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Il governo aveva annunciato lo scioglimento della milizia, ma gli aguzzini delle proteste iraniane sono ancora nelle strade

Potrebbe essere considerata come una prima, piccola, vittoria delle proteste di piazza che incendiano l’Iran dall’omicidio di Mahsa Amini. Le autorità iraniane hanno infatti abolito la polizia morale. Ad annunciarlo è stato il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri, riportato dall’agenzia Isna. Parlando nella città santa di Qom, Montazeri ha voluto però precisare che “la polizia morale non ha niente a che fare con la magistratura, ed è stata abolita da chi l’ha creata“. Ma sarà vero o no? Perché dopo l’entusiasmo circolato nelle ultime ore attivisti e analisti, sia dentro i confini iraniani che fuori, hanno iniziato a osservare le strade. E da lì la milizia non sembra essersi mossa.

Ridimensionando inoltre o l’entusiasmo di chi ha visto in questa abolizione un passo indietro dei Guardiani, Montazeri ha dunque precisato che “la magistratura continuerà a vigilare sui comportamenti a livello comunitario e ha sottolineato che l’abbigliamento femminile continua ad essere molto importante, soprattutto nella città santa di Qom”. Si tratterebbe dunque di una “soluzione prudente” come l’ha definita Radio Farda che da un lato toglie il potere a un istituto religioso, dall’altro annuncia il massimo rigore della magistratura. In altre parole, le norme repressive sul velo imposte sulle donne iraniane con stupri e torture restano dove sono.

Montazeri ha anche annunciato che il parlamento iraniano è al lavoro, sotto la stretta supervisione di Ebrahim Raisi, per modificare la legge sull’uso obbligatorio del velo islamico, decisione sulla quale si pronuncerà entro due settimane.

Nel frattempo, l’agenzia statale Irna ha fatto sapere che oggi in Iran quattro persone sono state giustiziate con l’accusa di essere al soldo dell’intelligence israeliana Mossad. Proprio ieri il Consiglio di sicurezza iraniano ribadiva che la rivolta nel Paese “finora è stata sostenuta dai servizi di intelligence stranieri“, promettendo “zero tolleranza” nella gestione degli affari interni.

Si tratterebbe, come aveva riferito la Guardia rivoluzionaria del Paese, di soggetti coinvolti in una rete connessa all’agenzia israeliana i cui membri avrebbero rubato e distrutto proprietà private e pubbliche, rapendo diverse persone per sottoporle a interrogatori.

Secondo il rapporto di Teheran sulle persone fermate, le presunte spie ricevevano soldi dal Mossad sotto forma di criptovalute.

di: Marianna MANCINI

FOTO: EPA/LUKAS COCH