighe possono arginare le piene di singoli corsi d’acqua a monte, ma portano con sé una serie di problematiche connesse al fatto che bloccano il defluire verso mare di sedimenti, “aumentando così l’erosione costiera e richiedendo centinaia di milioni di euro ogni anno per il ripascimento artificiale delle spiagge“. Proprio in Romagna a Ridracoli, nell’alta valle del Bidente in provincia di Forlì-Cesena, c’è una delle più grandi dighe d’Italia, che però non è bastata a contenere l’alluvione.
9. Servono più infrastrutture
L’iper-cementificazione del territorio è una delle principali cause del dissesto idrogeologico. Come spiega il Wwf, “l’impermeabilizzazione del suolo impedisce l’infiltrazione dell’acqua e la ricarica delle falde acquifere, mentre aumenta lo scorrimento superficiale riducendo il tempo impiegato dall’acqua per raggiungere i fiumi“. Il risultato sono picchi di piena più alti e più abbondanti.
10. Il cambiamento climatico non c’entra nulla con l’alluvione in Emilia Romagna
Questa posizione è stata ribadita in più occasioni e da più pulpiti nel dibattito successivo all’alluvione. Si tratta però di una fake news che va nel senso opposto rispetto a quanto la comunità scientifica mondiale afferma da anni. Il cambiamento climatico infatti è già responsabile di un aumento medio di oltre un grado centigrado delle temperature medie globali, con effetti particolarmente intensi sul bacino del Mediterraneo. Le conseguenze di questo sui cicli idrologici sono evidenti nell’alternanza di fenomeni particolarmente intensi e lunghi periodi di siccità, così che il suolo non è più preparato ad assorbire i rovesci.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EMANUELE VALERI
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