Da 34 anni Davide Bomben ha una missione: fermare il bracconaggio di elefanti, rinoceronti e leoni tramite la promozione di progetti di salvaguardia della fauna africana
All’età di due anni mette per la prima volta piede in Africa, lo rifà a cinque, poi a 12, e da quel momento, dopo aver capito quale sarebbe stato uno degli obiettivi più importanti della sua vita, ci torna un’innumerevole quantità di volte. Presidente dell’Associazione Italiana Esperti d’Africa e istruttore capo della Poaching Prevention Academy, Davide Bomben si impegna ad addestrare i ranger contro i cacciatori di frodo. Abbiamo chiesto proprio a lui di raccontarci la sua storia e le curiosità del suo mestiere.
Cosa l’ha portata ad avvicinarsi agli animali, alla natura, e in particolare all’Africa? Quando ha iniziato la sua attività e cosa l’ha spinta ad intraprendere il cammino che adesso sta percorrendo?
«I miei genitori scelsero il Kenya per il loro viaggio di nozze e dopo 9 mesi nacqui io. Spesso mia madre dice che sono un po’ figlio d’Africa, e in effetti è vero: fin da piccolo mio padre mi ha dato la grande opportunità di conoscere questo Continente meraviglioso, portandomi a due anni in Senegal e a cinque ad affrontare la traversata della Skeleton Coast. Queste furono le mie prime due esperienze, ma a segnare in maniera indelebile la mia vita fu senza dubbio il viaggio in Zimbabwe che feci a 12 anni quando, sempre con mio padre, andai a visitare il Parco di Matusadona per vedere da vicino uno dei primi orfanotrofi per rinoceronti. È proprio in questa occasione che vissi l’avventura che mi fece intraprendere la carriera che ancora oggi è la mia professione. Uno dei ranger mi disse di grattare la pancia ad un rinoceronte femmina lì presente, e così feci: dopo aver pianto di gioia, smisi di grattare ma forse questa mia mossa non piacque al pachiderma che indietreggiò e sparì dietro di me. In quell’istante mi bloccai convinto che mi avrebbe incornato. Invece, la vidi superarmi e appoggiarsi a me con la stessa dolcezza e delicatezza che una mamma ha nei confronti del figlio. Ripresi quindi a grattare, ma il mix di emozioni fu così forte da fornirmi le motivazioni per decidere di cercare di salvare i rinoceronti da un triste destino».
Quali sono state le sue esperienze più significative? E i risultati più rilevanti che è riuscito ad ottenere negli anni grazie al suo impegno?
«Sono decine le esperienze di grande impatto emotivo che ho vissuto e che non scorderò mai: la prima carcassa di rinoceronte; il primo esemplare ferito mortalmente ma ancora agonizzante; la perdita di amici e fratelli (umani) con i quali ho condiviso momenti felici e difficili; la fratellanza che si instaura tra docente e allievo ranger. Un momento emozionante l’ho vissuto di recente quando il direttore generale del Parco Kruger, luogo in cui svolgo il ruolo di istruttore per ranger antibracconaggio, mi ha ringraziato lodandomi alla presenza della capo ranger del parco, della regional ranger e del section ranger. Parlando invece di risultati tangibili, cito l’aver contribuito a tre anni di azzeramento del bracconaggio nel Parco Pilanesberg e il ritorno dei rinoceronti nel Parco Kruger».
Cosa rappresenta per lei l’Associazione Italiana Esperti d’Africa della quale è presidente?
«L’AIEA è stato un bellissimo viaggio fatto a fianco di persone straordinarie. Quando la fondammo eravamo cinque amici piemontesi innamorati dell’Africa, eravamo tutti guide di safari, solo io ricoprivo il doppio ruolo di guida e ranger. Dal 2009 abbiamo raggiunto risultati eccezionali, abbiamo donato oltre 100.000 euro alla conservazione e realizzato idee davvero straordinarie, ma questo sarà l’ultimo anno di lavoro a causa della complessità del progetto. Nel 2017 abbiamo registrato la Poaching Prevention Academy presso due aziende di sicurezza privata, cambiandone anche il nome in Noctuam Poaching Prevention Academy, e nel 2018 abbiamo fondato la Conservation Risk Initiative, una no profit che lavora in progetti di conservazione in Sudafrica, Namibia e Botswana».
Addestra i ranger contro i cacciatori di frodo, l’interesse che riceve cresce o diminuisce?
«Ricevo di continuo richieste di corsi di educazione, se solo riuscissi potrei dedicarmi a questa attività anche full time, ma il tempo è tiranno e con 6 sedi di formazione sono già oberato. La ricetta del nostro successo è la semplicità e la multidisciplinarietà dell’approccio: portiamo innovazione tattica e motivazionale, ascoltiamo le richieste dei ranger e cerchiamo di proporre soluzioni alle loro esigenze. Penso che siano i nostri risultati eccezionali ad averci portato a collaborare con i centri di eccellenza per la formazione NATO e ad essere stati invitati al Parlamento europeo e al Senato francese come esperti in materia».
Che progetti ha per il futuro? Sente di aver fatto tutto per tutelare gli animali africani?
«Penso che il vero sistema vincente per il futuro sia quello di integrare la conservazione con il turismo creando nuovi posti di lavoro e un solido tessuto economico e sociale per le nuove generazioni. Non saranno le tecniche di combattimento più avanzate a porre una fine al bracconaggio, ma posti di lavoro e valori a farlo. La direzione del Parco Kruger ci ha autorizzato a realizzare un quartier generale all’interno del parco dove avremmo un’unità composta da ranger locali, ranger volontari, e unità cinofile. Oltre a questo meraviglioso progetto, figura anche la creazione di una nuova unità nel delta dell’Okavango, luogo in cui la popolazione di rinoceronti è stata annichilita in due anni. Sento di non aver fatto tutto per gli animali africani e so che dovrò fare molto di più, ma per il momento sono contento dei risultati ottenuti e del numero sempre crescente di organizzazioni che si dedicano in modo concreto alla salvaguardia della bioricchezza africana».
Ogni 8 ore viene ucciso un innocuo rinoceronte per il suo corno, divenuto negli anni la sua principale condanna. A proteggere queste specie dai bracconieri sono quindi donne e uomini che operano come ranger nelle principali riserve con lo scopo di contrastare un giro di affari che rende oltre 200 miliardi di dollari l’anno e che non smette di crescere. Un modo per sostenere progetti come quello di Davide, e aiutare quindi queste specie in via di estinzione, è l’attiva partecipazione alle campagne di supporto ai progetti locali: sul sito www.conservationrisk.co.za si trovano diversi esempi. Tra questi, partecipare come volontari ai programmi di conservazione e monitoraggio attivo, ma anche scegliere per le proprie vacanze itinerari che integrino luoghi come il Mdluli Safari Lodge, Khwai private reserve, Ongava Game Reserve, Etosha Heights Game Reserve e molte altre località dove esistono concreti piani volti alla cura del patrimonio africano.