I numeri degli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica italiana sono ancora celati dietro gli alti muri di un sistema chiuso che rifiuta di aprirsi

Aveva “perso la fiducia del suo clero” e per questo sono state chieste le sue dimissioni: lo scorso novembre Justin Welby ha lasciato la sua carica come arcivescovo anglicano di Canterbury – massima autorità spirituale della Church of England – dopo che un’inchiesta indipendente della Makin Review lo aveva accusato di essere a conoscenza degli abusi sessuali e psicologici contro minorenni da parte di John Smyth, avvocato e predicatore laico morto nel 2018, suo amico.
Non è la prima volta che un’indagine indipendente fa tremare una Chiesa: nell’ultimo ventennio inchieste e indagini indipendenti hanno portato allo scoperto in tutto il mondo religioso occidentale una rete fittissima di abusi fatta di insabbiamenti, coperture, segreti e omertà. Un fenomeno, questo, che coinvolge pure l’Italia dove, tuttavia, ancora oggi nessuna inchiesta indipendente ne ha rivelato i reali numeri.

Ne abbiamo parlato con la giornalista Federica Tourn, autrice insieme a Stefano Feltri e Giorgio Meletti del podcast La Confessione. «Il nostro lavoro sul tema degli abusi nella Chiesa è iniziato quando Feltri era direttore di Domani e ha voluto dedicare un’inchiesta all’argomento – ci racconta. – Era la prima volta che un giornale, un quotidiano nazionale, si occupava in modo sistematico di abusi nella Chiesa cattolica italiana. L’idea è nata dopo l’uscita del rapporto della Ciase in Francia, risultato dell’inchiesta indipendente sulla Chiesa francese che aveva portato a numeri incredibili, molto grandi. Il fenomeno è esploso nel 2002 negli Stati Uniti con il caso Spotlight (così detto dal nome del team investigativo che pubblicò sul Boston Globe oltre 600 articoli sugli abusi sessuali commessi da più di 70 sacerdoti cattolici, n.d.a) e poi è andato avanti un po’ a singhiozzo, diffondendosi in altre Chiese occidentali, come in Francia e in Germania, ma in Italia non c’era mai stata e ancora non c’è un’inchiesta indipendente. Ci siamo chiesti il perché e abbiamo provato a scavare un po’, da lì è nato un lavoro che continua ancora adesso: abbiamo provato a capire qual era la dimensione del fenomeno e quali erano le cause dietro al problema degli abusi sessuali e, ancora prima che sessuali, psicologici all’interno delle Chiese e in particolare nella Chiesa cattolica che in Italia ha sempre avuto un peso notevole, anche politico. Ne La Confessione abbiamo provato a raccontare un caso specifico – quello di Don Giuseppe Rugolo a Enna, condannato in primo grado a quattro anni e 6 mesi per abusi su minori -, raccontando anche il sistema di coperture, dal vescovo al Vaticano. Nel podcast abbiamo potuto sentire le voci dei preti e dei vescovi nelle intercettazioni, non è quindi una testimonianza o un racconto giornalistico, ma il racconto dei protagonisti di tutta quanta la struttura dell’abuso in Italia».

Portare alla luce quanto avviene non è facile perché quello ecclesiastico è un sistema chiuso che rifiuta di aprirsi. «La Chiesa non si è mai dichiarata per prima, non ha mai denunciato per prima degli abusi al suo interno, parla solo a seguito di inchieste giornalistiche o testimonianze delle vittime; da parte della Chiesa non abbiamo mai avuto risposte – ci conferma Tourn. – Quello che sappiamo, in Italia, lo sappiamo grazie al coraggio delle vittime che hanno denunciato dimostrando grande forza, agli avvocati che hanno sostenuto le vittime e a un’unica associazione di sostegno ai sopravvissuti degli abusi nella Chiesa che è Rete L’ABUSO. Nulla di paragonabile a quello che c’è ad esempio in Francia dove sono attive numerose associazioni di sostegno alle vittime e movimenti dal basso». Perché questo avviene? «Secondo la mia esperienza, il primo obiettivo della Chiesa è difendere se stessa ed evitare lo scandalo quindi tutto ciò che accade all’interno della Chiesa viene mantenuto all’interno della Chiesa: se una vittima denuncia un abuso o una molestia che ha subito al vescovo, questi fa partire un’indagine interna che però non esce mai dalla Chiesa, anche se il religioso in questione viene riconosciuto colpevole non viene mai denunciato alle autorità civili, resta tutto all’interno del diritto canonico e dell’autorità ecclesiastica. Le vittime non vengono neanche a conoscenza dell’esito dei processi, quando ci sono, e nella stragrande maggioranza dei casi, almeno fino a ora, i responsabili vengono spostati in altre diocesi. Soluzione che ovviamente non risolve il problema», ci spiega la giornalista.
Come ciò che avviene all’interno della Chiesa può restare all’interno della Chiesa? «Il problema in Italia è che i vescovi non hanno l’obbligo giuridico di denunciare i preti alle autorità civili. Nel 2019 Papa Francesco ha innovato il corpo di leggi sul tema con il motu proprio Vos estis lux mundi e ha introdotto delle novità, tra cui l’obbligo morale di denuncia dei vescovi, che però è ben diverso dall’obbligo giuridico. Sempre dal 2019 all’interno della Chiesa ci sono dei servizi di tutela dei minori e delle persone vulnerabili ma i pochi report che abbiamo avuto fino a ora hanno dato numeri risibili e continua a mancare trasparenza – ci dice Tourn. – Nonostante il Pontefice parli di tolleranza zero, non abbiamo ancora alcuna forma di collaborazione e c’è una grande difficoltà da parte delle istituzioni ecclesiastiche nel rendersi conto che questo atteggiamento è controproducente. Probabilmente la Chiesa tace perché se i numeri reali venissero allo scoperto sarebbe costretta ad affrontare il problema da un punto di vista morale, nei confronti dei fedeli e della società, ma anche economico, con i risarcimenti», ipotizza.

La reticenza a parlare non è solo propria dei rappresentanti della Chiesa, in molti casi è anche delle vittime, parte di una comunità che, soprattutto nelle periferie e nelle province italiane, spesso ha ancora la chiesa al centro. «Nel caso di Enna, ad esempio – ci racconta la giornalista, – il grande coraggio della vittima nel denunciare è stato non solo nell’affrontare la chiusura della Chiesa ma anche della società che tende a fare cordone intorno al prete, intorno al vescovo. Oltre al timore di venire esclusi, c’è spesso la reticenza a mettersi contro un potere che è quello del prete, della religione in senso lato. Il tipo di abuso del sacerdote può essere sessuale ma, dobbiamo ricordare, ha a che fare con la dimensione del sacro di cui è ammantata la figura del prete; si fa fatica a credere che una persona sacralizzata possa compiere atti del genere e, dall’altra parte, i preti che abusano utilizzano questa loro dimensione del sacro per entrare nell’intimità delle persone abusate e manipolarla. L’abuso sessuale di un prete, di un sacerdote, di un religioso, è sempre una lenta manipolazione psicologica e spirituale, un insinuarsi nella vita intima della vittima, facendo leva proprio sul proprio potere spirituale, specifico dell’istituzione ecclesiastica – sottolinea ancora. – L’utilizzo di questo potere, che possiamo estendere a tutte le Chiese, non solo quella cattolica, è un’aggravante perché le vittime sono violate prima di tutto nel loro intimo, come fedeli».

In questo senso, il tema degli abusi è legato a doppio filo al tema della perdita di fedeli che la Chiesa sta affrontando: «credo che sia una causa potenzialmente molto importante. Ad esempio in Germania dopo i report del 2018 c’è stata una grandissima crisi. Guardando all’estero, la questione degli abusi causa la perdita di fedeli, presumibilmente può succedere e sta succedendo anche in Italia», ci conferma Federica Tourn.
Per uscire da questa spirale la Chiesa cattolica italiana non deve solo aprirsi ma anche ripensarsi, e anche chi è fuori può fare la sua parte: «chi ha subito degli abusi all’interno della Chiesa deve denunciare alle autorità civili, senza trasparenza non si ha giustizia – è l’appello di Tourn, che aggiunge: – in Italia bisogna che la società civile chieda un’inchiesta indipendente come c’è stata in quasi tutto l’Occidente».

Il tema degli abusi “si deve risolvere fuori dalla Chiesa, non al suo interno”: la strada è già stata battuta ed è ora che anche l’Italia la percorra.