ABERCROMBIE&FITCH

L’indagine è partita dopo un’inchiesta della BBC che aveva raccolto le testimonianze di diversi modelli. Mike Jeffries e il compagno Matthew Smith avrebbero “reclutato” giovani uomini con il pretesto di partecipare ad alcuni eventi per poi “sfruttarli” sessualmente

Si torna a parlare dell’ex CEO di Abercrombie&Fitch Mike Jeffries. L’FBI ha aperto un’indagine nei confronti dell’ex capo del brand di abbigliamento in relazione ad alcune accuse di sfruttamento sessuale nei confronti di alcuni modelli, sollevate dopo un’inchiesta pubblicata dalla BBC lo scorso ottobre e realizzata dalla serie investigativa Panorama. È indagato anche il compagno di Jeffries, Matthew Smith.

Secondo il reportage dell’emittente britannica Jeffries e Smith sarebbero stati a capo di una rete volta a reclutare giovani uomini, scelti con il pretesto di partecipare una serie di eventi promozionali, che avrebbero avuto luogo nelle loro abitazioni a New York e in hotel di lusso in tutto il mondo, da Parigi a Marrakech a Londra. Durante questi eventi i giovani sarebbero stati coinvolti in atti sessuali. La BBC ha raccolto le testimonianze di 12 uomini, che hanno riferito di aver partecipato a questi eventi tra il 2009 e il 2015. Alcuni di loro hanno affermato di essere stati ingannati “sulla reale natura degli eventi o di non essere stati informati che si sarebbero verificati atti sessuali”. Gli altri uomini intervistati, invece, hanno dichiarato di aver capito si trattasse di rapporti sessuali ma che “non sapevano esattamente cosa ci si aspettasse da loro”. Tutti avrebbero affermato di essere stati pagati. Alcuni avrebbero fatto riferimento ad abusi sessuali. Dall’inchiesta della BBC, durata due anni, sarebbero emersi anche degli accordi di riservatezza che i modelli sarebbero stati costretti a firmare.

A fare da intermediario, secondo l’inchiesta del network britannico, ci sarebbe stato James Jacobson che, però, ha negato le accuse, sostenendo che gli uomini fossero “consapevoli” e “consenzienti”. Al momento Jeffries e Smith non hanno risposto alle accuse.

Stando all’inchiesta, oltre 100 uomini potrebbero essere stati vittime della rete nel periodo in cui Mike Jeffries è stato CEO dell’azienda, dal 1992 al 2014.

Dopo l’inchiesta della BBC, Abercrombie&Fitch aveva preso le distanze dicendosi “scioccata e disgustata” e ribadendo la sua politica inclusiva, lontana da qualsiasi tipo di discriminazione.Inoltre, il marchio aveva deciso di sospendere tutti i pagamenti ancora dovuti a Mike Jeffries, per un totale di un milione di dollari.  

I dettagli dell’inchiesta della BBC

Sulla vicenda la BBC ha realizzato il documentario The Abercrombie Guys: The Dark Side of Cool e una serie di podcast. Secondo l’inchiesta James Jacobson avrebbe selezionato i modelli per conto di Jeffries e Smith, ricevendo tra i 500 e i 1000 dollari per ogni segnalazione. Stando alle testimonianze, Jacobson avrebbe chiesto ai giovani dei favori sessuali prima di assumerli e presentarli a Jeffries e Smith.

Stando a quanto emerso, i modelli avrebbero dichiarato di aver dovuto firmare accordi di non divulgazione di cui non hanno potuto conservare alcuna copia.

Abercrombie&Fitch, le controversie durante la gestione di Jeffries

Il colosso dell’abbigliamento ha cambiato policy dopo le controversie e le cause legali che l’hanno coinvolto in passato, durante la leadership di Jeffries, raccontati nel documentario White Hot: L’ascesa e la caduta di Abercombie&Fitch, disponibile su Netflix. Un cambio radicale portato avanti dall’attuale CEO Fran Horowitz.

Abercrombie&Fitch, fondata nel 1892 dall’imprenditore David T. Abercrombie, è nata come azienda specializzata nell’abbigliamento sportivo ed escursionistico di alto livello. Alla fine degli anni Ottanta viene acquistata dall’imprenditore Mike Jeffries, che ricoprirà il ruolo di presidente e amministratore delegato fino al 2014. Il marchio ha conosciuto il boom negli anni Novanta, da quando ha iniziato a dedicarsi all’abbigliamento per giovani.

L’azienda è diventata nota in tutto il mondo non solo per la diffusione capillare dei suoi negozi in tutto il mondo – all’interno dei quali lavoravano modelli, soprattutto uomini spesso a torso nudo – ma anche per le campagne pubblicitarie, per le quali venivano scelti giovani modelli, per la maggior parte uomini, conformi allo stereotipo del ragazzo americano muscoloso e atletico. È qui che sono cominciate le accuse: le pubblicità vengono tacciate di essere sessualmente allusive e sessualizzanti.

Sono, poi, arrivate le accuse di elitismo. Lo stesso Mike Jeffries ha dichiarato in un’intervista a Salon nel 2006 che Abercrombie&Fitch si rivolgeva ai “cool kids”, ai “ragazzi fighi”, i “tipici americani attraenti con tanti amici”. «Siamo esclusivi? Assolutamente Sì» aveva dichiarato Jeffries nell’intervista. A questo punto è diventato chiaro quanto il brand si rivolgesse solo a un tipo di clientela e si basasse sull’estetica e un determinato standard di bellezza.

L’azienda è stata, inoltre, accusata di razzismo e discriminazioni religiose. Nei primi anni Duemila hanno fatto scalpore le t-shirt con grafiche e messaggi razzisti nei confronti delle persone asiatiche. Nel 2003 alcuni ex dipendenti e candidati al lavoro hanno avviato una class action per le politiche di assunzione discriminatorie. Secondo le accuse, diversi ex lavoratori e lavoratrici erano stati licenziati per la loro etnia, mentre gli aspiranti candidati non erano stati assunti per lo stesso motivo. La causa si è chiusa con un accordo che è costato ad Abercrombie 40 milioni di dollari. In base all’accordo, l’azienda ha inserito nel team la figura del Vice Presidente per la Diversità; nonostante questo la policy è rimasta pressoché identica per molti anni.

Nel 2015 la Corte Suprema degli Stati Uniti si è pronunciata a favore di Samantha Elauf, una giovane che nel 2008 non era stata assunta in un negozio di Abercrombie Kids in California perché indossava l’hijab. Secondo 8 giudici su 9 il comportamento dell’azienda aveva violato il Civil Rights Act del 1964 che vieta qualsiasi discriminazione in base all’etnia, al genere e alla religione.

Da quando Mike Jeffries ha lasciato la guida nel 2014, Abercombie&Fitch si è impegnata in un rebranding radicale e ha cambiato la sua politica, ora dedicata all’inclusività. Sull’homepage del sito (nella versione in lingua italiana) si legge: «Oggi, come ogni giorno, siamo leader con determinazione, siamo campioni di inclusività e ci impegniamo a creare un senso di appartenenza».

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK