Bergoglio è in Indonesia per il più lungo tra i viaggi apostolici che abbia mai affrontato. Al centro il rapporto tra cristianesimo e Islam, ma anche il cambiamento climatico e la pedofilia nella Chiesa, con un occhio verso la Cina

Nonostante i suoi 87 anni e i problemi di salute che negli ultimi tempi lo hanno messo alla prova, papa Francesco è partito per il più lungo viaggio apostolico del suo papato: quello in Indonesia. Francesco è atterrato a Giacarta, prima tappa di un tour che toccherà quattro nazioni tra Asia e Oceania e che durerà 12 giorni: Papua Nuova Guinea, Timor Est e Singapore sono le altre mete in cui verrà accolto Bergoglio.
Ci sono svariate ragioni per cui questo viaggio è così diverso dai precedenti: se la prima e più lampante – considerando varie metriche tra cui appunto le questioni di salute – è la durata dello stesso, la seconda ma non in ordine d’importanza è certamente il credo religioso dell’Indonesia, Paese con più persone musulmane al mondo, circa 242 milioni. I cattolici sono 8 milioni, vale a dire meno del 3% della popolazione complessiva, e si contano svariati altri credi, tra cui protestantesimo, buddismo, induismo e confucianesimo. Non sorprende dunque che il viaggio del Papa sia improntato all’importanza del dialogo, tema su cui Bergoglio tornerà nei 16 discorsi in programma concentrandosi sui rapporti tra cristianesimo e Islam. Ma in agenda ci sono anche cambiamento climatico, innalzamento degli oceani, progresso economico, povertà, migrazioni e difficoltà dell’accoglienza e la pedofilia nella Chiesa. Non meno ambizioso del viaggio è l’obiettivo ultimo di Bergoglio secondo quanto riportato dal vaticanista Gian Guido Vecchi: ricostruire un rapporto con la Cina, dopo lo stop diplomatico del 1951. Francesco sognerebbe infatti di visitare il Paese e concludere questo viaggio a Singapore – dove tre quarti di popolazione è per l’appunto di etnia cinese – potrebbe essere un modo per gettare una base. A ottobre verrà prorogato per la terza volta l’accordo nato nel 2018 e ancora provvisorio che permette la nomina di vescovi cinesi, ma l’obiettivo ultimo è costruire e rafforzare una presenza cattolica nel Paese orientale.

Giovedì 5 settembre in mattinata il Papa ha attraversato il Tunnel dell’Amicizia che unisce la moschea Istiqlal di Giacarta (la più grande del Sud Est asiatico) appunto con la vicina cattedrale cattolica: poche decine di metri che passano sotto la piazza Merdeka, un percorso che Francesco ha compiuto con l’imam Nasaruddin Umar. Una volta in cattedrale il Papa ha rivolto un saluto ai presenti, ringraziando “tutti coloro che operano convinti che si possa vivere in armonia e in pace, consapevoli della necessità di un mondo più fraterno“. «Auspico che le nostre comunità possano essere sempre più aperte al dialogo interreligioso e siano un simbolo della coesistenza pacifica che caratterizza l’Indonesia. L’esperienza religiosa sia punto di riferimento di una società fraterna e pacifica e mai motivo di chiusura e di scontro». Francesco ha poi firmato una dichiarazione congiunta con altri esponenti di altre fedi: l’impegno è chiaramente la vicinanza, il dialogo, il rispetto reciproco, in un mondo in cui si continua a combattere sotto il vessillo di religioni differenti e si torna ad aver paura degli estremismi che caratterizzano le rispettive culture.
Il Papa ha lodato il mondo islamico indonesiano che ha definito un simbolo di “apertura e dialogo” e ha incoraggiato tutti a proseguire sulla medesima strada, coltivando “la propria spiritualità e praticando la propria religione” in modo da continuare a “camminare alla ricerca di Dio e contribuire a costruire società aperte, fondate sul rispetto reciproco e sull’amore vicendevole, capaci di isolare le rigidità, i fondamentalismi e gli estremismi, che sono sempre pericolosi e mai giustificabili“. Bergoglio ha concluso sottolineando che assumere un atteggiamento di dialogo e di fraternità non significa essere semplicemente cortesi ma instaurare un “comune cammino di amicizia“, come accaduto in Indonesia, “sostenuti da chi nel Paese ha avuto responsabilità civili e politiche, incoraggiato dai diversi leader religiosi“, un risultato reso possibile “soprattutto per la bella disposizione d’animo del popolo indonesiano, la vostra apertura interiore e l’accoglienza che sapete offrirvi reciprocamente, per la capacità che avete di armonizzare le diversità“.

L’Indonesia delle diversità

L’Indonesia è un Paese fondamentalmente islamico: eppure quello che si pratica qui è un islamismo diverso da quello di cui sentiamo spesso parlare in televisione o sui social (così spesso in effetti che siamo portati a credere, sbagliando, che “quel” tipo di Islam, fatto di sharia ed estremismi, sia l’unico esistente). In Indonesia la percentuale di musulmani è altissima, l’86%, eppure la sharia non si applica, il velo è obbligatorio nelle scuole religiose ma vietato in quelle statali, le leggi sono molto più democratiche e morbide (lo Stato si professa costituzionalmente laico), e c’è in generale un rispetto per la diversità tale che ha portato ad una felice convivenza tra molti, diversissimi culti, seppur in minoranza. Questo ha creato ovviamente una spaccatura con altri Paesi islamici: l’Indonesia non è e non vuole diventare uno Stato islamico, è un enorme laboratorio di convivenza e democrazia tra Islam e protestantesimo, cattolicesimo, buddismo, confucianesimo, induismo; un modello davvero in controtendenza, tanto da scatenare le ire dei radicali che giudicano “empie” le libertà concesse ai non-musulmani in questo territorio.

Per addentrarsi un po’ di più nella geografia locale e fare qualche esempio, l’isola di Bali è composta interamente da induisti e anche un visitatore può facilmente imbattersi nei riti di questa pratica religiosa. I tempi induisti sono molto diffusi (per visitarli occorre indossare una fascia di tessuto arrotolata intorno alla vita, il Sarong) e aperti. Se ci si sposta su Giava invece (patrimonio mondiale dell’Unesco, peraltro) qui la prevalenza della popolazione è buddista.

Oltre alle religioni riconosciute a livello giuridico, ce ne sono altre 245 non ufficiali di varia ampiezza, tanto che per legge è previsto che ogni cittadino in possesso di carta d’identità debba riconoscersi in una delle 6 religioni indicate, ma è possibile lasciare la sezione vuota. Ci sono dei limiti: non è riconosciuto l’agnosticismo né l’ateismo, e la bestemmia è illegale.

La pace frutto della giustizia

Atterrato a Giacarta, Papa Francesco ha tenuto un primo incontro pubblico nel Palazzo presidenziale Istana Merdeka, parlando davanti alle autorità, ai civili e al corpo diplomatico e sottolineando il suo desiderio di incrementare il dialogo interreligioso, motivo primario del suo arrivo in Indonesia. «Con il dialogo interreligioso si potranno eliminare i pregiudizi e far crescere un clima di rispetto e fiducia reciproca, indispensabile per affrontare le sfide comuni, tra le quali quella di contrastare l’estremismo e l’intolleranza, i quali – distorcendo la religione – tentano di imporsi servendosi dell’inganno e della violenza. Purtroppo si riscontrano nel mondo attuale alcune tendenze che ostacolano lo sviluppo della fraternità universale. In diverse regioni constatiamo il sorgere di violenti conflitti che sono spesso il risultato di una mancanza di rispetto reciproco, della volontà intollerante di far prevalere a tutti i costi i propri interessi, la propria posizione, o la propria parziale narrazione storica, anche quando ciò comporta sofferenze senza fine per intere collettività e sfocia in vere e proprie guerre sanguinarie». Il Papa ha aggiunto poi che spesso si sviluppano “violente tensioni” all’interno degli Stati, “per la ragione che chi detiene il potere vorrebbe tutto uniformare, imponendo la propria visione anche in questioni che dovrebbero essere lasciate all’autonomia dei singoli o dei gruppi“. Infine, ha concluso, «malgrado le suadenti dichiarazioni programmatiche, sono molte le situazioni in cui manca un effettivo e lungimirante impegno per costruire la giustizia sociale, e da ciò deriva che una parte considerevole dell’umanità viene lasciata ai margini, senza i mezzi per un’esistenza dignitosa e senza difesa per far fronte a gravi e crescenti squilibri sociali, che innescano acuti conflitti. E come si risolve questo? Con una legge di morte, limitando le nascite. Forse queste famiglie preferiscono avere un gatto o un cagnolino, invece di un figlio. Nel mondo vi sono casi in cui la fede in Dio viene continuamente posta in primo piano, ma spesso per essere purtroppo manipolata e per servire non a costruire pace, comunione, dialogo, rispetto, collaborazione, fraternità, ma per fomentare divisioni e accrescere l’odio. In altri contesti, invece, si ritiene di poter o dover prescindere dal ricercare la benedizione di Dio, giudicandola superflua per l’essere umano e per la società civile, che si dovrebbero promuovere con le loro proprie forze, ma che, così facendo, incontrano spesso la frustrazione e il fallimento». Il Papa ha concluso dichiarando che “la pace è frutto della giustizia” e che l’augurio è che tutti “nel loro quotidiano agire, sappiano trarre ispirazione da questi principi e renderli effettivi nell’adempimento ordinario dei rispettivi doveri“, dal momento che l’armonia “si ottiene quando ciascuno si impegna non solo per i propri interessi e la propria visione ma in vista del bene di tutti, per costruire ponti, favorire accordi e sinergie, unire le forze allo scopo di sconfiggere ogni forma di miseria morale, economica, sociale, e promuovere pace e concordia“.

Gli altri temi del Papa

Al centro del viaggio in Indonesia di Bergoglio come abbiamo visto dalle sue stesse parole c’è la promozione di un maggior dialogo – e dunque di una maggiore fratellanza – tra cristianesimo e Islam, le due religioni che contano il maggior numero di fedeli nel mondo e che hanno una comune tradizione storica, partendo dalla condivisione dello stesso luogo d’origine, il Medio Oriente (una breve parentesi teologica: tanto il cristianesimo quanto l’Islam nascono nel segno dell'”ebraismo”; Abramo è un elemento di congiunzione importante perché è il “padre” tanto dei cristiani, quanto dei musulmani, quanto degli ebrei. In questo senso si celebra una sorta di “unione spirituale” tra le religioni monoteiste). Gli altri temi fondamentali saranno toccati in alcuni luoghi “chiave”. Lunedì 9 e martedì 10 settembre per esempio, Francesco sarà a Timor Est, Paese a maggioranza cattolica, salito agli onori della cronaca per un fatto che ha provocato un grave scandalo in seno alla Chiesa. Il vescovo – premio Nobel per la pace nel 1996 – Filipe Ximenes Belo, è stato accusato di pedofilia per alcuni abusi commessi negli anni ‘90 e nel 2020 è stato condannato a una serie di restrizioni dall’ex Sant’Uffizio. Oggi vive in Portogallo, ma è qui, nel “suo” Paese che il Papa andrà a parlare proprio del tema della pedofilia e degli abusi che così da vicino toccano il Vaticano (e i preti ad esso legato). 

Durante la tappa di Singapore invece verrà trattato il tema dell’economia “che uccide” (non è la prima volta: lo stesso discorso è stato intrapreso nel 2023 durante un incontro con giovani economisti e imprenditori). Singapore è ad oggi uno dei Paesi più ricchi e industrializzati del Sud Est asiatico. 

Un viaggio molto atteso

Il viaggio apostolico di Papa Francesco nel Sud Est asiatico è in agenda da molto tempo. Era stato organizzato per il 2020 ma la pandemia di Coronavirus aveva costretto a un rinvio che si è protratto fino a quest’anno. Si tratta, per il Vaticano, di un “completamento”, una sorta di “ultimo spaccato” di un viaggio che ha portato Francesco in Corea, Sri Lanka, Filippine, Myanmar, Bangladesh, Thailandia, Giappone, Kazakistan e finanche in Mongolia. Nel frattempo tuttavia sono insorte altre problematiche, non solo di tipo geopolitico (il Covid, le guerre) ma anche come abbiamo visto in termini di salute: dal 2022 ormai Bergoglio si muove su una sedia a rotelle e nel 2023 è stato sottoposto a un intervento chirurgico per un’ernia. Il Papa soffre anche di problemi respiratori e, per questo viaggio più ancora da vicino che per i precedenti, è stato seguito dal suo medico personale e da due infermieri che fanno parte del suo più stretto “entourage”. 

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA