Così l’Australian Institute of Criminology ha definito la Sanità. E, alla luce dei dati mondiali, non è una provocazione

Dietro alle ricorrenti notizie di aggressioni, anche gravi, al personale sanitario in ogni regione d’Italia, c’è una statistica spaventosa: nel mese di agosto non c’è stato un solo giorno in cui un medico o un infermiere, nell’80% dei casi una donna, abbia subito una violenza fisica, nella maggior parte dei casi da un paziente o da un parente di quest’ultimo. Al primo posto, guardando al luogo dove si consumano le aggressioni, ci sono i Pronto soccorsi, al secondo gli interventi degli operatori del 118, al terzo i reparti di psichiatria. I dati emergono da un’indagine dell’Associazione medici di origine straniera in Italia, con l’Unione medica euromediterranea e con il Movimento internazionale Uniti per Unire.

Un flash mob all’ospedale Cardarelli di Napoli in solidarietà ad un infermiere aggredito – ANSA / CIRO FUSCO

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Si parla di aggressioni, fisiche e psicologiche, nonché di abusi sessuali, senza dimenticare le discriminazioni contro le professioniste sanitarie di origine straniera. Le aggressioni contro i professionisti sanitari in Italia sono aumentate del 38% negli ultimi 5 anni a causa, secondo le tre associazioni, della carenza dei professionisti della sanità. E poi i biblici tempi di attesa per una visita o un esame nei reparti di emergenza-urgenza; assenza di dialogo tra personale sanitario e pazienti; piano presidi fissi delle forze dell’ordine non abbastanza efficace, visto che, soprattutto negli ospedali con maggiore bacino di utenza, gli agenti di polizia mancano all’appello negli orari più delicati, in particolare da mezzanotte alle sette del giorno dopo. Secondo le statistiche, c’è stato un +38% delle aggressioni dovute alla carenza di professionisti della sanità, +24% delle aggressioni dovute ai tempi liste d’attesa, + 23% delle aggressioni dovute alle file lunghe per mancanza di comunicazione con il personale specialmente con e dopo la pandemia, + 5% di pregiudizi nei confronti del personale sanitario, + 5% di risposte non adeguate da parte del personale sanitario e amministrativo ai familiari dei malati.

In Europa non va meglio, anzi: nel complesso la carenza dei professionisti della sanità ha portato a un incremento delle aggressioni del 36%. Nel resto del mondo la carenza di personale ha generato il 41% di aumento delle violenze contro i professionisti sanitari. Nel complesso negli ultimi 5 anni si è registrato un aumento del 42% delle aggressioni contro i professionisti della sanità. In Italia il 42% dei professionisti sanitari dichiara di essere stato vittima di almeno una aggressione, fisica o psicologica. Un dato che schizza al 75% a livello mondiale con punte del 95% nei paesi in via di sviluppo, con sistemi sanitari deficitari, e nei luoghi di guerra – dove si registra un aumento del 22% delle violenze sessuali, oltre alle aggressioni – la percentuale può arrivare al 95 per cento.

In Europa…

Il progetto europeo NEXT, condotto in 10 Paesi raccogliendo informazioni tramite un questionario proposto a oltre 38.000 infermieri, indica che gli episodi di violenza sono più frequenti in Francia (al 39% del personale), nel Regno Unito (29%) e in Germania, più rari in Norvegia (9%) e nei Paesi Bassi (10%).

L’incidenza della violenza fisica è variabile dal 20,8% all’82% ed è spesso messa in atto dai pazienti. I dati riportati da altri studi variano ampiamente con una frequenza di aggressioni verbali e fisiche a infermieri: nel corso dell’ultimo anno, è del 52% nei reparti di emergenza-urgenza dell’Irlanda e del 51% nell’assistenza a malati geriatrici o disabili in Svezia. Negli ospedali del Regno Unito le aggressioni verbali da parte di pazienti e parenti si verificherebbero nel 68% dei casi e quelle fisiche nel 27%. Da una ricerca spagnola emerge infine che gli eventi di violenza avvengono più frequentemente nei servizi di emergenza e nelle strutture psichiatriche, dove le aggressioni fisiche hanno raggiunto rispettivamente il 48% e il 27% degli operatori; gli insulti e le minacce sono risultati invece ubiquitari e hanno coinvolto rispettivamente l’82% e il 64% degli operatori. La maggior parte dei dati disponibili riguarda la professione infermieristica, ma ci sono segnalazioni anche da medici.

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… e in Ucraina

L’ospedale Beryslav, in Ucraina, dopo un bombardamento – ANSA

Un capitolo a parte va dedicato alla situazione del Paese europeo che sta affrontando una guerra, l’Ucraina. La Safeguarding Health in Conflict Coalition (SHCC) ha pubblicato un rapporto che documenta 394 episodi di violenza o ostruzione dell’assistenza sanitaria in Ucraina nel 2023. Il conflitto, iniziato nel febbraio 2022, ha portato quasi un quinto del territorio ucraino sotto occupazione e ha causato ingenti danni alle infrastrutture civili ed energetiche. Oltre 12 milioni di ucraini hanno dovuto affrontare interruzioni energetiche e le gravi inondazioni del giugno 2023 hanno ulteriormente esacerbato la crisi umanitaria, colpendo oltre sessantamila persone. Si stima che, nell’anno in corso, circa il 40% della popolazione ucraina avrà bisogno di assistenza umanitaria. E proprio quest’ultima continua a essere attaccata dalle forze militari della Federazione Russa. Molti incidenti hanno coinvolto più volte le stesse strutture sanitarie, in particolare il Beryslav Central District Hospital che è stato danneggiato in sei occasioni. Il numero di decessi di operatori sanitari è aumentato nel 2023, con molti medici militari uccisi in prima linea. Le strutture sanitarie hanno continuato a essere riconvertite dalle forze russe come ospedali militari e utilizzate per scopi non medici nelle parti temporaneamente occupate dell’Ucraina, con pazienti e personale sfrattati con la forza.

Un ospedale bombardato nel Donetsk – ANSA

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Anche gli attacchi di droni armati di esplosivi hanno avuto un impatto sempre maggiore sul settore. L’anno scorso, i danni maggiori si sono registrati nei territori occupati dai russi e nelle aree orientali vicine ai combattimenti in prima linea. Nella regione di Donetska, un terzo delle strutture sanitarie non era funzionante e un altro terzo era parzialmente funzionante a causa dell’insicurezza e dei danni. Ciò ha aggravato gli ostacoli all’accesso all’assistenza sanitaria che esistevano già nel territorio della Crimea autonoma occupato dai russi già nel 2014 , quando ai civili che non avevano preso la cittadinanza russa era vietato ricevere cure mediche e ottenere farmaci. I medici russi sono stati schierati per sostituire i medici ucraini, causando problemi operativi e psicologici dovuti alle differenze nelle pratiche.

Nell’Ucraina non occupata, la maggior parte delle strutture sanitarie è rimasta funzionante, grazie all’elevata qualità del sistema sanitario prima dell’invasione e alle rapide riparazioni. Tuttavia, barriere economiche come l’aumento dei prezzi dei farmaci e i tagli al bilancio statale hanno ostacolato l’accesso alle cure. Un sondaggio ha rilevato che il costo è la barriera principale per una persona su dieci nelle aree in prima linea.

I servizi sanitari specializzati, in particolare per il cancro, sono stati interrotti a causa della mancanza di attrezzature e personale, con conseguenti probabili conseguenze a lungo termine sulla salute. Il danno complessivo alle strutture sanitarie dall’inizio dell’invasione è stato stimato in 6 miliardi di dollari, evidenziando la necessità di investimenti sostanziali per ripristinare e migliorare il sistema sanitario ucraino.

Oltreoceano

La scena del crimine è l’ospedale di Newark, New Jersey: tre infermiere ferite dalla parente di un paziente – ANSA

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Negli Usa gli operatori sanitari subiscono una quantità sproporzionata di violenza sul posto di lavoro. In un sondaggio di Perceptyx, oltre il 90% degli operatori sanitari ha subito o assistito a violenza sul posto di lavoro negli ultimi 30 giorni. Gli operatori sanitari americani hanno 12 volte più probabilità di subire violenza sul posto di lavoro rispetto ai lavoratori di qualsiasi altro settore; il 75% di tutti gli episodi di violenza sul posto di lavoro coinvolge operatori sanitari. Il comportamento violento e non violento può assumere molteplici forme, anche se le più diffuse sono cinque, come sperimentato dagli operatori sanitari: l’abuso verbale (61,2%), la violenza psicologica (50,8%), le minacce (39,5%), la violenza fisica (13,7% )e le molestie sessuali (6,3%). A causa della variabilità nei tipi di incidenti di violenza sul posto di lavoro, alcuni lavoratori hanno difficoltà a decidere se denunciare o meno. Sfortunatamente, gli ostacoli alla denuncia della violenza sul posto di lavoro nell’assistenza sanitaria sono molto reali e avvertiti da molti lavoratori. I lavoratori spesso non denunciano incidenti o abusi che considerano di routine o non abbastanza gravi da giustificare un’indagine.

La pandemia di Covid ha avuto un impatto innegabile sui crescenti tassi di violenza sul posto di lavoro nell’assistenza sanitaria. Il personale sanitario ha dovuto affrontare un’ondata di abusi durante la pandemia, a volte subendo stigmatizzazione, ostracismo e abusi solo per aver curato persone affette dal virus. 

Cosa rende il settore sanitario americano così esposto alla violenza sul posto di lavoro? La struttura sanitaria è un ambiente unico, influenzato da varie considerazioni interne ed esterne. Dai carichi di lavoro impegnativi alle incertezze sociali ed economiche alle pressioni lavorative eccessive, le condizioni di lavoro nell’assistenza sanitaria sembrano formare la tempesta perfetta per situazioni potenzialmente violente. Una varietà di fattori si combinano per aumentare la probabilità di violenza sul posto di lavoro nell’assistenza sanitaria, tra cui trattare o lavorare con persone che hanno una storia di violenza, lavorare in luoghi con alti tassi di criminalità, una progettazione ambientale inadeguata, come vie di fuga bloccate o scarsa illuminazione e, come in Europa, la carenza di personale, soprattutto durante gli orari delle visite e dei pasti, e tempi di attesa lunghi e aree di attesa sovraffollate. 

Ad aprile 2022, il 48% degli infermieri USA ha segnalato un aumento della violenza sul posto di lavoro presso la propria sede sanitaria, in aumento del 119% rispetto a marzo 2021, con una conseguente mobilità del personale. Uno studio recente ha rilevato che i professionisti psichiatrici sperimentano i tassi più elevati di violenza sul posto di lavoro di qualsiasi altra disciplina sanitaria. Inoltre il 70% degli infermieri di emergenza afferma di essere stato picchiato o preso a calci sul lavoro. I dati sono molto simili a quelli rilevati in America Latina. 

In questo scenario, negli ultimi mesi una dozzina di Stati americani ha sviluppato programmi di prevenzione, i cui requisiti variano, ma tipicamente includono la formazione degli operatori, una tantum oppure in modo continuativo. In Virginia nei dipartimenti di emergenza è presente sempre una guardia. Talora è concesso di avere forze di polizia interna indipendente oppure è predisposto un training per gli operatori per renderli agenti ufficiali certificati, come richiesto da loro stessi. La Georgia ha dato il permesso di creare proprie forze di polizia. Alcuni Stati hanno imposto dei requisiti di sicurezza ai datori di lavoro.

A Oriente…

Uno squilibrato ha aperto il fuoco all’ospedale di Ruijin a Shanghai: quattro feriti – ANSA

Dall’altra parte del mondo, in Cina, secondo uno studio dell’Università di Harbin,il 7,8% delle infermiere ha segnalato esperienze di violenza fisica e il 71,9% ha segnalato esperienze di violenza non fisica nell’anno precedente. Gli autori erano pazienti o loro parenti (rispettivamente il 93,5% e l’82%) e il 24% delle infermiere ha subito violenza non fisica che ha coinvolto la Yi Nao (una gang che prende di mira specificamente gli ospedali). Dalla ricerca è emerso che gli infermieri che lavorano su turni ha il 95% di probabilità in più di subire violenza fisica o verbale rispetto agli infermieri che lavorano a turni fissi di giorno. Anche qui, le cause della violenza vengono prevalentemente imputate alla scarsità del personale e alle lunghe attese. 

Cina: il dramma del covid

In India, uno studio del Government Bundelkhand Medical College, ha rilevato che la violenza prevalentemente verbale, emotiva e fisica contro infermieri e medici era presente rispettivamente nel 96,5%, 43,4% e 6,2% dei partecipanti. Gli incidenti violenti contro gli operatori sanitari erano più frequenti negli ospedali pubblici rispetto agli ospedali privati. La maggior parte degli operatori sanitari (87,6%) ha cercato di risolvere pacificamente gli incidenti violenti e l’1,8% ha cercato di reagire. La causa di violenza più percepita in entrambe le situazioni era la mancanza di moralità e alfabetizzazione tra i pazienti e i loro parenti (ovvero, 83,2%), seguita dalla mancanza di strutture adeguate e dalla mancanza di fiducia negli operatori sanitari.

Nel continente australiano, i dati di un sondaggio hanno rilevato che il 70% degli intervistati ha subito aggressioni, violenze o abusi da parte dei pazienti e oltre la metà (53%) degli operatori sanitari pubblici che hanno indicato bullismo, molestie o discriminazione come fattori di stress sul posto di lavoro hanno anche segnalato uno stress da elevato a grave. 

… e a Sud

Epidemie, malnutrizione, violenze: il personale sanitario africano lotta ogni giorno allo strenuo delle forze – ANSA

Per quanto riguarda l’Africa, solo 10 Paesi su 54 hanno studi pubblicati sulla violenza sul posto di lavoro contro gli operatori sanitari con un solo studio a livello nazionale. In Egitto il 59,7% e 86,1% del personale ha subito rispettivamente violenza verbale e fisica. In Nigeria le percentuali scendono al 31,9% e al 78%, mentre l’88,6% ha assistito a violenza. In Etiopia, i dati parlano del 26,7% del personale che ha subito violenza fisica e del 58% che l’ha subita a livello verbale. In Sud Africa, i numeri salgono al 54% e addirittura al 100%, per quanto riguarda la violenza verbale.  

La situazione in Nigeria, Paese da decenni martoriato da crisi economica, terrorismo e violenza diffusa, è descritta dal dottor Osahon Enabulele, ex presidente della World Medical Association e dell‘Associazione medica nigeriana, attivo sul territorio come medico esperto e leader nella comunità medica in Africa. Enabulele lavora in un ospedale pubblico universitario. «Non sono mai stato vittima di violenze, ma testimone sia di aggressioni verbali sia fisiche. Sebbene sottostimato, il dato parla del 10% di sanitari vittime di aggressioni fisiche e il 60% per quanto riguarda quelle verbali» spiega. «Si tratta comunque di numeri inferiori rispetto alla media della violenza sul lavoro in generale – specifica –, che in Nigeria è del 32 e del 78%».

Osahon Enabulele – ENABULELE

«Le motivazioni delle aggressioni includono fattori riconducibili al paziente, alla struttura/sistema sanitario e al personale – analizza il dottor Enabulele -. Ci sono le aspettative insoddisfatte dei pazienti e dei loro parenti, in particolare per quanto riguarda i lunghi tempi di attesa, l’indisponibilità di letti di ricovero e l’indisponibilità delle attrezzature necessarie per fornire assistenza; l’inaccessibilità delle cure e dei servizi medici; la scarsa comunicazione con i pazienti e i loro parenti, in particolare nel caso di morte del paziente stesso; infine, l’atteggiamento del personale sanitario, tra cui scarse capacità di comunicazione e consulenza, nonché assenza dal posto di lavoro». 

Nonostante ci sia recentemente stato l’omicidio di un medico in una struttura privata, Enabulele dichiara con decisione di non aver paura mentre svolge il proprio lavoro. Il rispetto del Giuramento di Ippocrate prima di tutto, quindi. 

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Il problema dell’Africa è che è stata segnalata dall’OMS come avente i peggiori indici di salute al mondo con una popolazione di oltre 738 milioni di persone in tutto il continente. Le sfide sanitarie nei paesi africani sono state riconosciute come la principale battuta d’arresto all’attualizzazione degli obiettivi di sviluppo del millennio. Le risorse umane per la salute sono una sfida importante nella maggior parte dei paesi africani e sono state considerate un fattore che contribuisce ai bassi indici di salute nel continente. Queste sfide delle risorse umane sono state collegate a scarsi finanziamenti del sistema sanitario, insoddisfazione lavorativa, violenze sul posto di lavoro e mancanza di reclutamento e mantenimento dei professionisti sanitari. Ad esempio, il Sudafrica ha 0,818 medici ogni 1000 pazienti e 5,229 infermieri e ostetriche ogni 1000 pazienti e, secondo quanto riferito, il secondo più alto dopo la Libia. La Nigeria ha 15 infermieri ogni 10.000 persone, medici 3,83 ogni 10.000 persone, tuttavia infermieri e altri professionisti sanitari emigrano dal paese in gran numero nei paesi occidentali in cerca di un ambiente di lavoro sano e una crescita professionale positiva. 

Si stima che un quinto degli operatori sanitari africani emigri nel mondo occidentale per motivi di lavoro. La violenza contro gli operatori sanitari è un grave verme canceroso che ha corroso in profondità i tessuti del sistema sanitario africano: come riportano diversi studi, ha derubato il continente e altri continenti del mondo di numerosi esperti prematuramente a causa di infortuni, insoddisfazione lavorativa e morte.  Ciò minaccia ulteriormente un sistema sanitario già indebolito e, pertanto, c’è la necessità di proteggere i pochissimi professionisti sanitari nel continente in tutti i modi possibili, uno dei quali è combattere la violenza attraverso la promozione delle politiche.

Inoltre, per rilanciare il sistema sanitario e cambiare le pessime cartelle cliniche nei paesi africani, la forza lavoro sanitaria deve essere aumentata, protetta, mantenuta e soddisfatta. Per migliorare il sistema sanitario dell’Africa (ma anche degli altri continenti), la violenza contro gli operatori sanitari deve essere seriamente affrontata a tutti i livelli.

Infermiere palestinesi somministrano il vaccino antipolio – ANSA

Infine, la violenza nel settore è fortemente di genere: nel mondo l’84% dei professionisti sanitari che subisce violenza è una donna e il 71% delle professioniste della sanità, in primis per le aggressioni, è a rischio potenziale di suicidio.

È davvero l’industria più pericolosa del mondo. 

di: Giulia GUIDI

FOTO: ANSA (nella foto di copertina, il funerale di un’infermiera uccisa in Libano)