Il ministro degli Affari europei, Sud, Politiche di coesione e Pnrr parla di Europa a Rimini
Al meeting di Rimini è intervenuto il ministro degli Affari europei, Sud, Politiche di coesione e Pnrr.
«Sbaglieremmo ad affrontare le questioni sull’onda lunga delle crisi, siano il Covid o l’Ucraina, o accadimenti di ogni giorno come l’immigrazione. C’è bisogno di definire e delineare i compiti principali da svolgere a livello europeo» ha dichiarato Raffaele Fitto.
L’allargamento dell’Unione europea “comporta una riflessione: che capacità finanziaria e che modello immaginiamo per costruire questa dimensione? Rischiamo di aprire una riflessione senza avere capacità e mezzi per realizzarle“. Poi il ministro ha spiegato che le grandi priorità sono: difesa, politica estera, flussi migratori, politica industriale, ovvero “pilastri su cui interrogarsi” per evitare che le decisioni europee vadano “in contrasto coi singoli Stati membri” e per questo “serve un nuovo modello“.
Inoltre Fitto ha dichiarato che “l’Ue deve iniziare a costruire una sua politica di difesa inserendola in una dinamica che rafforzi dentro l’Alleanza il ruolo dell’Italia all’interno della Nato“, dato che “difesa e sicurezza sono fondamentali e bisogna investire molto“, sottolineando che “non è solo armi ma sicurezza, ricerca, capacità“, ponendo l’accento sull’industria perché “non sono risorse investite inutilmente, se non lo facciamo noi lo faranno altri“.
Il ministro prosegue illustrando come “non si trova un accordo sul nuovo modello del Patto di stabilità il rischio è che a gennaio tornino le vecchie regole e questo comporta un effetto molto complesso“, criticando poi le scelte operate dai precedenti governi, sostenendo che “basta vedere l’aumento della spesa corrente in questi anni per comprendere come una situazione di drammatica crisi poteva essere usata meglio dal punto di vista degli investimenti“. Ma, ha chiosato, “la flessibilità può essere una soluzione nell’immediato anche per spendere in modo più adeguato le grandi risorse di fronte a cui ci troviamo“, sia del Pnrr che dei fondi di coesione.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI