Cutro

Lighthouse Reports: autorità italiane e Frontex hanno cercato di nascondere le responsabilità

La Procura di Crotone ha disposto perquisizioni, eseguite dai carabinieri, nelle sedi di Frontex, della Guardia di finanza e della Guardia costiera. L’inchiesta intorno al naufragio di Cutro intende scoprire se i presunti ritardi nei soccorsi abbiano dei responsabili.

Non solo, gli accertamenti intendono anche scoprire se qualcosa nel sistema che avrebbe dovuto garantire assistenza al barcone sul quale si trovavano le 94 persone migranti che hanno perso la vita, non abbia funzionato. Obiettivo della Procura anche ricostruire la filiera delle competenze da parte di chi sarebbe dovuto intervenire per soccorrere le persone, evitando che si la barca schiantasse a pochi metri dalla spiaggia.

La Procura della Repubblica di Crotone ha emesso un decreto di perquisizione nei confronti del tenente colonnello Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo Valentia della Guardia di Finanza; ad Antonino Lopresti, dello stesso Roan, operatore di turno la notte della tragedia, e al colonnello Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale di Taranto. Provvedimento uguale è stato notificato anche ad altre tre persone di cui non sono state fornite generalità.

Secondo quanto emerge dall’indagine di Lighthouse Reports realizzata in collaborazione con Domani, Süddeutsche Zeitung, Le Monde, El Pais e Sky News sia le autorità italiane sia Frontex avrebbero cercato di omettere le proprie responsabilità. Lighthouse Reports ha scoperto che “fin dall’inizio siano stati sottovalutati tutti i segnali di pericolo, decidendo di non intervenire con un’operazione di ricerca e soccorso in mare (Sar) bensì con una operazione di polizia (Law enforcement)“.

In una nota diffusa da Lighthouse Reports si legge che “in una imbarcazione in cui solitamente troverebbero posto 16 persone si stima ce ne fossero dieci volte tante, di cui 140 dall’Afghanistan e 20 dal Pakistan” e viene sottolineato che “l’inchiesta internazionale che fornisce nuovi dettagli sul ruolo svolto da Frontex, a partire da un documento riservato che si è rivelato determinante nel mettere in luce due significative incongruenze, riguardanti da un lato la valutazione delle condizioni del meteo, e dall’altro il reale numero di chiamate satellitari tracciate dall’imbarcazione“, inoltre “vari articoli apparsi in questi mesi sulla stampa italiana hanno evidenziato ombre nella ricostruzione degli eventi di Cutro da parte dell’Italia, su cui anche la Procura di Crotone ha aperto un’indagine. Proprio ieri, il procuratore ha disposto verifiche e accertamenti che coinvolgono le sedi di Frontex, Guardia di finanza e Guardia Costiera“.

Dalla ricostruzione degli eventi emerge che “la sera del 25 febbraio l’aereo di ricognizione di Frontex ‘Eagle’ 1 ha captato alcune telefonate che dalla barca chiamavano verso la Turchia e ha rilevato la nave a circa 40 miglia dalle coste italiane con una velocità di navigazione di 6 nodi“, poi “alle 22.26 il velivolo, oltre ad avvistare la Summer Love, individuava una significativa risposta termica e altri segni che indicavano la presenza di tante persone sottocoperta“. E Frontex aveva già comunicato l’assenza di sufficienti giubbotti salvagente, sottolineando che questi dati sono stati “trasmessi ‘in tempo reale anche alle autorità italiane’, circa 6 ore prima che l’imbarcazione si infrangesse a pochi metri dalle coste calabresi“.

«Dopo il naufragio, l’Agenzia europea ha affermato nel suo comunicato di non aver potuto continuare a monitorare la Summer Love perché l’aereo di ricognizione ‘Eagle 1’ era a corto di carburante. Non risulta
tuttavia nessuna comunicazione pubblica sulle pessime condizioni meteorologiche. Inoltre, Frontex ha riferito di aver captato solo una chiamata verso la Turchia nell’area prima di avvistare la Summer Love, mentre in realtà il numero è più alto. Un’ulteriore indizio sulla possibile presenza di migranti a bordo, visto che la rotta migratoria che dalle coste turche porta all’Italia è sempre più battuta dai trafficanti
», si legge, ma le autorità italiane scelgono di “disporre un’operazione di polizia, e non di Ricerca e soccorso (Sar), che scatterà invece in seguito al naufragio

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/CARMELO IMBESI