Il “predicatore” Paul Mackenzie, a capo della Setta del digiuno, è stato incriminato per la morte di 429 persone
Paul Nthenge Mackenzie, il leader della setta religiosa conosciuta come “la setta del digiuno” è stato incriminato il 16 gennaio per terrorismo e omicidio. Su di lui pesa la responsabilità della strage di Shakahola: 429 persone morte i cui corpi sono stati rinvenuti in gran parte nella foresta di Shakahola (da cui il nome), luogo in cui la setta era solita riunirsi. Mackenzie dovrà rispondere di 10 capi d’accusa, tra cui terrorismo e omicidio, insieme ad altre 94 persone. La data del processo non è ancora stata fissata.
Nella primavera del 2023 il Kenya ha subito un profondo scossone quando, nella foresta di Shakahola, una delle zone del Paese tra le più difficili da affrontare persino per i ranger più esperti, sono state scoperte fosse comuni poco profonde in cui erano stati occultati centinaia e centinaia di cadaveri. Uomini, donne e persino bambini che, come si è scoperto poco dopo, erano morti perlopiù di fame; altri erano stati soffocati. I corpi avevano addosso segni di violenze, come botte e strangolamenti, e ad alcuni di loro erano stati rimossi organi interni. Fra le vittime c’erano anche molte famiglie: dalle indagini è emerso che all’interno del gruppo alcune bambine erano state molestate sessualmente.
Il territorio in cui le fosse comuni sono state rinvenute è di proprietà di Mackenzie, predicatore a capo della Good News International Church, la Chiesa internazionale della buona novella. Dalla scoperta dei cadaveri all’identificazione dell’uomo il passo è molto breve: Nthenge viene arrestato il 14 aprile del 2023, il giorno dopo la scoperta delle prime vittime. Da quel momento sono stati riesumati 429 corpi.
La lunga coda della giustizia
Benché sia stato individuato e arrestato rapidamente, la detenzione di Mackenzie è stata prorogata più volte. Le forze dell’ordine hanno portato avanti più a lungo possibile la ricerca delle vittime nella foresta di Shakahola; la foresta sorge poco distante da Malindi, una delle destinazioni turistiche più apprezzate del continente africano, ma il territorio impervio rende difficile la riesumazione dei corpi e la foresta che si chiude su sé stessa è perfetta per far perdere le tracce.
Nel gennaio 2024 però, a 9 mesi dal primo arresto di Mackenzie, il tribunale ha intimato alla procura di formalizzare le accuse contro l’autoproclamato “pastore evangelico” entro 14 giorni, altrimenti avrebbe ordinato la sua scarcerazione. Una settimana dopo la procura generale ha comunicato tramite una nota ufficiale che la riserva era stata sciolta grazie ad “un’analisi approfondita delle prove”: Mackenzie e 94 dei suoi adepti sono stati incriminati e dovranno rispondere della morte di centinaia di persone.
Dal suo canto il predicatore ha negato di avere una responsabilità nelle morti, sostenendo di aver chiuso la Chiesa nel 2019.
Chi è Paul Nthenge Mackenzie
Non si sa molto dell’uomo che professava che il mondo sarebbe finito nell’agosto del 2023. È nato a Machakos, in Kenya, e ha 50 anni. Il fratello, Robert Mbatha, ha raccontato a Le Monde che nei primi anni Duemila Mackenzie disse di aver ricevuto “una chiamata” da Dio per fondare la propria chiesa. In seguito a questa “rivelazione” fondò il culto insieme a una donna che aveva incontrato in una chiesa battista di Malindi, Ruth Kahindi. La figlia di quest’ultima, intervistata dal New York Times, ha dichiarato che all’inizio la Good News International Church era “una chiesa normale” ma quando poi Mackenzie si è staccato da sua madre ha costruito una nuova chiesa nella periferia di Malindi e ha cominciato a “estremizzarsi”. Si è sposato con una donna di nome Joyce Mwikamba e a partire dal 2003 ha iniziato la sua “carriera” come predicatore.
Più volte ha rivelato le proprie posizioni “estreme”: cominciò a dire ai seguaci di non farsi visitare dai medici e di non mandare i figli a scuola, sostenendo che la medicina e l’istruzione fossero “il male”. Fondò un istituto scolastico all’interno della chiesa e cominciò a curare la gente sostenendo di avere poteri divini, in entrambi i casi facendo pagare i seguaci. Si diceva convinto che il numero Huduma in Kenya fosse il marchio della bestia “666” raffigurato dal libro dell’Apocalisse nella Bibbia ebraica, e per anni è entrato e uscito dal carcere, secondo quanto raccontato ai media da un ex sostenitore.
In marzo, era stato rilasciato su cauzione seppur fosse stato accusato di essere responsabile della morte per fame di due bambini. Eppure, tutto ciò non gli ha impedito di costituire una setta che avrebbe portato alla morte centinaia di persone, sotto gli occhi delle autorità, oggi accusate di non aver fatto nulla per fermarlo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, esisteva una vera e propria milizia che impediva ai seguaci di Mackenzie di rompere il digiuno o lasciare la tenuta del predicatore.
Le sette evangeliche e il culto del digiuno
Le sette sono organizzazioni a carattere religioso in cui si segue una dottrina minoritaria che generalmente nasce ispirandosi a culti già esistenti da cui poi si distacca per aspetti dottrinali o pratici, fino ad arrivare a rinnegarla completamente. Sono zone d’ombra tra spiritualità e autodistruzione, miasmi che nascono in quegli spazi vuoti lasciati dalle religioni tradizionali. Le sette proliferano laddove ci sono condizioni di sofferenza, dolore, sfiducia e isolamento. Per questo motivo trovano terreno fertile in Africa, dove il tessuto della società è già profondamente religioso e la religione stessa diventa uno strumento di potere: in condizioni di povertà, ignoranza e paura è ancora più facile subire una forma di condizionamento mentale e fisico come quella operata dalla Setta del digiuno.
Mackenzie, a capo della Good News International Church come detto, aveva convinto i suoi adepti a smettere di sfamarsi e lasciarsi morire di fame perché solo tramite il digiuno avrebbero potuto “incontrare Gesù” e guadagnarsi un “posto sicuro in Paradiso”.
L’arrivo del Covid ha accentuato tutto questo: in molti hanno creduto che fosse vicina la fine del mondo. Secondo la testimonianza di un ex adepto di Mackenzie, Titus Katana, citato da Il Post, nel gennaio 2023 il predicatore avrebbe avviato un piano per un suicidio di massa, in modo da far morire in maniera “sistematica” le persone che lo avevano seguito. Secondo quanto raccontato da Katana al Sunday Times, “i primi a morire dovevano essere i bambini, a cui era stato ordinato di digiunare durante il giorno: a marzo e aprile era toccato fare lo stesso alle donne, e poi sarebbe stata la volta degli uomini”. Dal suo canto, Mackenzie non praticava il digiuno. Il motivo? “Voleva rimanere vivo per aiutare i seguaci a incontrare Gesù“.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/EPA