A 250 anni dalla morte, la figura dell’unico re francese nato e morto a Versailles presenta aspetti affascinanti e contemporanei
Aveva tutto: moglie, figli, amanti ufficiali, amanti estemporanee, ministri, duchi, un popolo, un regno. Era intelligente, colto, bello e di buon gusto. Eppure era insicuro. E solo. Lo restò fino alla fine, poiché il vaiolo, che lo uccise 250 anni fa, tenne a distanza famigliari e cortigiani.
Luigi XV è meno noto del suo predecessore, Luigi XIV, il Re Sole, e di chi gli successe, il figlio Luigi XVI (tragico protagonista degli eventi epocali della Rivoluzione francese del 1789), ma la figura che ci tramandano i biografi è affascinante e complessa. Moderna.
Nacque nel 1710 a Versailles, dove il suo bisnonno aveva trasferito la sede regale. Dalla sua nascita, le malattie non avevano risparmiato la famiglia reale: in soli tre anni Luigi XIV aveva perso quattro discendenti maschi, e, quando aveva solo cinque anni, Luigi d’Angiò, orfano di entrambi i genitori, divenne re di Francia. Presagio della sua esistenza futura, nella sua vita c’era già una donna, madame de Ventadour, governante dei reali: quando l’intera famiglia fu sterminata dal morbillo, sottrasse il bambino alle cure dei medici, cioè i pesanti salassi che avevano già ucciso il fratello maggiore, salvandogli la vita. Restò vicino a lui fino al compimento del settimo anno, quando venne considerato abbastanza grande per essere educato da uomini.
Mentre la Francia venne affidata a reggenti, Luigi ricevette un’ottima educazione dal cardinale André-Hercule de Fleury. Il giovane sovrano, avido lettore e molto curioso, si interessò alla scienza, in particolare alla fisica e alla medicina, e si dedicò alla lettura di saggi di matrice illuministica, passioni che non abbandonò e che finanziò a livello accademico.
Ma le gioie infantili vennero spesso interrotte dalla ragion di Stato e, a 11 anni, gli venne proposta in moglie una bambina di tre anni, Maria Anna Vittoria, l’infanta di Spagna. Lui rifiutò con tutte le sue forze, ma la piccola venne comunque trasferita a palazzo. L’anno dopo venne incoronato e, quando manifestò i primi segni di maturità sessuale, tramontò l’ipotesi “infanta” a favore di una consorte già in grado di assicurare un erede. Per complicate ragioni, la scelta cadde su una principessa polacca detronizzata, Maria Leszczyńska, più grande di lui di 7 anni. Il giovanissimo re se ne innamorò con l’entusiasmo di un quindicenne, quale era, e la mattina dopo le nozze si vantò di aver dato alla sposina ben 7 prove d’amore.
La coppia reale non superò la crisi del settimo anno per una serie di ragioni, tra cui la sciatteria di lei, non certo all’altezza delle dame parigine, ma anche per il suo tentativo di silurare l’amato De Fleury, mossa mai perdonata dal marito. Ebbero, comunque, 11 figli.
Occupandosi molto raramente delle faccende di Stato, delegate al cardinale, il timido Luigi XV cercò di superare il bisnonno almeno in conquiste amorose: celebri le sue relazioni con quattro delle cinque sorelle Nesle, anche contemporaneamente, una delle quali lo seguì perfino sul campo di battaglia, nelle Fiandre. Ma il re si ammalò a Metz e, prima di tornare a Versailles, congedò l’amante. Le avventure amorose del re erano note tra il popolo parigino – la stampa cominciava a diffondersi, anche quella satirica – e le notizie della vittoria della guerra e dell’addio all’amante vennero accolte con favore, tanto da acclamarlo “le Bien-Aimé”, il beneamato.
Alla morte di De Fleury, le insicurezze dell’orfano cresciuto a corte esplosero: delegò molto ai ministri, ma nello stesso tempo li fece spiare e, soprattutto, non sembrava mai né approvare né dissentire. Ne conseguì un immobilismo interno e un disastro in politica estera, preludio e lunga miccia della Rivoluzione che seguirà.
È in questo periodo che al suo fianco comparve la figura più importante della sua vita: Jeanne-Antoinette Poisson, poi Madame de Pompadour. Figlia di una donna ricca e chiacchierata e di un nobile, che provvide ad un generoso mantenimento e ad una eccellente educazione, con mille stratagemmi riuscì ad arrivare al re, che la presentò ufficialmente a corte come sua amante ufficiale. Ignorando scandali, malcontento e congiure di palazzo, regnò ufficiosamente (ma neanche tanto) fino alla sua morte, nel 1764, sia dentro che fuori dal letto del sovrano. Luigi XV, infatti, si stancò anche di lei, a livello fisico, e cominciò a mobilitare la corte e la stessa Pompadour per cercare a Parigi corpi giovani e popolani. Tra le sue varie amanti, anche la tredicenne Louise Murphy, immortalata tra le pagine di Giacomo Casanova. All’ultima favorita, la popolana Jean du Barry, l’ambizione regale costò la testa, nel 1793.
La politica fiscale oppressiva, il progressivo precipitare delle finanze dello Stato, anche a causa delle sconfitte in politica estera, stavano infiammando la borghesia e il popolo parigini, che leggevano nelle dissolutezze di Versailles ben più di uno schiaffo. E “beneamato” Luigi XV non lo era più da tempo, tanto da essere sepolto nella basilica di Saint-Denis nottetempo e alla chetichella, nel maggio del 1774.
Se il suo bisnonno fu il Re Sole, Luigi XV rappresentò la Luna, con il suo doppio volto. L’uomo che, pare, pronunciò la famigerata frase «dopo di me, il diluvio», era colto, appassionato di arte e scienza, ma, nel corso degli anni, prevalse l’orfano diventato re a quattro anni, circondato da ipocriti adulatori in competizione per accaparrarsi i suoi favori, esaltato da cortigiani divorati dall’ambizione. E si portò dentro, per tutta la vita, una sensazione d’incapacità di cui non seppe mai liberarsi.