Bergoglio è stato il primo Papa ad intervenire ad un G7 e ha scelto di lanciare un’allarme sull’intelligenza artificiale. Cosa c’è dietro la scelta del pontefice

Papa Francesco è un ottantenne che dice di non saper usare un computer. Ma, un pomeriggio di febbraio del 2019, un alto rappresentante delle Big tech americane è entrato nella residenza papale in cerca di indicazioni sull’etica di una tecnologia al tempo ancora immatura: l’intelligenza artificiale.

Il presidente di Microsoft Brad Smith e il Papa discussero del rapido sviluppo della tecnologia,  raccontò poi Smith in un’intervista al Washington Post, e Jorge Mario Bergoglio sembrò comprenderne i rischi. Quando Smith se ne andò, il papa gli lanciò un avvertimento. «Mantieni la tua umanità».

Nei cinque anni successivi, l’intelligenza artificiale è diventata una realtà inevitabile ed esplosiva, come ha scoperto lo stesso Papa l’anno scorso, quando le immagini virali di lui con indosso un piumino Balenciaga hanno annunciato la nuova era di deepfake. Il Vaticano ha deciso di proporsi come coscienza di aziende come Microsoft ed è diventato una voce sorprendentemente influente nel dibattito sulla governance globale dell’intelligenza artificiale.

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Francesco, in Puglia,  è diventato il primo Papa a rivolgersi ai G7 e l’ha fatto consegnando un trattato morale sulla “rivoluzione cognitivo-industriale” rappresentata dall’intelligenza artificiale. In un ampio discorso, il Papa ha delineato le ramificazioni di una tecnologia “tanto affascinante quanto terrificante”, affermando che potrebbe cambiare “il modo in cui concepiamo la nostra identità di esseri umani”. Ha denunciato il modo in cui l’intelligenza artificiale potrebbe consolidare il dominio della cultura occidentale e diminuire la dignità umana.

L’intelligenza artificiale, ha affermato, rappresenta uno strumento in grado di democratizzare la conoscenza, far avanzare “esponenzialmente” la scienza e alleviare la condizione umana mentre le persone affidano “il lavoro duro alle macchine”. Ma ha avvertito che ha anche il potere di distruggere e ha chiesto un divieto “urgente” delle armi letali guidate da algoritmi. E, prefigurando il fantasma del futuro, ha fatto riferimento al romanzo distopico del 1907 Il signore del mondo, in cui la tecnologia sostituisce la religione e la fede in Dio. «Nessuna macchina dovrebbe mai scegliere di togliere la vita a un essere umano», ha affermato il Papa.

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«Normalmente quando un 87enne che si dichiara infallibile si presenta alla tua porta, l’istinto è quello di offrirgli una tazza di tè e chiamare tranquillamente i servizi sociali – ha stigmatizzato il feroce analista politico del The Guardian Patrick Wintour -. Ma quando 1,3 miliardi di altre persone, inclusa la tua hostess, credono che sia davvero infallibile, la dinamica cambia un po’». «Così Papa Francesco, invitato dalla devota cattolica e primo ministro italiano Giorgia Meloni, è stato accolto calorosamente quando ha raggiunto il vertice» scrive Wintour, che conclude ironicamente: «se possiede la perspicacia, non c’è da meravigliarsi che sia così richiesto dai leader mondiali, così chiaramente alla ricerca di una direzione». 

L’udienaz del Papa con le Big tech, nel 2020 – Ansa

Ma dietro l’intervento di Papa Francesco c’è molto di più. La Call for AI Ethics, un documento del 2020 che vede tra i suoi firmatari il Vaticano, Microsoft e IBM, si sta imponendo come uno standard d’eccellenza delle best practice di intelligenza artificiale. E infatti i leader del G7 hanno annunciato che creeranno  una sorta di distintivo d’onore: una nuova etichetta per le aziende che accettano di sviluppare in modo sicuro ed etico strumenti di intelligenza artificiale e di seguire le linee guida per la segnalazione e il monitoraggio (volontari) di rischi. Facendo eco alle preoccupazioni del Vaticano, i 7 grandi hanno inoltre chiesto “responsabilità nell’uso militare dell’intelligenza artificiale”.

