Neige Sinno vince in Europa con il suo “Triste Tigre”, mentre in Italia si scommette sul vincitore del Premio Strega 2024, il riconoscimento culturale più prestigioso
È l’autrice francese Neige Sinno, con il suo romanzo Triste Tigre (edito in Italia da Neri Pozza) la vincitrice del Premio Strega Europeo di quest’anno. Un’edizione resa ancora più speciale dal compimento del decimo anniversario del premio, che si riconferma essere uno dei maggiori – se non il più importante in assoluto – riconoscimenti letterari assegnati annualmente nell’Unione Europea. Il Premio Strega Europeo va di anno in anno alla voce più originale e profonda della narrativa contemporanea nel Vecchio Continente ed è specchio del premio letterario più prestigioso assegnato in Italia, il Premio Strega appunto, istituito nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e dal proprietario della casa produttrice del Liquore Strega, che dà il nome all’ambito riconoscimento, Guido Alberti. Ogni anno vengono scelti cinque libri pubblicati in prima edizione e tradotti in Italia tra il primo maggio dell’anno precedente e il 30 aprile dell’anno in corso: cinque opere di narrativa che nei Paesi di provenienza abbiano ottenuto un riconoscimento nazionale importante, rappresentative non solo di diverse aree linguistiche ma di altrettante tradizioni letterarie. La giuria è composta da 25 scrittrici e scrittori italiani, selezionati esclusivamente tra i vincitori e i finalisti del Premio Strega. Quest’anno, oltre a Triste Tigre che ha poi trionfato, concorrevano Di notte tutto è silenzio a Teheran di Shida Bazyar, edito Fandango Libri; Il canto del profeta di Paul Lynch, già vincitore del Booker Prize, edito da 66thand2nd; La mia Ingeborg di Tore Renberg per Fazi; e L’educazione fisica di Rosario Villajos per Guanda.
Il Premio Strega Europeo è nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea: l’obiettivo era affermare la rilevanza dell’elemento culturale come “momento di dialogo e aggregazione, oltre i confini che circondano e delimitano” le Nazioni che compongono l’UE. È un riconoscimento promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, dall’azienda Strega Alberti Benevento, in collaborazione con BPER Banca, Fondazione Circolo dei Lettori di Torino, media partner RAI, e Salone internazionale del Libro. Proprio qui, nel contesto del SalTO al Lingotto di Torino, ha avuto luogo la cerimonia di premiazione, che ha coinvolto anche Luciana Cisbani, la traduttrice del libro vincitore. Neige Sinno ha ottenuto 10 voti su un totale di 23. La giuria di quest’anno comprendeva Marco Amerighi, Silvia Avallone, Andrea Bajani, Marco Bolzano, Giuseppe Catozzella, Antonella Cilento, Mario Desiati, Claudia Durastanti, Paolo Giordano, Helena Janeczek, Nicola Lagioia, Lia Levi, Melania G. Mazzucco, Daniele Mencarelli, Marco Missiroli, Matteo Nucci, Valeria Parrella, Romana Petri, Sandra Petrignani, Veronica Raimo, Antonio Scurati, Elena Stancanelli, Domenico Starnone, Nadia Terranova e Sandro Veronesi.
