La Mostra del Cinema di Venezia giunge all’81esima edizione, sempre in bilico tra autorialità e glamour
Come ogni anno, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre la Mostra del Cinema di Venezia torna in laguna, tra film d’autore e star mondiali, cercando di coniugare l’attenzione alle pellicole con una vocazione glamour, che negli anni è diventata sempre più pop.
Una storia lunga quella della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, la manifestazione dedicata alla Settima Arte più antica del mondo: la prima edizione è datata 1932. Il Festival rientra nelle attività della Biennale di Venezia, una delle più prestigiose fondazioni culturali italiane nell’ambito delle arti figurative, del teatro, del cinema, della musica e della danza.
L’edizione 2024, l’81esima, in scena dal 28 agosto al 7 settembre, è diretta dal critico cinematografico Alberto Barbera ed è organizzata dalla Biennale presieduta dal giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco. A presiedere la Giuria Internazionale, alla quale spetta il compito di assegnare il Leone d’Oro al Miglior Film e gli altri premi, è l’attrice francese Isabelle Huppert. Il film di apertura, fuori concorso, è stato Beetlejuice Beetlejuice di Tim Burton, sequel del cult Beetlejuice del 1988.
Ma come è nato il festival?

Dall’epoca fascista al secondo dopoguerra
La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è oggi una delle kermesse più attese e chiacchierate, e ha attraversato anni di storia. Anche i periodi storici più bui e dolorosi, come l’epoca fascista.
Dal 6 al 21 agosto del 1932 si tiene la prima Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica, da un’idea dell’allora presidente della Biennale di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata, dello scultore Antonio Maraini (che ricopre il ruolo di Segretario Generale) e di Luciano De Feo, fondatore dell’Istituto LUCE (L’Unione Cinematografica Educativa) e all’epoca direttore dell’Istituto internazionale per la cinematografia educativa. Questa prima edizione, ospitata all’Hotel Excelsior di Venezia, non ha quel carattere competitivo che assumerà dal 1934, anno in cui viene istituita la Coppa Mussolini assegnata al Miglior Film Italiano e al Miglior Film Straniero. Il premio verrà assegnato fino al 1942 e verrà abolito, ovviamente, nel 1946. All’epoca non esiste ancora una giuria vera e propria: i premi vengono assegnati dalla Presidenza della Biennale, dopo aver consultato esperti e pubblico, e di comune accordo con l’Istituto Internazionale per la Cinematografia Educativa, parte della Società delle Nazioni. Sempre dal 1934 vengono assegnate le Grandi medaglie d’oro dell’associazione fascista dello spettacolo alle migliori interpretazioni maschili e femminili.
Il 1934 è anche l’anno che segna il primo scandalo legato alla mostra, che coincide con il primo nudo cinematografico di sempre (non integrale). A portarlo in scena l’attrice e inventrice Hedy Lamarr nel film Estasi diretto dal regista ceco Gustav Machatý. La pellicola diventa un caso: viene censurata dalla Germania nazista mentre negli Stati Uniti finisce sotto processo.
Torniamo a Venezia. È dal 1935 che la Mostra diventa annuale e aumentano il numero di opere e di Paesi partecipanti. Tranne l’Unione Sovietica, i cui film saranno esclusi dal ’35 fino al dopoguerra. Nello stesso anno il Premio per la Miglior Interpretazione maschile e femminile prende il nome – che mantiene ancora oggi – di Coppa Volpi, da Giuseppe Volpi. A vincerlo in questa edizione sono Pierre Blanchar per il film Delitto e castigo diretto da Pierre Chenal e Paula Wessely per Episodio di Walter Reisch.
Nel 1936 viene istituita la prima Giuria Internazionale e la fama e il prestigio della rassegna crescono in tutto il mondo. L’anno seguente viene inaugurato il nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia (opera dell’architetto Luigi Quagliata), costruito secondo gli stilemi del Modernismo, in voga all’epoca. Sono gli anni in cui arrivano al Lido le grandi star internazionali, dai registi Frank Capra e John Ford, alle attrici Marlene Dietrich e Bette Davis, che proprio nel 1937 vince il Premio come Miglior Attrice.

Nel 1938 le pressioni politiche della dittatura fascista diventano sempre più forti. A vincere rispettivamente i premi per Miglior Film Italiano e Miglior Film Straniero sono Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini e Olympia di Leni Riefenstahl, entrambe pellicole di propaganda. È questa l’ultima edizione alla quale partecipano i film statunitensi: gli Stati Uniti, infatti, decidono di non prendere parte alla manifestazione. Ma è anche l’anno di un altro “caso”. La giuria decide di non premiare La grande illusione di Jean Renoir, suscitando fortissime polemiche. La pellicola racconta la storia di due prigionieri francesi che fuggono da un campo di prigionia durante la Prima guerra mondiale. Basti pensare che secondo la giuria era un film “eccessivamente pacifista”.
Nel 1939 sono tante le assenze, vista la criticità della situazione a livello internazionale. L’1 settembre di quell’anno scoppia la Seconda guerra mondiale con l’invasione della Polonia da parte delle truppe naziste di Adolf Hitler. Tra il 1940 e il 1942 la kermesse si svolge a Venezia ma lontana dal Lido e vi partecipano solo film italiani e tedeschi. Dal 1943 al 1945 il festival viene interrotto.
Il 1946 segna una nuova fase per la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. È la prima edizione del dopoguerra e la Coppa Mussolini, come scritto in precedenza, viene soppressa. Piano piano ritornano anche le icone del cinema mondiale. Come i registi Fritz Lang, Orson Welles, Jean Cocteau e lo stesso Jean Renoir: il suo L’uomo del sud è il primo film a vincere il Leone d’Oro. Ma ci sono anche i volti del grande schermo Rita Hayworth, Olivia de Havilland e Anna Magnani, che nel 1947 si aggiudica la Coppa Volpi come Miglior Attrice per la sua interpretazione in L’onorevole Angelina di Luigi Zampa. Nello stesso anno ritorna in gara l’Unione Sovietica insieme ai Paesi dell’Est Europa: a vincere il primo premio è proprio un film cecoslovacco, Siréna di Karel Steklý.
Il decennio segna, inoltre, l’entrata in scena dei grandi autori del Neorealismo italiano come Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Alberto Lattuada e Giuseppe De Santis.
Dagli anni Cinquanta a oggi
Negli anni Cinquanta la mostra spicca il volo e si afferma come una delle più importanti rassegne cinematografiche a livello internazionale. Sono questi gli anni dell’affermazione della cinematografia giapponese, basti pensare, niente meno, ad Akira Kurosawa e al Leone d’Oro assegnato a Rashômon nel 1951.Ma anche di quella indiana: nel 1957 ad aggiudicarsi la statuetta è Aparajito (L’invitto) di Satyajit Ray.
Per quanto riguarda il cinema italiano emergono due dei più grandi registi del dopoguerra, Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Ma sono anche anni di polemiche per le pellicole della Penisola, suscitate soprattutto dal mancato Leone d’Oro a Senso (1954) di Luchino Visconti (che manca il premio anche nel 1960 con Rocco e i suoi fratelli).
Viene dato grande spazio al cinema del resto d’Europa: ricordiamo Ordet – La parola di Carl Theodor Dreyer, Leone d’Oro nel 1955, Il volto di Ingmar Bergman, Premio Speciale della Giuria del 1959 e Le beau Serge (1958) di Claude Chabrol, considerato il film che ha dato il via alla Nouvelle Vague, movimento cinematografico francese del quale faranno parte Jean-Luc Godard, Agnès Varda, François Truffaut, Éric Rohmer, Jacques Rivette, Alain Resnais.
Non mancano i nuovi autori statunitensi come Billy Wilder, Elia Kazan, Robert Aldrich e Samuel Fuller.
Neanche a dirlo negli anni Cinquanta i riflettori sono puntati anche suoi nuovi divi del cinema internazionale: da Marlon Brando a Sophia Loren fino a Brigitte Bardot, ma anche Gina Lollobrigida, Silvana Mangano, Alberto Sordi, Vittorio Gassman e Giulietta Masina.

Negli anni Sessanta la Mostra del Cinema di Venezia dà spazio a nuove correnti, come il Free cinema britannico, movimento di contestazione che si orienta politicamente a sinistra e punta l’attenzione sulla denuncia sociale (se dovessimo riassumerlo molto brevemente). Al Lido arrivano diverse pellicole legate Free Cinema come Saturday Night, Sunday Morning – Sabato sera, domenica mattina (1961) di Karel Reisz, A Taste of Honey – Sapore di miele (1962) di Tony Richardson e Billy Liar – Billy il bugiardo di John Schlesinger, ma del movimento faranno parte anche la regista italiana Lorenza Mazzetti, Lindsay Anderson (che scrissero il manifesto insieme ai tre autori citati in precedenza) e Ken Loach.
Per quanto riguarda il cinema italiano, si fanno spazio nuovi autori come Marco Bellocchio e Pier Paolo Pasolini, accanto a riconferme come Ermanno Olmi e Francesco Rosi e ai grandi maestri come Carmelo Bene. L’Italia vince il Leone d’Oro per quattro volte consecutive dal 1963 al 1966 con Le mani sulla città (1963) di Rosi, Il deserto rosso (1964) di Antonioni, Vaghe stelle dell’Orsa…(1965) di Visconti e La battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo. Con questi autori e questi film si fanno conoscere tre grandissimi interpreti del cinema italiano: Claudia Cardinale, Monica Vitti e Marcello Mastroianni.
Nel 1967 il Leone d’Oro va a un’altra pietra miliare del cinema, Bella di giorno – Belle de jour, l’attacco alla doppia morale borghese di Luis Buñuel con protagonista Catherine Deneuve.

Nel 1968 tutto cambia. Si apre una nuova fase complessa per il Festival e per l’Italia intera. Le contestazioni arrivano anche alla Biennale, ancora sorretta dallo Statuto di epoca fascista. Per questo un gruppo di autori, sceneggiatori e registi, la maggior parte dei quali aderenti all’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) promuovono il boicottaggio della kermesse e chiedono una democratizzazione. La protesta, alla quale si uniscono anche gli studenti universitari, ha forti ripercussioni sul Festival. Dal 1969 al 1979 la rassegna diventa non competitiva, cioè non viene assegnato alcun premio, mentre le edizioni del 1973, del 1977 e del 1978 vengono annullate.
Nonostante il periodo travagliato, negli anni Settanta (nelle edizioni che si sono tenute), arrivano alla Mostra film che segnano un cambiamento nel cinema degli anni Settanta come The Devils (I diavoli, 1971) di Ken Russell, Attenzione alla puttana santa (1971) di Rainer Werner Fassbinder, Arancia Meccanica (1972) di Stanley Kubrick – con annesse, immancabili polemiche – Prima del calcio di rigore (1972) di Wim Wenders e Novecento (1976)di Bernardo Bertolucci.
In questi anni vengono ospitati i registi della New Hollywood, fenomeno di rinnovamento del cinema americano, come, oltre allo stesso Kubrick, John Cassavetes, Robert Altman, John Carpenter, Terrence Malick, George Lucas e Steven Spielberg, solo per citarne alcuni. Gli anni Ottanta segnano il successo di pellicole come L’Impero colpisce ancora (Empire Strikes Back, 1980) diretto da Irvin Kershner, parte della saga Star Wars ideata da Lucas, E.T di Spielberg (1982). Gli anni Ottanta si concludono con il lancio di registi che di lì a poco si affermeranno nel panorama del cinema mondiale, come Pedro Almodóvar, Nanni Moretti e Mike Leigh. Nel 1986, però, arriva un’altra controversia: Velluto Blu di David Lynch viene rifiutato dalla Mostra a causa della scena di nudo interpretata da Isabella Rossellini. Eppure erano gli anni Ottanta.
In generale in questo decennio il Festival cerca di mantenere l’equilibrio tra opere d’autore, impegno politico e film più commerciali. Una tendenza che prosegue anche negli anni Novanta, quando al Lido la fanno da padrone le superstar hollywoodiane del periodo, da Nicole Kidman a Jack Nicholson, da Bruce Willis a Dustin Hoffman, fino a Tom Hanks e Denzel Washington, solo per fare qualche nome. Sono anche gli anni in cui arriva alla ribalta il cinema dell’Asia, come mostrano i Leoni d’Oro a La storia di Qui Ju di Zhang Yimou nel 1992, a Vive l’amour (1994) di Tsai Ming Liang nel 1994 e a Cyclo (1995), diretto da Anh Hung Tran. Vengono lanciati autrici e autori come Jane Campion (che sarà, poi presidente della Giuria nel 1997), Sally Potter, Neil Jordan, Peter Jackson e Paolo Virzì. Tra i momenti clou di questo decennio c’è sicuramente la presentazione postuma di Eyes Wide Shut (1999) di Kubrick, morto 6 mesi prima, che attirò l’attenzione anche per la presenza della coppia protagonista, Nicole Kidman e Tom Cruise.

Negli anni Duemila la Mostra si amplia, non solo fisicamente attraverso l’aggiunta di nuove location, ma anche con l’istituzione di nuove sezioni. Dagli Stati Uniti arrivano nuovi autori come Spike Jonze, David Fincher, Christopher Nolan, Harmony Korine e Darren Aronofsky, che nel 2008 vincerà il Leone d’Oro per The Wrestler con Mickey Rourke. Spazio anche ai talenti emergenti italiani come Matteo Garrone, che nel 2002 porta L’imbalsamatore. Anche negli anni Dieci Venezia dà spazio a giovani autrici, come Sofia Coppola, che nel 2010 si aggiudica il Leone d’Oro per Somewhere.
Il Festival (così come altre manifestazioni) è stato criticato per la scarsa rappresentazione delle donne, anche se negli anni ha cercato di compiere dei passi in avanti. Se guardiamo solamente alle registe, la prima a vincere il Leone d’Oro è stata Margarethe von Trotta con Anni di piombo nel 1981, quasi 50 anni dopo la prima edizione, seguita da Agnès Varda per Senza tetto né legge (Sans toit ni loi) nel 1985. Solo nel 2001 arriva il terzo Leone d’Oro a una regista donna: si tratta di Mira Nair premiata per Monsoon Wedding – Matrimonio indiano Nel 2010, come detto, a vincere il prestigioso premio è Sofia Coppola, seguita nel 2020 da Chloé Zhao con Nomadland, da Audrey Diwan con La scelta di Anne (L’Événement) nel 2021 e Laura Poitras con Tutta la bellezza e il dolore (All the Beauty and the Bloodshed) nel 2022.
Certo, rimane anche questo del Festival del Cinema di Venezia. Così come la ricerca del piglio autoriale, del glamour, del pop continuano a intersecarsi e a inseguirsi ancora oggi, con rivelazioni, conferme, polemiche e tutto ciò che c’è nel mezzo.
di: Francesca LASI
FOTO: SHUTTERSTOCK/ANGELO VIANELLO