In pratica, l’AI ha fornito alla Chiesa, indebolita degli scandali sugli abusi sessuali da parte del clero, un’occasione per riaffermare la propria autorità morale. Microsoft e altre big tech sembrano ansiose di ottenerene il sigillo di approvazione, mentre affrontano le sfide di public relation su una tecnologia che potrebbe automatizzare i lavori, amplificare la disinformazione e creare nuovi rischi per la sicurezza informatica. Eppure la Chiesa ha trascorsi “altalenanti”, per usare un eufemismo, nel suo rapporto con la scienza. Galileo Galilei, il padre della scienza moderna, fu condannato per eresia.

Paolo Benanti, il principale esperto di intelligenza artificiale del Vaticano, è un prete francescano e un ingegnere qualificato a cui si attribuisce il merito di aver coniato il termine “algoretica” (etica dell’algoritmo, ndr). L’anno scorso si è assicurato un posto nell’organo consultivo sull’intelligenza artificiale delle Nazioni Unite ed è diventato uno dei principali attori nell’elaborazione di una politica sull’intelligenza artificiale per l’Italia. Su richiesta del Vaticano, IBM ha ospitato un vertice globale dei college dell’Università di Notre Dame per portare l’etica dell’intelligenza artificiale in prima linea nei programmi di studio.

Paolo Benanti – Ansa

Non solo: le opinioni del Vaticano hanno influenzato le decisioni imprenditoriali concrete. Smith ha dichiarato al The Post: «Abbiamo sviluppato la nostra tecnologia che consentirebbe a chiunque con solo pochi secondi di voce di essere in grado di replicarla. E abbiamo scelto di non pubblicarlo”. I principi di Roma, ha aggiunto, sono «sicuramente parte di ciò che ha aiutato noi di Microsoft ad adottare un approccio di ampio respiro allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, anche all’interno delle nostre quattro mura. Penso semplicemente che abbia fornito un’ampia cornice umanistica e intellettuale».

Natasha Crampton, responsabile AI di Microsoft, ha dichiarato che l’enfasi posta dall’impegno sull’inclusione ha influenzato la decisione dell’azienda di lanciare una borsa di studio che riunisce ricercatori e leader della società civile provenienti in gran parte dal Sud del mondo per valutare l’impatto della tecnologia. I ricercatori hanno aiutato l’azienda a sviluppare valutazioni multilingue dei modelli di intelligenza artificiale e hanno assicurato che l’azienda comprendesse il contesto locale e le norme culturali mentre sviluppa nuovi prodotti.

Non tutte le aziende sono d’accordo con i principi di Roma e proseguono nel raffinamento dei deepfake. Inoltre, non a tutti è stato permesso di iscriversi al “club”. L’azienda cinese «Huawei ha chiesto – ha detto l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita (un ente nato nel ‘94 su idea di Giovanni Paolo II, che ha come scopo la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona) –, e abbiamo detto di no, perché non sappiamo veramente cosa pensano davvero i suoi manager».

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L’intelligenza artificiale «potrebbe produrre grandi benefici nell’assistenza sanitaria e nell’istruzione – ha affermato Benanti – Ma può anche moltiplicare molti elementi negativi nella società, e non possiamo diffondere l’intelligenza artificiale ovunque senza alcun processo decisionale politico, perché domani potremmo svegliarci con un moltiplicatore di disuguaglianza, di armi biologiche».

I funzionari vaticani hanno già lanciato l’allarme su quelli che considerano usi potenzialmente non etici, compresi i sistemi di riconoscimento facciale implementati nella repressione del 2019-2020 contro i manifestanti a Hong Kong, così come quelli usati per i rifugiati in Germania, dove sono stati utilizzati test linguistici per stabilire se i richiedenti asilo mentono riguardo al loro luogo di origine.

Il rapporto tra il Vaticano e gli innovatori dell’intelligenza artificiale ha avuto la sua genesi in un discorso del 2018 pronunciato da Benanti sull’etica dell’AI. Tra il pubblico era presente il rappresentante senior di Microsoft in Italia e i due iniziarono a incontrarsi regolarmente. Hanno coinvolto Paglia, che era interessato ad ampliare il mandato della sua accademia, oltre alle questioni fondamentali come l’etica della ricerca sulle cellule staminali.

Statua di Galileo Galilei a Firenze – Shutterstock

Prima dell’udienza di Smith con il Papa, Paglia lo aveva accompagnato ad ammirare il Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina e gli mostrò le rappresentazioni di Galileo della Terra che ruota attorno al sole, la teoria che lo portò all’ergastolo. C’è da dire che il rapporto del Vaticano con la scienza non è sempre stato conflittuale. Nel Medioevo, gli studiosi cattolici seminarono in Europa quelle che sarebbero diventate alcune delle sue più grandi università. E sebbene presa di mira da alcuni singoli esponenti del clero, la teoria dell’evoluzione di Darwin non fu mai ufficialmente contestata dal Vaticano.

La Chiesa dichiara ufficialmente che “fede e ragione” non sono in conflitto. «La Bibbia non ci dice come funziona il paradiso, ma come arrivarci», ha detto Paglia, citando proprio Galileo. L’arcivescovo si è recato ufficialmente alla sede della Microsoft, a Seattle e agli uffici dell’IBM a New York.

Attraverso investimenti aggressivi nell’intelligenza artificiale, Microsoft è tornata l’azienda più ricca del mondo, con un valore di oltre tre trilioni di dollari. Il suo continuo successo dipende (anche) dal contenimento della percezione negativa dell’intelligenza artificiale. Le preoccupazioni che la tecnologia possa spostare posti di lavoro, esacerbare le disuguaglianze, potenziare la sorveglianza e inaugurare nuovi tipi di guerra stanno spingendo i governi di tutto il mondo a prendere in considerazione normative rigorose che potrebbero indebolire i guadagni del settore.

L’Unione Europea sta preparando una legge storica che potrebbe limitare i modelli di AI generativa più avanzati. La Federal Trade Commission sta indagando su un accordo che Microsoft ha concluso con la start-up di intelligenza artificiale Inflection, e le autorità statunitensi hanno raggiunto un accordo che sottoporrà la società a un maggiore controllo sul suo obiettivo di monopolio dell’intelligenza artificiale, tra cui i suoi investimenti multimiliardari nel produttore di ChatGPT, OpenAI

Sotto la guida di Smith, Microsoft ha creato una delle organizzazioni di lobbying globali più sofisticate per disinnescare le sfide normative e cercare di convincere le persone che è il titano della tecnologia di cui il mondo può fidarsi per costruire l’intelligenza artificiale. Smith incontra regolarmente i capi di stato, ed è apparso il mese scorso insieme al presidente Biden all’inaugurazione di una fabbrica. L’idea di Smith per un business vincente è che Microsoft deve trovare il modo di collaborare con i governi. La “più antica organizzazione globale del mondo” può essere un’insegnante e un partner unico in questo sforzo, ha affermato, riferendosi al Vaticano. Il cattolicesimo e le altre religioni non sono vincolate dai confini nazionali, proprio come le applicazioni che Microsoft sta vendendo a livello globale.

«A un certo livello, potresti guardarci e pensare che siamo strani compagni di letto. Ma d’altra parte, è una combinazione perfetta» ha sintetizzato il mastino di Bill Gates

Una prece per Microsoft? Sicuramente Bergoglio ha piena cognizione che la pietà di Dio merita ben altri destinatari, ma, parafrasando, “questo è business, bellezza”. 

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di Giulia GUIDI

foto Ansa