In Triste Tigre Neige Sinno – nata nel 1977 nella regione delle Hautes Alpes ma residente oggi in Messico, dove vive con il compagno e la figlia – affronta un tema molto delicato, difficile e personale: l’autobiografica storia degli abusi subiti dal patrigno quando aveva “7 o forse 9 anni”. È un libro sofferto, doloroso: un dialogo con i grandi della letteratura che hanno interrogato questo stesso dolore, racchiuso nella domanda che fa da fil rouge al romanzo, “colui che ha creato l’agnello ha creato anche la tigre?”. Il libro è diventato un caso editoriale in Francia e ha vinto il Prix Goncourt des Lycéens, il Prix Femina, il Prix Le Monde, il Prix Inrockuptibles; i suoi diritti sono stati venduti in 17 Paesi. Non vogliamo in questa sede fare una recensione del romanzo, ma è impossibile non sottolineare come il romanzo che ha vinto in Europa quest’anno sia un’esplorazione intensa del potere e dell’impotenza della letteratura di fronte a grandi tragedie umane, un tema ricorrente, che spesso accomuna i grandi autori, sempre alla ricerca di una risposta e, quando è impossibile trovarla, di una consolazione nella letteratura. Un fil rouge che riporta all’anno scorso quando l’ambito premio è andato a Emmanuel Carrère per V13, un saggio che è anche una raccolta degli articoli, espansi in questa veste, scritti dallo stesso autore durante il lungo processo intentato contro gli attentatori del 13 novembre 2015 al Bataclan, lo Stade de France e a una serie di bistrot di Parigi. Attentati che hanno provocato la morte di 130 persone e il ferimento di altre 350. Carrère è stato premiato nel 2023 per questo resoconto che è apparso un viaggio lucido fino ai confini della realtà umana, abietta, triste e commovente, in una ricostruzione non dissimile da quella che in fin dei conti ha fatto quest’anno Sinno, perché la letteratura talvolta non può “salvare” le vittime ma può gettare una luce in quel groviglio di ferocia, follia, sofferenza e finanche fanatismo che governa gli antri più oscuri dell’animo umano, una luce che permette quantomeno di visualizzare il percorso, di averlo chiaro, di comprendere se non come arginarlo quantomeno come conviverci. O come convivere con le sue conseguenze.
L’Europeo, come detto in precedenza, è uno “specchio” internazionale di un premio in Italia molto prestigioso, il già citato Premio Strega, che a partire dal dopoguerra è diventato un traino per il mondo della cultura italiana. Come ha scritto la fondatrice, Maria Bellonci, “dopo il 4 giugno, finito l’incubo, gli amici (giornalisti, scrittori, artisti e letterati, ndA) continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione”. Il primo a ricevere il Premio Strega nel 1947 fu Ennio Flaiano con Tempo di uccidere. Nel corso degli anni hanno vinto 12 donne, capeggiate da Elsa Morante prima nel 1957 con L’isola di Arturo; il primo a ricevere due volte il premio è stato Paolo Volponi (La macchina mondiale nel 1965 e La strada per Roma nel 1991), destino che si è ripetuto con Sandro Veronesi che ha vinto la prima volta nel 2006 con Caos calmo e la seconda volta nel 2020 con Il colibrì. Alcune opere premiate in questa sede sono diventate pietre miliari della letteratura contemporanea, citiamo a titolo di esempio Il nome della rosa di Umberto Eco, che ha venduto 50 milioni di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in decine di lingue. Ma potremmo parlare anche de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Sulla scia del successo e del sempre maggior prestigio riconosciuto internazionalmente al Premio Strega, sono nati altri “rami”, proprio come accaduto con il premio europeo. Nel 2014 è stato ideato il Premio Strega Giovani, assegnato da una giuria di oltre 500 ragazzi delle scuole secondarie superiori a uno dei 12 candidati annuali; nel 2016 ha visto la luce il Premio Strega Ragazze e Ragazzi, assegnato a libri di narrativa per ragazzi pubblicati in Italia, anche in traduzione e suddiviso in tre categorie (relativi alle fasce d’età +6, +8 e +11). Nel 2023 è stato ideato il Premio Strega Poesia, di cui esiste anche la versione “giovani”.
Molte facce per un’unica, brillante medaglia: il Premio Strega si riconferma essere di anno in anno il riconoscimento più prestigioso nell’ambito culturale in Italia, ma sempre più spesso anche oltreconfine. Un segno di vitalità e partecipazione dal mondo intellettuale, che talvolta appare troppo distante dalla vita quotidiana e politica della Nazione e che forse ha – oggi come ieri – più potere di quello che in molti gli attribuiscono.
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