Vento assordante, onde alte oltre 20 metri, immensa solitudine: una navigazione che rappresenta una delle sfide più estreme al mondo, la traversata dello Stretto di Drake
Si chiama Canale di Drake ma di fatto l’esploratore britannico da cui prende il nome non lo attraversò mai. Sir Francis Drake circumnavigò il globo dal 1577 al 1580 con la nave Golden Hind per mettere in atto un’incursione di pirati e cercare ricchezze (tra cui oro e spezie) nelle colonie spagnole lungo la costa del Pacifico. Una volta raggiunto l’Oceano più grande della Terra però, a causa di una tempesta, venne spinto molto più a Sud di quanto aveva previsto. Questa disgrazia lo portò alla scoperta del mare aperto sotto l’America meridionale, un mare decisamente burrascoso che, data questa sua caratteristica, decise di non attraversare optando per la via più lunga ma meno azzardata: lo Stretto di Magellano. Questa parte di Oceano, che prese comunque il nome di Drake perché durante la traversata una delle sue navi naufragò, alcuni preferiscono chiamarla Mar de Hoces in relazione a Francisco de Hoces, esploratore spagnolo che potrebbe essere arrivato in questa parte del pianeta molto tempo prima del britannico. Ma chi fu davvero il primo ad attraversarlo? Willem Schouten, navigatore olandese, fu il primo a solcare le acque dello stretto nel 1616 cogliendo al volo l’occasione anche per dare il nome a Capo Horn, punto più meridionale del Sudamerica, battezzato così in onore della città natale dell’esploratore, Hoorn (Paesi Bassi). Nei secoli passati, lo Stretto di Drake è sempre stato conosciuto per le sue acque tempestose ma con l’invenzione di navi più resistenti, del sonar e di molti altri sistemi di navigazione innovativi, oggi il viaggio da Capo Horn alle Isole Shetland Meridionali è decisamente più praticabile.
Il Canale di Drake è largo 645 chilometri e collega il Mar di Scotia, la parte Sud-occidentale dell’Atlantico, alla parte Sud-orientale del Pacifico, di fatto è quindi il punto di unione tra i due Oceani il cui confine è tracciato da una linea convenzionale che inizia dall’Isola Horn e arriva all’Isola Snow. La sua collocazione ad una latitudine manchevole di terre emerse consente alla Corrente Circumpolare Antartica (o Corrente del vento occidentale) di sfrecciare intorno al mondo senza essere mai interrotta. Questa è circa 600 volte più grande del Rio delle Amazzoni in termini di flusso d’acqua e raggiunge profondità comprese fra i 2.000 e i 4.000 metri e una larghezza di circa 2.000 chilometri. La circostanza climatica caldo-freddo che si viene a creare a causa del passaggio contemporaneo di correnti umide, fresche e subpolari tipiche della Terra del Fuoco e quelle molto più fredde dell’Antartide è capace di dar vita a significativi cicloni e uragani con raffiche di vento di oltre 160-170 chilometri orari. Le sue acque poi sono profondissime, l’altezza media dei fondali è di 3.400 metri ma verso le due estremità si arriva a 4.800 passando, in pochissime miglia di mare, anche a minime di 200 metri. Queste sue numerose proprietà lo rendono uno dei tratti più insidiosi del pianeta: si dice che lo stretto abbia due stati, il Drake Lake o il Drake Shake. Il primo allude a quando le sue acque sono abbastanza calme come appunto un lago, il secondo invece a quando ci sono onde che raggiungono anche picchi di oltre 20 metri (situazione molto più frequente). Le temperature poi non sono proprio confortevoli, si passa dai 12°C (in estate) ai -5°C (in inverno), con l’acqua sempre a circa 0°C. Pensate che nel 2019 Fiann Paul, esploratore polacco-islandese, condusse una squadra di canottieri in una spedizione dall’America del Sud all’Antartide senza motore: gli atleti remarono circa 1.000 chilometri attraverso il Canale di Drake. Il viaggio durò 12 giorni, una vera e propria impresa di successo che venne immortalata tramite un documentario, The Impossibile Row.
Questo tratto di acqua, paragonabile a un deserto senza oasi, ha una funzione importantissima: mantenere fredda l’Antartide. L’assenza di collegamenti terrestri tra i due Continenti fa sì che il raggiungimento delle zone più meridionali del pianeta da parte dell’aria calda sia molto complesso. La nascita del Canale di Drake, avvenuta decine di milioni di anni fa, contribuì infatti in maniera importante al raffreddamento dell’Antartide. Il cambiamento di temperatura è percepibile nel giro di pochissime ore, quasi improvvisamente ci si trova immersi in un paesaggio completamente ghiacciato. La capacità refrigerante dello Stretto di Drake favorisce la protezione del pianeta: se l’Antartide avesse un clima più caldo, il livello dei mari si innalzerebbe di 60 metri a causa dello scioglimento degli oltre 30 chilometri quadrati di ghiaccio presenti sul territorio. Ma c’è un altro ruolo strategico che il canale potrebbe avere e riguarda la cattura dell’anidride carbonica: alcuni ricercatori hanno infatti rivelato che i processi di stoccaggio del carbonio potrebbero essere particolarmente positivi in questo territorio rispetto ad altri luoghi presenti sul pianeta. Qui, infatti, si pensa che l’Oceano abbia meno “strati” grazie all’attività delle forti correnti e alla forma irregolare del fondale marino, ma cosa significa? L’Oceano in generale è una gigantesca riserva di carbonio, ma è solo quando l’acqua che lo trasporta arriva sui fondali che questo può essere conservato per millenni. Il fitoplancton fotosintetico, che è il protagonista di questo processo, cattura la CO2 dall’atmosfera, a questo punto potrebbe trascinarla in profondità in grandissime quantità con conseguente trasformazione del Canale di Drake in quasi l’unico territorio in grado di rimuovere oltre 600 milioni di tonnellate di carbonio dall’atmosfera ogni anno. Questa quantità equivale a circa un sesto di quella emessa dalle attività umane.
Attraversare lo Stretto di Drake via mare è (quasi) l’unica maniera per arrivare in Antartide. Il viaggio può essere fatto anche tramite aereo ma rimane comunque una tratta rischiosa a causa delle condizioni meteorologiche che, come anticipato, sono imprevedibili. Le acque pericolose del canale hanno sotterrato migliaia di navi, soprattutto nei pressi di Capo Horn. È questa la ragione per cui i venti che si trovano in quella zona, nella quale per la maggior parte dei giorni c’è una burrasca che raggiunge i 40 nodi, sono definiti “i Cinquanta urlanti”. Nel corso dei secoli sono sorti poi diversi miti: chi navigava attraverso lo stretto poteva farsi mettere un orecchino d’argento all’orecchio sinistro che al terzo passaggio diventava d’oro.
Ancora oggi, numerosi impavidi viaggiatori si cimentano in questa straordinaria impresa verso i confini del mondo che fa sembrare tutte le altre traversate quasi un gioco da ragazzi e che è capace di mettere a tacere qualsiasi dubbio sulle competenze nautiche. In pochi però possono vantarsi di aver attraversato lo Stretto di Drake… ed essere sopravvissuti.