Mentre inizia lo sciopero di tre giorni le Guardie della rivoluzione iraniana puntano alla sconfitta della “nuova sedizione”
Le Guardie della rivoluzione iraniane hanno diffuso un comunicato in cui viene spiegato che il corpo paramilitare dei “basij, la polizia e le forze di sicurezza non esiteranno a fronteggiare duramente i rivoltosi, i criminali armati e i terroristi che sono stati assoldati dai nemici“. Nella dichiarazione si legge inoltre che “dopo la sconfitta della nuova sedizione, creata dai nemici, il sistema sacro della Repubblica islamica continuerà con forza a realizzare la sua causa e sconfiggerà il fronte unito dei nemici“.
Nel Paese intanto è iniziato uno sciopero che dovrebbe durare tre giorni, indetto dagli attivisti che da mesi stanno protestando contro il regime. Proteste che hanno portato allo scontro tra le forze di sicurezza e i manifestanti e hanno provocato, secondo l’agenzia degli attivisti dei diritti umani iraniani Hrana, la morte di almeno 471 persone, tra cui 64 minori e 61 membri delle forze di sicurezza, mentre gli arrestati sono oltre 18mila.
A Teheran, Sanandaj, Isfahan, Bushehr, Shiraz, Kerman, Ardebil, Mahabad, Orumiyeh, Kermanshah e altre città saranno interessate dagli scioperi. Anche alcuni lavoratori degli impianti petrolchimici di Mahshahr e delle acciaierie di Isfahan hanno annunciato che incroceranno le braccia.
Nel Paese si attende il 7 dicembre, “giorno dello studente” quando il presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi parlerà in un’università.
Intanto il capo della magistratura di Teheran Gholahossein Ejei ha annunciato che i condannati per le proteste “saranno impiccati presto“. Si tratta di condannati a morte per “guerra contro Dio” e “corruzione sulla Terra“, due capi d’accusa puniti duramente in Iran.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH