Un tempo si chiamavano “sfottò”, adesso va di moda il “dissing”: ma gli atleti si sono sempre affrontati anche fuori dal campo

Il termine “dissing”, italianizzato in “dissare” è diventato mainstream sui media italiani negli ultimi giorni, per una diatriba tra Fedez e il collega rapper Tony Effe. E, magari sfruttando l’onda, è stato subito utilizzato in ambito sportivo, per i tennisti Nick Kyrgios vs Jannik Sinner e, più recentemente, per i nuotatori Thomas Ceccon vs Federica “la divina” Pellegrini. Ma neanche questa è una grande novità. 

Cos’è il dissing

Prima di addentrarci nello specifico del dissing sportivo, la definizione generale di Wikipedia è : «una traccia diss, un disco diss o una canzone diss (diss: abbreviazione di mancanza di rispetto o denigrazione) è una canzone il cui scopo principale è attaccare verbalmente qualcun altro, solitamente un altro artista. Le tracce diss sono spesso il risultato di una faida esistente e crescente tra le due persone; ad esempio, gli artisti coinvolti possono essere ex membri di un gruppo o artisti di etichette rivali». La traccia diss come mezzo a sé stante è stata resa popolare all’interno del genere hip hop, in particolare con la rivalità tra la costa orientale e quella occidentale della metà degli anni ’90, e si è via via diffusa. 

Certamente gli sportivi non hanno il rap per lanciare strali contro i loro rivali ma, nel caso dei grandi campioni, godono di una enorme popolarità mediatica e, più recentemente, possono contare sul loro megafono personale, grazie ai social media. Negli Stati Uniti c’è un’espressione per indicare questa attitudine da parte degli atleti: trash-talking. 

Nel nuoto, Ceccon vs Pellegrini-Giunta

Thomas Ceccon vittorioso a Parigi 2024 – ANSA/ETTORE FERRARI

In ordine cronologico, dal più recente ai casi più storici, l’ultimo dissing sulle pagine sportive è quello tra il giovane campione olimpico vicentino Ceccon e nientemeno che “la divina” del nuoto italiano, la plurimedagliata Pellegrini, ora impegnata a “Ballando con le stelle”. 

In un’intervista al Corriere della Sera, il campione olimpico dei 100 dorso ha risposto a una domanda sulla sua conterranea: «Cosa rappresenta per me? Niente. Non è mai venuta a dirmi una parola, si è sempre fatta i fatti suoi e io mi faccio i fatti miei. L’ho vista allenarsi tantissimo, la ammiro come sportiva. Per il resto, sinceramente no». Pellegrini non ha risposto in prima persona ma è stata difesa sul proprio profilo Instagram dal marito ed ex allenatore Matteo Giunta: «Il rispetto è il valore fondamentale alla base dello sport e della vita. Se non ce l’hai, puoi anche aver vinto le Olimpiadi, ma per me vali zero. Questo è tutto ciò che ho da dire sull’argomento». Al momento la diretta interessata tace, probabilmente troppo presa dalle prove, ma non mancherà occasione per una replica magari a quattr’occhi visto che Ceccon si allena a Verona nella stessa piscina dove lavorano sia lei sia Giunta. Qualche cronista ipotizza che dietro alla frecciata del vicentino ci siano episodi odiosi di bullismo/nonnismo che lo hanno visto vittima di scherzi pesanti da parte di compagni di nuoto più grandi: «forse è stata anche colpa mia, ero giovane, facevo casino. Però un atleta più grande se vuole spiegarti come ci si comporta può trovare anche altri modi che non riempirti di olio la valigia coi vestiti» ha detto alla testata milanese. 

Federica Pellegrini e il marito Matteo Giunta allo store Victoria Secret a Milano – ANSA/MATTEO CORNER

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E mentre Federica si gode i riflettori, per Thomas, dopo una pausa lunga settimane in seguito alla vittoria olimpica, c’è la partenza per l’Australia con l’obiettivo di Singapore 2025.  

Nel tennis, Kyrgios vs Sinner 

Il 2024 è l’anno di Jannik Sinner. Il tennista di San Candido, da grande talento è diventato una autentica certezza e oramai tutti sono convinti che sia lui che Carlos Alcaraz sono destinati a scrivere pagine di storia di questo sport.

Jannik Sinner – EPA/JESSICA LEE

Dopo il doloroso forfait a Parigi 2024, l’ultima vittoria contro lo statunitense Taylor Fritz nella finale dello Us Open è l’ennesima dimostrazione che il classe 2001, numero uno al mondo dallo scorso giugno, ha una mentalità di ferro unita a una classe senza pari. Con il suo secondo titolo del Grande Slam conquistato (dopo gli Open di Australia a gennaio) ha dato prova, ancora una volta, di possedere una solidità mentale straordinaria che gli ha impedito anche di non pensare a quanto accaduto al di fuori del rettangolo di gioco. Si fa riferimento chiaramente al caso doping che l’ha coinvolto e alla polemica innestata a riguardo da Nick Kyrgios, che non sembra volersi placare.

Per quanto Sinner abbia avuto soltanto la testa per gli US Open, la polemica con l’australiano lo ha infastidito non poco, anche perché il ragazzo non ha mai avuto intenzione di creare astio contro un suo collega. Quest’ultimo si è risentito per il trattamento a suo dire troppo conciliante nei confronti dell’italiano sul caso doping. A causa del carattere peperino di Kyrgios, la polemica è andata avanti per quasi tutto il mese di agosto, fino al trionfo di Sinner a New York. L’australiano, sui social, ha fatto chiaramente il tifo per Fritz e non ha speso una parola lodevole nei confronti di Sinner, a dimostrazione che la sua idea non è cambiata .

Nick Kyrgios – EPA/ERIK S. LESSER

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Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Federazione Tennis e Padel, Angelo Binaghi. Intervistato da Supertennis, il numero uno del tennis nostrano ha speso parole bellissime nei confronti di Jannik, definendolo come l’astro nascente che guiderà il tennis azzurro in una nuova era. «Dobbiamo prepararci visto che siamo entrati in una nuova era», ha detto Binaghi, paragonando Sinner a Borg e Nadal, i quali in passato hanno rappresentato una rinascita per i loro rispettivi paesi. Poi arriva la stoccata del numero uno del FITP ai danni di Kyrgios: «Sono contento del successo agli Us Open di Sinner. Kyrgios? Non l’ho ancora visto… ». Ma nell’ultimo post su Instagram il 29enne ha fatto intendere di voler tornare sui campi: Jannik, sei avvisato (se mai ce ne fosse bisogno). 

Sinner e Kyrgios non sono che gli ultimi di una lunga lista di “disser”. Ad esempio, l’antipatia reciproca tra i campioni che hanno dominato il tennis degli anni ’90 Andre Agassi e Pete Sampras non è mai stata un mistero e Agassi, parecchio meno riservato del connazionale, ha passato il segno più di una volta. «Pete suona più robotico di un pappagallo. Invidio la sua ottusità: la sua mancanza di ispirazione è spettacolare», fu il suo pensiero nei confronti del rivale, riportato nel best-seller Open. Andre descrisse Sampras come un avaro cronico: «Una volta ho scommesso con il mio ex coach su quanto avesse lasciato di mancia al guardia-macchine. Io dicevo 50 dollari, Brad sosteneva 5. Poi l’abbiamo chiesto al ragazzo: un dollaro». Terminata la carriera, l’astio tra i due si è reso manifesto in maniera imbarazzante in un match di beneficenza del 2010, quando Sampras sparò deliberatamente una battuta in faccia al collega.

Nel golf, McIlroy vs Tiger Woods

Tiger Woods – ANSA

L’argomento per essere i più grandi nel golf è stato oggetto di discussione sin dall’inizio dello sport decenni fa. Mentre lo sport ha visto molti grandi competere l’uno contro l’altro, la rivalità decennale tra Tiger Woods e Rory McIlroy è stata tra le più importanti nello sport. Mentre la competizione può essere allettante, è la loro amicizia nel corso degli anni che ha messo in ombra la loro rivalità competitiva.

Potrebbe essere difficile immaginare il PGA Tour senza la partecipazione di Woods e McIlroy. Il talento e la popolarità di entrambi hanno aiutato lo sport a raggiungere un pubblico più vasto. Tuttavia, nonostante i continui paragoni tra i due, come è iniziato il loro rapporto? Woods è nello sport dal 1996, molto prima che McIlroy iniziasse la sua carriera da dilettante. Tiger ha continuato a vincere molti Major, raggiungendo l’apice del golf. Tuttavia, nei primi anni del 2010, il periodo difficile del 15 volte vincitore di Major è iniziato nel PGA Tour.

Mentre lui lottava per tenere il passo con gli altri giocatori del Tour, un aspirante golfista nordirlandese cercò di conquistare il mondo del golf. Dal 2011 al 2014, Rory vinse quattro Major, suscitando il paragone con Tiger Woods. Sebbene molti si aspettassero una feroce rivalità tra i due, entrambi optarono invece per la strada dell’amicizia.

Sebbene Rory a nove anni avesse avvisato Tiger del suo arrivo nello sport, fu solo quando diventò professionista che Woods lo riconobbe. Ma molto prima che i grandi del golf si vedessero spesso nel PGA Tour, un adolescente McIlroy incontrò per la prima volta il suo idolo a un evento di golf in Irlanda. Nel 2002, Woods era il volto del golf, avendo vinto otto Major dal suo debutto di sei anni prima. Mentre molti potrebbero ricordare i primi anni 2000 per il suo “Tiger Slam” , Rory McIlroy ricorda la cronologia come il suo primo incontro con il grande del golf. Due mesi dopo aver vinto l’US Open, Tiger ha vinto il World Golf Championships-American Express Championship a Kilkenny, in Irlanda.

Poiché l’evento si è svolto nella sua città natale, McIlroy è stato abbastanza fortunato da assistere all’ipnotico 25 sotto il par di Woods al Mount Juliet Golf Course. Inoltre, è persino riuscito a guardare la cerimonia di premiazione del suo futuro amico alla buca 18. «È stata la prima volta che ho visto Tiger giocare dal vivo», ha detto l’irlandese del Nord anni dopo .E ha aggiunto, «l’ho idolatrato crescendo e vedere l’uomo in carne e ossa è stato piuttosto emozionante». Sebbene vedere Tiger Woods vincere possa essere stata considerata un’impresa dall’allora tredicenne Rory McIlroy, i due avrebbero sviluppato un legame anni dopo, grazie al loro accordo con Nike.

Rory Mcllroy – ANSA

Fin dal suo debutto da professionista nel 1996, Woods è sempre stato riconosciuto con il segno di spunta Nike sul petto. Il 47enne è stato con il marchio sportivo per tutta la sua carriera. Tuttavia, l’abbigliamento sportivo americano è anche riuscito a far firmare a McIlroy un contratto a lungo termine una volta ottenuta la tessera del PGA Tour.

Avere gli stessi accordi di sponsorizzazione non ha fatto altro che avvicinare di più i rivali. È stato l’accordo con Nike a segnare l’inizio dell’amicizia tra i golfisti. Oltre a essere il volto del PGA Tour, entrambi gli uomini si sono anche messi uno di fronte all’altro nei poster Nike Golf. Ed è stato l’inizio di un lungo corso: la loro naturale alchimia e il loro umorismo non mancano mai di conquistare i cuori del mondo del golf. 

Tuttavia, se confrontati statisticamente, la stella nordirlandese potrebbe aver bisogno di un altro decennio per eguagliare i numeri di Tiger. Sebbene la loro amicizia sia stata la priorità rispetto alla rivalità, entrambi l’hanno trasformata in una partnership, considerando le ultime novità nel mondo del golf. L’arrivo di LIV Golf ha lasciato molti divisi nello sport. Tuttavia, Woods e McIlroy sono rimasti fedeli al PGA Tour. Mentre la battaglia dei Tour di golf potrebbe concludersi nel giro di pochi anni, l’amicizia tra i due sembra non giungere mai alla fine. 

Chi sono i GOAT? L’algoritmo del campione

“Maradona è megl ‘e Pelé” 

Prima che arrivassero Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, il dibattito duraturo nel calcio su chi fosse il giocatore più grande era incentrato su due uomini: Pelé e Diego Maradona. È stata una discussione che si è svolta per anni sulle terrazze e nei bar, alla radio e in televisione. Il brasiliano Pelé, un prolifico marcatore morto nel 2022 all’età di 82 anni a San Paolo, ha vinto la Coppa del Mondo per ben tre volte come giocatore nel 1958, 1962 e 1970 e ha messo la piccola città di Santos sulla mappa prima di conquistare gli Stati Uniti con i New York Cosmos. Maradona, morto all’età di 60 anni nel 2020, ha guidato l’Argentina alla Coppa del Mondo nel 1986 con forse la prestazione più influente di sempre in un torneo importante e ha portato il Napoli a vette senza pari in Italia e in Europa. 

La discussione su chi avesse lasciato il segno più grande divise così tanto il mondo del calcio che quando Maradona fu votato giocatore del XX secolo in un sondaggio online della FIFA, ci fu un’indignazione diffusa, con molti che si lamentavano che la precedente carriera di Pelé lo avesse messo in svantaggio con i fan più giovani. La FIFA tenne un altro sondaggio, vinto da Pelé, consentendo alla coppia di condividere la gloria. «Qui Pelé, l’attaccante il cui territorio era l’area di rigore, un giocatore che segnava gol per divertimento e divenne ministro dello Sport, un uomo tranquillo», scrisse la FIFA all’epoca. «Maradona, forse il giocatore più completo di sempre, regista e goleador, tecnicamente brillante, imprevedibile e impulsivo, sia dentro che fuori dal campo, un giocatore afflitto da una serie di problemi per molti anni» aggiunse sull’argentino. Le tesi sostenute da entrambe le parti erano accompagnate da una serie di sottotesti: l’argentino contro il brasiliano, l’uomo del popolo contro la figura dell’establishment, l’animale da festa contro l’uomo silenzioso, il ribelle contro il conformista. 

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Ognuno si schierò da una parte e i due protagonisti non si fecero scrupoli a far sapere i propri sentimenti. Pelé pensava che Maradona fosse goffo e poco dignitoso e Maradona pensava che Pelé fosse un traditore. «Come giocatore era fantastico… ma pensa politicamente», disse l’argentino, in una delle sue critiche più gentili. Pelé lo definì «un cattivo esempio», per le sue dipendenze, e molto altro ancora, senza risparmiare battute grevi sulle dimensioni del pene. 

Tuttavia, i due sudamericani andarono d’accordo quando si incontrarono per la prima volta nel 1979, Maradona volò a Rio per incontrare Pelé, che fu felice di consigliare la stella nascente, emozionato di realizzare il suo sogno di incontrare il brasiliano. Ma il loro rapporto si inasprì nel 1982 dopo che Pelé criticò Maradona quando fu espulso per aver calpestato un brasiliano in una partita di Coppa del Mondo in Spagna. Da allora in poi, trascorsero decenni a criticarsi a vicenda e poi a fare pace, con lodi sincere quanto insulti. Pelé si dichiarò magnanimo nell’apprendere della morte di Maradona, dicendo: «Ho perso un grande amico e il mondo ha perso una leggenda». 

Pelè e Maradona nel 1987 – ANSA

Questo excursus è forzatamente breve, in quanto le rivalità sportive, soprattutto quando riguardano leggende, non sono mancate e non mancano. Ma, per fortuna, solo una è sfociata in un atto violento (leggi Campioni assassini). Quindi, ben vengano sfottò, più o meno piccanti, che si sublimano in un evento sportivo.

di: Giulia Guidi

Foto ANSA (in copertina Maradona e Pelè – ANSA)