L’uomo che si è salvato dal naufragio ha raccontato i momenti drammatici dell’impatto
Un superstite del naufragio di Cutro, nel quale sono morte – accertate – 94 persone, ha puntato il dito verso i presunti scafisti e ha rivolto parole inequivocabili: «per una imbarcazione che valeva al massimo 20 mila euro, e che volevate riportare in Turchia, avete fatto morire donne e bimbi innocenti per guadagnare milioni di euro. Come fa la vostra coscienza a stare tranquilla?».
I tre uomini ritenuti gli scafisti, il pakistano Khalid Arslan e i turchi Sami Fuat e Gun Ufuk, sono stati riconosciuti dall’uomo durante l’incidente probatorio davanti al giudice dell’udienza preliminare Michele Ciociola. Unod egli accusati era in videocollegamento da Gratz, Austria.
Il superstite ha indicato Sami Fuat spiegando che fosse “una persona che non dava ordini ma era evidente che si trattava di una persona importante“. Gli scafisti in tutto sarebbero cinque, uno è irreperibile, mentre l’altro è un minorenne pakistano cge verrà giudicato a Catanzaro.
Il superstite, grazie a delle foto, ha ricostruito anche chi fossero i comandanti della barca (il turco Gun Ufuk arrestato in Austria, un siriano che è morto nel naufragio e la persona irreperibile) mentre i due uomini pakistani “hanno dormito con noi nelle case abbandonate di Istanbul prima della partenza verso Izmir” e hanno fatto da intermediari e traduttori.
Il sopravvissuto ha raccontato: «quando chiedevamo di chiamare la polizia ci dicevano che dovevano far tornare barca in Turchia. La tempesta era forte, era pericoloso, abbiamo pensato di morire. L’acqua entrava dagli oblò. Non so quante ore siamo stati in quelle condizioni di pericolo, forse dieci. Ma il problema non è stato il mare, è stata la secca contro cui è finita l’imbarcazione. Io ero seduto dentro la barca, proprio dove c’è stato l’impatto – ha spiegato. – L’acqua ha iniziato a entrare e donne e bimbi piangevano. Sono andato verso la scaletta per uscite in coperta ma c’era tanta gente che diceva che non davano il permesso di salire. Quando sono arrivato su avevo già l’acqua alla gola. Ho cercato di aggrapparmi alla cabina di comando ed ho visto uno degli scafisti che rompeva il vetro della cabina per scappare. Poi ho visto molti cadaveri. Mi sono aggrappato ad un pezzo di legno. Le onde erano alte. Aspettavo solo la morte. Poi un’onda molto forte mi ha catapultato sulla spiaggia. Non sono stato in acqua molto tempo, ma è stato comunque lungo come un’intera vita».
Poi l’uomo ha raccontato di aver visto delle luci dalla spiaggia, come dei segnali che indicassero dove andare, ma non ha saputo dire se si trattasse di soccorsi, poi “sulla spiaggia ho visto solo tre delle persone che stavano nella cabina con i capitani, mentre i capitani non c’erano più“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/FRANCESCO ARENA