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Il partito più votato in Francia è quello di Marine Le Pen e mentre per Macron le preferenze calano la sfida al secondo turno è tra poli opposti

Sono bastati i dati dei primi exit poll delle elezioni europee per convincere il presidente Emmanuel Macron a indire nuove elezioni. Così, in meno di un mese di campagna elettorale, si è arrivati al risultato che gran parte degli analisti avevano prospettato: il partito che ha raccolto il maggior numero di preferenze è il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Si tratta di un risultato storico visto che il partito di estrema destra potrebbe andare al potere per la prima volta nella storia repubblicana francese. Grazie all’alleanza con i Repubblicani di Eric Ciotti (non l’intero partito, che si è diviso proprio sulla questione se appoggiare o meno RN) il Rassemblement National, che da solo ha ottenuto il 29,25% dei voti, ha vinto il primo turno con il 33,15% dei voti (oltre 10 milioni di preferenze); il blocco della sinistra, il Nouveau Front Populaire, nato per contrastare la destra lepeniana si è fermato al 27,99% (quasi 9 milioni di voti); mentre Ensemble alleato con Horizons, la forza del presidente Macron, ha ottenuto il 20,76% dei voti (quasi 7 milioni di preferenze). Da segnalare l’affluenza, che ha segnato un balzo in avanti rispetto alle elezioni europee, arrivando al 66,7%. 

Il presidente Emmanuel Macron all’uscita del seggio, 30 Giugno 2024. EPA/YARA NARDI

Con il primo turno elettorale sono stati assegnati 39 seggi all’estrema destra, 32 alla coalizione di sinistra e due a Ensemble e Horizons; per la composizione dell’Emiciclo è necessario attendere i ballottaggi. Va ricordato che in Francia accedono ai ballottaggi tutti i candidati che hanno ottenuto una soglia (che dipende dall’affluenza) al primo turno e per questo, in molti casi, gli sfidanti sono tre (in alcuni anche quattro). Per ostacolare l’ascesa del presidente del Rassemblement National Jordan Bardella alla poltrona di primo ministro la strategia della sinistra è stata di ritirare i candidati ammessi ai ballottaggi in terza posizione in modo da convergere i voti sull’unico sfidante della destra. Strategia non condivisa integralmente dalle forze macroniane, come dimostra la posizione dell’ex primo ministro e presidente di Horizons, Edouard Philippe, che equiparando le forze di destra e di sinistra ha dichiarato che non dovrebbe essere dato alcun voto né ai candidati “di RN né a quelli di La France Insoumise” (il partito di Mélenchon).

Per approfondire leggi: Bardella, lo vediamo arrivare

Questi sono i dati con cui Parigi si avvia verso il secondo turno, in programma il 7 luglio. L’elettorato è spaccato tra due forze diametralmente opposte e la partita si gioca con alleanze strategiche, con il Rassemblement National che punta alla maggioranza assoluta e la sinistra e i presidenziali che intendono arginarla. 

Seggi elettorali, 30 Giugno 2024. Adrien Fillon/ZUMA Press Wire

Le reazioni al voto

Le Monde ha commentato i risultati elettorali parlando di un fallimento “totale per il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, che il 9 giugno aveva deciso di sciogliere l’Assemblea nazionale per riprendere, a suo dire, il controllo” ma finendo per scontrarsi “con il rifiuto di gran parte dei francesi” e il presidente davanti all’esito delle votazioni ha sostenuto che “davanti al Rassemblement National, è arrivato il momento di un’ampia unione chiaramente democratica e repubblicana per il secondo turno”. 

Le prime parole della vincitrice di queste elezioni, Marine Le Pen, sono state “abbiamo cominciato a cancellare il blocco macroniano” e alla piazza di elettori festanti ha assicurato che quello sancito dalle urne è “la prima tappa di una marcia verso l’alternanza politica per condurre le riforme di cui ha bisogno il Paese”. Il delfino di Le Pen, Bardella, ha invece parlato ai microfoni dei giornalisti sostenendo che “l’esito del voto in Francia rappresenta un verdetto senza appello, un’aspirazione chiara dei francesi al cambiamento”, assicurando poi che una volta premier sarà “il primo ministro di tutti” e che il voto del secondo turno sarà uno “dei più determinanti di tutta la storia della Quinta Repubblica”. Per il presidente dei Repubblicani che ha scelto di allearsi con il partito di Le Pen, Eric Ciotti, l’obiettivo è quello di respingere il “terrificante pericolo dell’estrema sinistra”. La parte dei Repubblicani che non ha seguito Ciotti ha annunciato, in una nota, che non verranno date “istruzioni nazionali e lasceremo che i francesi si esprimano in coscienza” per i ballottaggi dove non sia presente un candidato di partito, considerando che il partito ha raggiunto il 10% anche le scelte dell’elettorato repubblicano saranno significative nella scelta del prossimo primo ministro. 

Il Presidente e candidato premier del Rassemblement National Jordan Bardella, 30 Giugno 2024. Alexis Sciard/IP3

Dal Fronte di sinistra le prime reazioni sono quelle di Jean-Luc Mélenchon, leader di La France Insoumise, che ha chiarito la posizione sul secondo turno: “la nostra consegna è chiara, neppure un voto, neppure un seggio in più per il Rassemblement National” annunciando come detto “il ritiro dei nostri candidati ovunque siamo arrivati stasera in terza posizione”. Nonostante alcuni leader repubblicani come François-Xavier Bellamy sostengano che “il pericolo in agguato per il paese oggi sia l’estrema sinistra” secondo Mélenchon è necessaria la “costruzione di un nuovo fronte repubblicano al secondo turno” aggiungendo che “sarebbe incomprensibile continuare a non fare distinzione tra la sinistra e l’estrema destra”. Anche il leader socialista Olivier Faure appoggia la posizione del ritiro dei candidati spiegando che “non ci sarà, in nessun luogo, un candidato finché ci sarà il rischio di eleggere un candidato dell’estrema destra. Non ci sarà alcuna eccezione” e Raphaël Glucksmann di Place publique ha aggiunto che “abbiamo 7 giorni per evitare che la Francia cada in una catastrofe”.

Sull’esito delle elezioni anche Mélenchon sostiene che “questo voto ha inflitto una sconfitta pesante e indiscutibile al presidenteMacron, accusato inoltre di aver condotto la campagna elettorale concentrandosi più sui pericoli della vittoria dell’estrema sinistra che non dell’estrema destra.

Il leader di La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon, 30 Giugno 2024. Firas Abdullah/ABACAPRESS.COM

Dopo una riunione all’indomani del voto il presidente Macron ha chiesto ai suoi di studiare ogni singolo collegio elettorale per trovare alleanze “caso per caso” anche con le forze di sinistra, secondo quanto riporta Bfmtv.

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Le Pen all’attacco

Quando mancano ancora cinque giorni al voto del secondo turno Marine Le Pen annuncia la composizione del Governo in caso di vittoria e attacca Emmanuel Macron. A France Inter la leader di destra ha annunciato infatti che “il governo è pronto” e che non ne farà parte, come ministra, ma continuerà a guidare il gruppo dei deputati di Rassemblement National in Parlamento. Le Pen ha assicurato si tratterà di un Esecutivo “completo, competente, costituito da persone che hanno partecipato con noi” alle elezioni e aggiunto che “non possiamo accettare di andare al governo se non possiamo agire” allontanando ogni eventuale ruolo il un governo che non abbia la maggioranza assoluta di RN. 

Nel corso dell’intervista Le Pen ha attaccato il presidente Macron accusandolo di star compiendo un “colpo di Stato amministrativo” dato che i macronisti starebbero procedendo a nomine di rilevanza in vista di una possibile vittoria della destra, in particolare i vertici di polizia e gendarmeria nazionali. «Sembra che il presidente stia pensando di nominare domani, cioè a quattro giorni dal secondo turno, il direttore generale della polizia nazionale, che avrebbe dovuto restare in carica fino alla fine delle Olimpiadi, e il direttore della gendarmeria nazionale» ha dichiarato Marine Le Pen e ha sostenuto che la scelta di Macron sia quella di “impedire a Jordan Bardella di governare il paese come vorrebbe”.

Marine Le Pen e Jordan Bardella, 2 Giugno 2024. Vincent Isore/IP3

Intanto lo scontro resta alto e il portavoce di Rassemblement National Philippe Chapron ha annunciato che la candidata nella prima circoscrizione elettorale del Calvados, Ludivine Daoudi, non si presenterà al secondo turno. Su Daoudi le polemiche erano iniziate quando la candidata del Fronte delle sinistre Emma Fourreau aveva pubblicato sui social una foto dell’esponente di destra con indosso un berretto da sottufficiale della Luftwaffe con una svastica, scrivendo “il 7 luglio non date un solo voto a questi fascisti immondi”. Chapron ha dichiarato che Daoudi non nega” di aver indossato simboli nazisti ma ha spiegato di aver scattato la foto svariati anni fa durante una fiera dedicata alle armi, a ogni modo Chapron ha assicurato che Daoudi sia “d’accordo sul fatto che la foto è di cattivo gusto”.

