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224 vittime in Iran, 24 in Israele. Netanyahu minaccia Trump propone Putin come mediatore

Tra rimpalli di responsabilità e minacce, è ormai scontro aperto fra Tel Aviv e Teheran. L’attacco israeliano della scorsa settimana, nella notte tra il 12 e il 13 giugno, ha preso di mira strutture militari, magazzini di armi, centri di comando. Colpiti subito, nelle loro residenze, anche alcuni vertici militari tra cui il capo dei pasdaran Hossein Salami, il capo di Stato Maggiore Mohammad Bagheri e il sostituto nominato dopo la sua morte, Ali Shadmani, ucciso nella quinta notte.

Il presidente Trump ha scritto sul suo social Truth

Missili balistici israeliani hanno colpito e distrutto un edificio a Bnei Brak (EPA/ABIR SULTAN)

Israele ha annunciato di aver sferrato l’attacco perché l’Iran sarebbe pronto a completare l’arma nucleare. Anche per questo motivo sono stati attaccati i siti di Natanz e Fordow. «La questione qui è fermare tutto ciò che minaccia la nostra sopravvivenza e siamo determinati a farlo» ha dichiarato Netanyahu a Fox News senza smentire l’ipotesi che lo stesso ayatollah Khamenei potrebbe essere tra gli obiettivi. L’ultimo bollettino conferma 227 vittime in Iran, anche se la cifra potrebbe essere molto più alta..

Pare che dall’attacco israeliano la Guida Suprema sia rintanata in un bunker con la famiglia. Secondo Reuters, Trump avrebbe posto un veto su un piano israeliano per uccidere Khamenei. Secondo alcune fonti, i vertici del Paese compreso l’ayatollah e il vicecapo di gabinetto della Guida,si starebbero preparando per fuggire all’estero e riparare a Mosca.

Netanyahu si è anche rivolto al popolo iraniano: «è arrivato il momento per voi di riunirvi attorno alla vostra bandiera e alla vostra eredità storica e ribellarvi per la vostra libertà. Il regime non è mai stato così debole: questa è la vostra opportunità per far sentire la vostra voce». Già a settembre del 2024, il premier aveva rivolto parole simili agli iraniani: «ogni momento che passa il regime sta portando voi, il nobile popolo persiano, più vicino all’abisso. Quando l’Iran sarà finalmente libero – e quel momento arriverà molto prima di quanto si pensi – tutto sarà diverso e i nostri popoli saranno finalmente in pace tra loro».

Diverso il tono del ministro della Difesa Israel Katz: «gli abitanti di Teheran pagheranno il prezzo, e presto» ha dichiarato dopo la controffensiva iraniana.

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Netanyahu presiede il gabinetto di guerra (Israel’S Government Press Office/Xinhua via ZUMA Press)

Attacco e controffensiva

Teheran ha da subito risposto agli attacchi con lanci di missili. Lo scudo aereo israeliano, Iron Dome, ha intercettato la maggior parte degli attacchi. 24 le vittime israeliane accertate.

Teheran intanto, attraverso il portavoce delle Forze armate Reza Sayyad, invita all’evacuazione degli iraniani dai territori occupati preannunciando un’offensiva: «la portata della devastante risposta dell’Iran agli attacchi israeliani riguarderà tutte le aree dei territori occupati e i residenti di questi territori devono prendere sul serio gli avvertimenti emessi ed evacuare queste regioni» ha dichiarato.

È stata colpita anche Tel Aviv, dove sono stati distrutti due edifici ma non si sono registrate vittime. In questo caso l’allarme aveva avvisato per tempo i cittadini che sono riusciti a rifugiarsi nei bunker (in altri casi un guasto al software di notifiche di allerte ha impedito alla popolazione di correre ai ripari).

Nella serata del 16 giugno, Tel Aviv ha attaccato anche la tv di Stato Irib a Teheran, uccidendo tre persone. L’attacco è stato ripreso in diretta dall’emittente. Mentre si intensifica l’offensiva in Iran, proseguono anche i lanci di missili balistici iraniani in Israele, dove continuano a risuonare le sirene.

Il primo ministro canadese Mark Carney e il presidente USA Donald Trump al summit G7 Summit di Kananaskis (Darryl Dyck/The Canadian Press via ZUMA Press)

Diplomazia in stallo

Sabato 14 giugno era in programma un nuovo incontro in Oman tra Iran e USA nell’ambito dei negoziati sul nucleare. Anche se Teheran si è ritirata dai colloqui dopo l’attacco, Trump ha cercato di mantenere una narrazione positiva. Il tycoon ha subito chiarito che gli USA non hanno responsabilità dirette sull’attacco, anche se era informata dell’operazione Rising Lion, minacciando pesantissime ritorsioni in caso di attacco iraniano a strutture o cittadini statunitensi («è possibile che veniamo coinvolti»).

Trump ha poi stupito tutti parlando di una “buona possibilità per un accordo” e proponendo Vladimir Putin come possibile mediatore: «è pronto: mi ha chiamato a proposito di questo, abbiamo avuto una lunga conversazione su questo».

I leader del G7, in programma in Canada il 16 e il 17 giugno, hanno aggiunto in cima alla lista anche il delicato nodo mediorientale. Trump ha abbandonato in anticipo il vertice, facendo sfumare l’ipotesi di una dichiarazione congiunta finale.

Se ieri Teheran sembrava disponibile a riaprire i colloqui sul nucleare, Khamenei ha chiuso le porte alla diplomazia: sul quotidiano Kayhan, vicino allo staff dell’ayatollah, si legge che «la condizione per mettere fine alla guerra non è un accordo di cessate il fuoco, né sono le pressioni politiche o una ritirata tattica. La fine della guerra richiede la completa distruzione d’Israele».

CREDITI DELLA FOTO DI COPERTINA: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH