La stella di Marlon Brando, icona difficilmente riducibile agli schemi fissi dell’industria cinematografica, brillava per la prima volta 100 anni fa

Nel 1990, nel suo disco d’esordio, Ligabue canta che “Marlon Brando è sempre lui” e anche se negli anni ‘90 l’icona del cinema viveva la fase discendente della sua parabola di fascino in effetti non ha mai smesso di essere “sempre lui”.

Brando nasce nel Nebraska il 3 aprile di 100 anni fa in una realtà complessa fatta di alcolismo e un rapporto conflittuale con il padre; nel 1943 si trasferisce a New York e frequenta la scuola di arte drammatica The Dramatic Workshop, fondata da Erwin Piscator, imparando da Stella Adler le tecniche del Metodo Stanislavskij su cui basa tutta la sua carriera. L’anno successivo esordisce a teatro dove viene consacrata la sua fama nel 1947 interpretando Stanley Kowalski in Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams, nel 1951 interpreta lo stesso ruolo nella trasposizione cinematografica diretta da Elia Kazan riscuotendo un riscontro molto positivo dalla critica e ottenendo la sua prima candidatura agli Academy Awards. La strada del già dichiarato sex symbol sembra dunque essere destinata al successo: l’anno seguente ottiene il Prix d’interprétation masculine al Festival di Cannes per il suo ruolo di Emiliano Zapata in Viva Zapata! e la seconda nomination agli Oscar, candidatura che arriva anche nel 1953 per il suo Marco Antonio in Giulio Cesare di Joseph L. Mankiewicz; nello stesso anno ottiene la prima parte da protagonista del film Il selvaggio di László Benedek. Le immagini di Brando con il giubbotto di pelle che cavalca la moto Triumph Thunderbird 6T sono, fin da subito, iconiche e in quegli anni la vendita di giacche di pelle e jeans vive un’impennata senza precedenti.

Dopo aver nuovamente calcato il palco del teatro torna a lavorare con Elia Kazan interpretando Terry Malloy in Fronte del porto che nel 1955 gli fa conquistare il primo Oscar al miglior attore protagonista. Gli anni ‘50 sono costellati di successi, mentre gli anni ‘60 si aprono con Marlon Brando per la prima volta impegnato nella regia con I due volti della vendetta, un western epico che però non riscuote grande successo al botteghino nonostante le critiche più che positive. Parallelamente alla carriera cinematografica Brando si impegna in iniziative civili e sociali e il 28 agosto 1963 partecipa alla Marcia su Washington per il lavoro e la libertà dove 250mila americani chiedono maggiori diritti e Martin Luther King pronuncia il suo celebre “I have a dream”. Nel 1968, dopo l’omicidio di King,l’attore dichiara di volersi impegnare attivamente nel movimento afro-statunitense.

Intanto gli anni ‘60 proseguono con diverse pellicole che però non riscuotono interesse né della critica né del pubblico e sembra che la rapida ascesa del divo di Hollywood sia già finita, tutto cambia nel 1969 quando Gillo Pontecorvo sceglie Brando per il suo film che critica apertamente il colonialismo, Queimada, lo stesso attore riconosce che l’interpretazione di sir William Walker è “una delle migliori della mia carriera”. La rinascita lavorativa di Brando prosegue nel nuovo decennio grazie, soprattutto, a Francis Ford Coppola che lo vuole nei panni di Don Vito Corleone ne Il padrino, interpretazione che gli vale il secondo Oscar della sua carriera. Alla premiazione, però, Brando non si presenta mandando al suo posto Sacheen Littlefeather, (nota in italiano come Piccola Piuma), pseudonimo di Marie Louise Cruz, che in abiti Apache leggendo un discorso scritto dallo stesso Brando spiega, tra i fischi del pubblico, che l’attore “con grande rammarico non può accettare questo generosissimo premio. I motivi sono il trattamento riservato oggi agli Indiani d’America dall’industria cinematografica e in televisione nelle repliche dei film, e anche per i recenti avvenimenti a Wounded Knee”.

Nel 1972 Brando è a fianco di Maria Schneider nel film di Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi, pellicola al centro di grandi polemiche e vittima della censura per le esplicite scene di sesso tra i due protagonisti. Sostenendo di “essere stato praticamente violentato da Bertolucci” per aver inserito troppi riferimenti alla sua vita privata, Brando si rifiuta di incontrare il regista e non prende parte alla première né alle iniziative promozionali (i due chiariranno solo verso la metà degli anni ‘90). Prosegue nel frattempo il suo impegno sociale e nel 1975 partecipa alla manifestazione di protesta contro gli investimenti americani in Sudafrica e per la liberazione di Nelson Mandela. Nel 1976 lavora a Missouri e Improvvisamente, un uomo nella notte, nel 1978 in Superman interpreta il padre del supereroe e, pur comparendo solo per pochi minuti, Brando ottiene un cachet di quasi 20 milioni di dollari che decide di utilizzare per la realizzazione di una serie sui nativi americani, Radici – Le nuove generazioni, che viene distribuita l’anno seguente. Nello stesso anno è di nuovo con Francis Ford Coppola che Marlon Brando partecipa all’ennesimo capolavoro cinematografico, Apocalypse Now, e nel 1980 annuncia il ritiro dalle scene, ciononostante partecipa a cameo, tutti corti e retribuiti con cifre stellari, fino al 1995 quando torna a interpretare un personaggio importante nel film Don Juan De Marco – Maestro d’amore e nel 1997 ne Il coraggioso. Compare per l’ultima volta in tv nel 2001, quando partecipa al Michael Jackson: 30th Anniversary Special e l’ultimo film è dello stesso anno, The Score, a fianco di Robert De Niro. Nel 2004 cala definitivamente il sipario su Marlon Brando, stroncato da una crisi respiratoria.

Oltre ai film e all’impegno sociale, la vita di Marlon Brando è stata segnata dalle storie d’amore. Già nel 1976 dichiarava che “l’omosessualità è così in voga che non fa più notizia. Come un grande numero di uomini, anche io ho avuto esperienze omosessuali, e non me ne vergogno. Non ho mai prestato particolarmente attenzione a ciò che le persone dicono di me”. Il primo matrimonio dell’attore è con la collega Anna Kashfi, nel 1957, nel 1960 si risposa con l’attrice messicana Movita Castaneda e nel 1962 Brando si sposa nuovamente con un’attrice, Tarita Teriipia. Durante la sua vita ha avuto flirt con alcune delle donne più belle del mondo – per citarne solo alcune: Claudia Cardinale, Grace Kelly, Rita Hayworth, Édith Piaf, Ingrid Bergman, Marilyn Monroe – e ha avuto 11 figli, di cui tre adottivi.

La vita di Marlon Brando non è stata un film e di certo non ha avuto un lieto fine con tragedie familiari e un’attenzione morbosa dei media sul suo aspetto fisico, appesantito e invecchiato, ma Brandoè sempre lui” e nell’immaginario collettivo rimane quel divo ribelle, selvaggio, senza paragoni. L’unico e il solo.

FOTO: ANSA