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Questioni triangolari

Nella mattinata del 2 luglio, secondo un’analisi di Le Monde (la chiusura delle candidature è prevista per le 18) , 123 candidati della sinistra e 64 macroniani hanno ritirato le candidature nei seggi dove sono arrivati terzi. 

In totale, in base all’esito del primo turno, gli scontri triangolari sarebbero 305, cinque quelli quadrangolari e 191 i ballottaggi a due.

Il meccanismo delle triangoli dipende dal fatto che il territorio francese è diviso in 577 circoscrizioni elettorali (lo stesso numero dei seggi in Parlamento), da ogni circoscrizione può vincere un solo candidato che vince al primo turno ottenendo il 50% più uno dei voti espressi da almeno il 25% degli elettori.

Ansia europea

Lo scenario francese chiaramente si impone anche su quello europeo. La Germania, che teme un indebolimento dell’asse franco-tedesco, intende accelerare sulle nomine europee, volendo assicurarsi che il nuovo primo ministro francese arrivi a Bruxelles trovando ben salda alla guida della Commissione Ursula von der Leyen, pronta per il bis. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, inoltre, guarda a Parigi con attenzione perché, alla stregua di quanto successo a Macron, le elezioni europee hanno mostrato un certo malcontento con la destra che ha sorpassato il partito di maggioranza e da più parti si chiede il voto anticipato.

Ursula von der Leyen ed Emmanuel Macron, 27 Giugno 2024. EPA/OLIVIER HOSLET

Senza mezzi termini è l’analisi di Donald Tusk che parla di “una tendenza pericolosa” in arrivo in Europa attraverso la Francia. Secondo il premier polacco preoccupano “i risultati del primo turno delle elezioni francesi, ma anche le notizie che indicano l’influenza russa e il ruolo dei servizi russi in molti partiti della destra radicale in Europa”. Per Tusk il rischio è che la Francia “possa presto diventare il malato d’Europa, condannata allo scontro tra forze radicali” in un processo che vede, al suo interno, “forze straniere e nemiche dell’Europa” a cui “piace Putin, il denaro e il potere incontrollato. Governano, o aspirano al potere, nell’Est e nell’Ovest dell’Europa. Stanno unendo le forze all’interno del Parlamento europeo”.

Di parere diametralmente opposto è la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni che sottolinea la “grande partecipazione al voto in Francia e questo è sempre un dato molto positivo. Quanto al ballottaggio siamo di fronte a uno scenario molto polarizzato e se mi si chiede se preferisco la sinistra, in qualche caso anche piuttosto estrema, o la destra… Ovviamente preferisco la destra”. Spiega la premier: «ho sempre auspicato anche a livello europeo che venissero meno le vecchie barriere tra le forze alternative alla sinistra e mi pare che anche in Francia si stia andando in questa direzione. Per la prima volta il partito di Le Pen ha avuto degli alleati già dal primo turno e per la prima volta mi pare che anche i Républicain siano orientati a non partecipare al cosiddetto ‘fronte repubblicano’. Lo dico perché noto qualcosa che in forme diverse avviene anche in Italia: il tentativo costante di demonizzare e di mettere all’angolo il popolo che non vota per le sinistre. È un trucco che serve a scappare dal confronto sul merito delle diverse proposte politiche. Ma è un trucco in cui cadono sempre meno persone… lo abbiamo visto in Italia, si vede sempre di più in Europa e in tutto l’Occidente».

Babis, Kickl e Orban presentano il manifesto del nuovo gruppo europeo dei Patrioti, 30 Giugno 2024. EPA/ZOLTAN FISCHER

In Europa un osservatore attento alla Francia è anche Viktor Orbàn che, all’indomani della presentazione del nuovo gruppo europeo dei Patrioti, sa bene quanto il risultato di Le Pen possa incidere sui movimenti dei gruppi dei conservatori europei; proprio in attesa dei risultati delle urne francesi il gruppo Identità e democrazia – dove siedono gli esponenti di Lega e Rassemblement National – ha rinviato la riunione costitutiva del gruppo dal 3 all’8 luglio. La scelta di aderire al neonato gruppo di Orbàn (Ungheria), Babis (Repubblica Ceca) e Kickl (Austria), che ha già visto un certo entusiasmo nel leader della Lega Salvini e l’annuncio dell’adesione del partito di destra portoghese Chega, dipenderà molto dunque dalla performance di Marine Le Pen al secondo turno.

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di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/Cuenta Oficial Marine Le Pen