La crisi degli oppioidi continua a devastare gli Stati Uniti e il Nord America. Oggi la maggior parte dei decessi per overdose è dovuta al fentanyl. Tutto, però, è iniziato molti anni fa

Nel 2019 la fotografa Nan Goldin entra al Solomon R. Guggenheim Museum di New York insieme ad altri attivisti per protestare contro la potente famiglia Sackler, proprietaria della Purdue Pharma, azienda farmaceutica che ha avuto un ruolo determinante nell’epidemia degli oppioidi negli Stati Uniti, e finanziatrice di intere aree di diversi musei nel mondo. Un’azione ripresa nel documentario Tutta la bellezza e il dolore – All the Beauty and the Bloodshed, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2022, in cui la regista Laura Poitras racconta la vita, la dimensione artistica e umana e le battaglie di Goldin, sopravvissuta, come racconta lei stessa, alla crisi degli oppioidi. All’attivista e fotografa è stato prescritto per la prima volta l’ossicodone nel 2014 in seguito a un intervento chirurgico. La dipendenza è immediata e dall’OxyContin (il nome commerciale dell’ossicodone prodotto dalla Purdue Pharma) Goldin arriva ad altre sostanze tagliate con il fentanyl (anche se non era a conoscenza della presenza di quest’ultimo). E va in overdose. Dopo, l’artista fonda il gruppo P.A.I.N. (Prescription Addiction Intervention Now) per accendere i riflettori sull’epidemia degli oppioidi e sull’operato della Purdue Pharma.

La storia di Nan Goldin rappresenta uno dei percorsi tipici che portano alla dipendenza da ossicodone negli Stati Uniti, una fotografia della strage in atto da anni. Tra il 1999 e il 2017 sono morte almeno 500mila persone per overdose da OxyContin. La Purdue Pharma produceva farmaci antidolorifici, tra i quali l’ossicodone, commercializzato con il nome di OxyContin dal 1996. Questo farmaco veniva utilizzato nella gestione del dolore, ad esempio per pazienti oncologici o vittime di incidenti. E creava una fortissima dipendenza, fatto che, però, l’azienda ha nascosto pur essendone consapevole, attuando una politica di marketing molto aggressiva attraverso la quale ha incentivato i medici a prescrivere sempre più OxyContin. Il farmaco ebbe un grande successo commerciale e pochi anni dopo si moltiplicarono i casi di dipendenza e iniziarono i decessi. Molte persone, ormai dipendenti, passarono dalle prescrizioni mediche a oppioidi sintetici diffusi illegalmente. Nel 2007 la Purdue Pharma ha ammesso la propria colpevolezza nell’aver mentito ai pazienti, ai medici e alle autorità sui rischi di dipendenza del farmaco e ha pagato una delle multe più alte mai comminate a un’azienda. La vicenda, però, non è ancora del tutto conclusa e la Corte Suprema dovrà decidere in merito a un accordo, in parte contestato, in base al quale i Sackler potrebbero pagare 6 miliardi di dollari in cambio della totale immunità per ciascun membro della famiglia da eventuali azioni civili di risarcimento correlate all’OxyContin. 

Oggi a preoccupare gli Stati Uniti e tutto il Nord America è soprattutto il fentanyl. Ma perché? I Centers for disease control and prevention statunitensi (Cdc, Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie)hanno individuato tre ondate del consumo di oppiacei e nel crescente numero di morti per overdose. La prima è iniziata proprio negli anni Novanta con l’aumento delle prescrizioni mediche di oppioidi, al quale, almeno dal 1999, è seguito l’incremento di morti per overdose da oppioidi prescritti (naturali, semi-sintetici e metadone). La seconda ha avuto inizio nel 2010 con l’aumento di decessi per overdose da eroina: molte persone sono passate dal consumare oppiacei legalmente prescritti a quelli illegali. La terza ondata, ha spiegato l’organismo di controllo della sanità pubblica statunitense, è cominciata nel 2013 con la crescita nel numero di morti per overdose da oppioidi sintetici, soprattutto quelli collegati al fentanyl prodotto e distribuito illegalmente. Come spiegano i Cdc, il mercato del fentanyl illegale è in continua evoluzione e spesso si può trovare la sostanza combinata con eroina, cocaina e pillole contraffatte. Queste sono particolarmente pericolose perché le persone potrebbero non essere consapevoli della presenza del fentanyl. A preoccupare è proprio il crescente uso improprio a fini non terapeutici.

Secondo i Cdc, nel 2022 nel Paese quasi 110mila persone sono morte per overdose; quella da oppiacei è la principale causa di morte per le persone tra i 18 e i 45 anni: il fentanyl è coinvolto nel 90% dei casi. Si tratta di un oppioide sintetico impiegato come analgesico e anestetico che, secondo i Cdc, ha una potenza 50 volte superiore a quella dell’eroina e 100 volte superiore a quella della morfina. A livello medico viene utilizzato per il trattamento del dolore cronico, soprattutto nelle patologie oncologiche ma non solo, o come anestetico prima di alcuni interventi chirurgici, anche in ambito veterinario. Può essere assunto in diverse modalità, tramite iniezioni, pasticche o anche tramite cerotti da applicare sulla pelle. Nel mercato illegale il fentanyl e le sostanze derivate possono trovarsi anche sotto forma di cartoncini. Non viene, però, venduto solo come sostanza pura ma viene usato anche per tagliare altre sostanze. Lo stesso fentanyl viene tagliato con le sostanze più svariate. I derivati non farmaceutici vengono venduti come “eroina sintetica” o mischiati all’eroina. Uno dei motivi della sua diffusione capillare è il suo essere economico rispetto all’eroina: una pillola può venire immessa sul mercato a un prezzo di 20/30 dollari circa e genera un ritorno oltre 300 volte superiore all’investimento iniziale. Per lavorarlo e produrlo, inoltre, bastano laboratori anche di piccole dimensioni.

Nel 2022 la Dea (Drug Enforcement Administration), l’agenzia federale antidroga degli Stati Uniti, ha sequestrato oltre 379 milioni di dosi letali di fentanyl, “sufficienti a uccidere ogni americano” ha dichiarato la numero uno della Dea Anne Milgram. A controllarne il traffico sono i cartelli messicani come quelli di Sinaloa e di Jalisco, che si avvalgono anche dei social network e di piattaforme crittografate. Le organizzazioni criminali messicane per sintetizzare il fentanyl usano componenti provenienti dalla Cina: è qui, infatti, che vengono realizzati i precursori chimici necessari alla produzione di sostanze sintetiche, che vengono, poi, venduti in Messico. Nel novembre 2023, dopo anni di tensioni e sanzioni (da parte degli Stati Uniti nei confronti di aziende e persone fisiche cinesi), Washington e Pechino hanno stretto un accordo in base al quale la Cina deve impegnarsi a limitare fortemente non solo l’export di fentanyl ma anche delle sostanze necessarie per produrlo, in cambio dell’eliminazione di alcune sanzioni imposte dagli States. Un fatto, questo, che riguarda la dimensione geopolitica e al quale si aggiunge un altro attore, l’Afghanistan. Quando hanno ripreso il potere, i talebani hanno proibito la coltivazione del papavero e questo ha portato a un drastico calo nella produzione di oppio e, quindi, nelle forniture di eroina: prima il Paese produceva circa l’85% dell’oppio trafficato in tutto il mondo ed era il principale esportatore di eroina in Europa. Questa riduzione, però, secondo alcuni esperti avrebbe lasciato spazio al mercato di sostituti sintetici dell’eroina, come, appunto, il fentanyl.

Uno strumento essenziale per la lotta allo stigma e per salvare vite è il naloxone (commercializzato con il nome di Narcan o Kloxxado), farmaco salvavita utilizzato per il trattamento dell’overdose da oppioidi. Nel 2023 la Fda (Food and Drug Administration) ha approvato lo spray nasale al naloxone senza prescrizione medica che è diventato, così, un farmaco da banco acquistabile nei supermercati, in farmacia, nelle stazioni di servizio, ma anche online. Il naloxone è fondamentale perché è in grado di invertire le conseguenze provocate dall’overdose di oppioidi, come la depressione respiratoria. 

Negli anni ci sono stati tentativi di implementare strategie di riduzione del danno (RDD), politiche e programmi che mirano a minimizzare gli effetti negativi dell’uso di droghe a livello sanitario e sociale. Dal 2003 Vancouver, in Canada, ospita Insite, centro legale in cui le persone possono assumere sostanze in sicurezza, con materiale sterilizzato e sotto la supervisione di personale specializzato. Negli anni scorsi Insite ha avviato un programma sperimentale pubblico per fornire fentanyl, con lo scopo di ridurre il numero di overdose fatali (nel 2016 a Vancouver è stata dichiarata l’emergenza sanitaria). Non sono mancate le critiche ma sono diversi gli studi che ne sostengono l’efficacia. Secondo uno studio del British Columbia Centre for Excellence in HIV/AIDS del 2016 Insite è riuscito a prevenire fino a 12 casi di overdose all’anno nei quattro anni precedenti allo studio.

La situazione è diversa in Europa. Sebbene in Italia non si possa parlare di emergenza, nel marzo 2024 il governo ha lanciato il Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di Fentanyl e altri oppioidi sintetici per contrastare la diffusione di queste sostanze. L’idea è quella di evitare una crisi attraverso misure di prevenzione e contrasto. Tra queste il rafforzamento del monitoraggio della distribuzione e della somministrazione del fentanyl, in modo da scoraggiarne l’uso a fini non sanitari, l’aumento della sicurezza nei luoghi in cui viene conservato (ad esempio nelle farmacie) e corsi di formazione per il personale sanitario. È prevista anche la distribuzione di naloxone nelle ambulanze, nelle comunità terapeutiche e tra le forze dell’ordine. L’Italia è uno dei primi Paesi in Europa ad adottare una strategia di questo tipo.

La situazione è sfaccettata, sono diverse le dimensioni che si intersecano, da quella geopolitica a quella sanitaria (gli Stati Uniti non prevedono una copertura sanitaria universale), sociale e umana, e in queste confluiscono il capitalismo e il narcotraffico. E allora, non è forse tempo di chiedersi quali siano stati i veri effetti della “war on drugs”, della criminalizzazione e repressione?