Il testo fu siglato nel 2017, il Parlamento deve pronunciarsi sul suo rinnovo
La Libia non è un porto sicuro. Lo affermano migliaia di testimonianze di chi ha trascorso mesi nelle carceri-lager libiche, lo ha confermato un rapporto delle Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani nel 2019. Eppure il 2 novembre, se il Parlamento non si pronuncerà altrimenti, potrebbe essere confermato il memorandum d’intesa stipulato nel 2017 tra Roma e Tripoli e accusato da numerose agenzie governative e ong di essere fonte di violazione dei diritti umani, a causa dei cospicui finanziamenti che l’Italia devolve alla cosiddetta Guardia Costiera Libica. L’accordo era già stato tacitamente rinnovato nel 2020; ora le ultime vicende, tra cui la messa in stato d’accusa da parte dell’Ue e dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) della missione Frontex, potrebbero cambiare mentalità ai legislatori, e quindi prospettive.
Le probabilità restano bassissime: l’accordo con la Libia è infatti di grandissima rilevanza nei progetti elettorali della Destra, e tutti i partiti si sono espressi a favore del suo intervento se non addirittura a favore dell’implementazione delle risorse. Bisogna però ricordare che non fu il centro destra a creare il testo in vigore oggi; il memorandum è una creatura dell’allora ministro dell’Interno Marco Minniti, e ricevette la firma di un esponente di sinistra com’era il presidente del consiglio dell’epoca Paolo Gentiloni. Da allora il Partito Democratico non ha smesso di sostenere politiche di sostegno, come ad esempio il rifinanziamento del Decreto Missioni. Un testo nato su errori di valutazione e politici che costa non poco alle casse dello Stato, oltre che in vite umane.
Si parla infatti di 44 milioni di euro spesi dal 2017 per finanziare le attività dei guardiacoste e dei centri di detenzione libici, incrementati costantemente di anno in anno (10 milioni nel 2020, circa 10,5 nel 2021, quasi 12 milioni con il voto di luglio 2022). Anche l’Unione Europea è corresponsabile, visto che ha finanziato nel 2017 il progetto con finanziato nel 2017 oltre 46 milioni di euro nell’ambito dell’Eu Trust Fund for Africa. Il denaro è servito per fornire, tramite appalti, alle Autorità e alla cosiddetta Guardia costiera libiche imbarcazioni, veicoli, formazione di personale, attività di manutenzione.
Non solo. Il memorandum di fatto potrebbe essere considerato ‘fuori legge’. In primis perché il testo non è mai stato discusso né votato in Parlamento, in violazione dell’art. 80 della Costituzione, che impone la ratifica parlamentare per tutti i trattati internazionali di natura politica e che comportano impegni finanziari. E dal momento che gli obiettivi di questo testo sono il “sostegno alle istituzioni di sicurezza e militari al fine di arginare i flussi di migranti illegali” e “fornire supporto tecnico e tecnologico agli organismi libici incaricati della lotta contro l’immigrazione clandestina”(art.1) è difficile pensare che questo memorandum possa scavalcare le procedure prestabilite. Nel 2018 viene poi dichiarata l’area SAR libica, unilateralmente, sulla base di uno studio di fattibilità realizzato dalla Guardia Costiera italiana con finanziamenti europei. Nel 2018 e nel 2019 arrivano i primi report della agenzie Onu e delle ong sulle condizioni critiche dei migranti catturati dalla guardia costiera libica. Come nel caso della motovedetta Ras Jadir, donata dall’Italia, ripresa nel giugno 2021 da un aereo mentre spara addosso a una barca carica di migranti.
di: Caterina MAGGI
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