Ai due ricercatori si devono gli studi sul ruolo dell’RNA messaggero, che aprono a vaste future applicazioni
È iniziata a Stoccolma la settimana dei Premi Nobel: il primo trofeo assegnato è come sempre quello per la medicina. I vincitori di quest’anno sono Katalin Karikó e Drew Weissman, premiati per i loro studi sui vaccini a mRna messaggero, gli stessi impiegati nella campagna vaccinale mondiale contro il Covid.
Katalin Karikó, 68 anni, ungherese, e Drew Weissman, 64 anni, statunitense, sono stati encomiati “per le loro scoperte sulle modifiche alle basi azotate dei nucleosidi che hanno reso possibile lo sviluppo di vaccini a mRNA efficaci contro COVID-19“.
Grazie alle loro ricerche, oggi comprendiamo meglio il modo in cui mRNA, l’RNA messaggero, interagisce con il nostro sistema immunitario. I due insomma hanno spianato la strada non solo per il vaccino anti-Covid, ma per tutti i vaccini di nuova generazione che sfruttando questi meccanismi possono essere facilmente aggiornati.
L’idea che l’RNA messaggero avesse un ruolo cruciale nella continua trascrizione del materiale genetico in atto nelle nostre cellule era chiara a Karikó già dagli anni Novanta. Secondo la ricercatrice avremmo potuto sfruttare il ruolo del mRNA per indurre le cellule a sintetizzare proteine specifiche, non solo anticorpi per immunizzarci da malattie ma anche, ad esempio, fattori di crescita o enzimi per ridurre gli effetti di una patologia.
Alla fine degli anni ’90, Karikó incontra l’immunologo dell’Università di Boston Drew Weissman, con il quale affina le sue ricerche concentrandosi sui nucleosidi che compondono mRNA e riuscendo ad affinare l’interazione fra il messaggio e le cellule umane. Man mano che la ricerca proseguiva, in pochi ne comprendevano appieno le potenzialità, fatta eccezione per alcuni ricercatori che si sono poi rivelati protagonisti in aziende come Moderna e BioNTech.
È proprio con il Covid che è stato possibile attestare l’efficacia del metodo e aprire la strada a future sperimentazioni.
Oggi Karikó è tra i principali dirigenti di BioNTech, mentre Weissmann conduce le ricerche sull’RNA presso il Penn Institute.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/Csilla Cseke