TEATRO ARISTON SANREMO 2024

Dalle parole di Ghali al comunicato dell’Ad Rai Sergio fino all’interruzione di Dargen D’Amico a “Domenica In”. Tutte le vicende e le relative polemiche scatenatesi durante la 74esima edizione del Festival

Lo sappiamo. Sanremo non è solo musica ma è anche le polemiche che si scatenano prima durante e dopo. In questa 74esima edizione hanno toccato temi delicati, ancora nervi scoperti nell’Italia del 2024. All’indomani della kermesse musicale e televisiva più nota d’Italia ci sono le accuse di antimeridionalismo, la guerra nella Striscia di Gaza, lo spettro della pubblicità occulta e la rappresentazione delle donne.

Ghali

Innanzitutto, la sanguinosa guerra in corso nella Striscia di Gaza. Nel momento in cui scriviamo il numero delle vittime palestinesi è salito oltre i 28mila e Israele ha bombardato la città di Rafah. Da tempo molte organizzazioni come Medici senza frontiere denunciano la difficoltà di lavorare a Gaza. Sul palco dell’Ariston due artisti si sono espressi contro il massacro dei civili palestinese. Durante la prima serata Dargen D’Amico ha lanciato un appello al cessato al fuoco affermando: «Nel Mar Mediterraneo ci sono bambini sotto le bombe, senza acqua, senza cibo. E in questo momento il nostro silenzio è corresponsabilità. La storia, Dio, non accettano la scena muta: cessate il fuoco». Nella serata finale, invece, Ghali ha dichiarato apertamente «Stop al genocidio». L’ambasciatore israeliano a Roma Alon Bar in un post su X si è scagliato contro il cantante scrivendo: «Ritengo vergognoso che il palco del Festival di Sanremo sia stato sfruttato per diffondere odio e provocazioni in modo superficiale e irresponsabile. Nella strage del 7 ottobre, tra le 1200 vittime, c’erano oltre 360 giovani trucidati e violentati nel corso del Nova Music Festival. Altri 40 di loro, sono stati rapiti e si trovano ancora nelle mani dei terroristi. Il Festival di Sanremo avrebbe potuto esprimere loro solidarietà. È un peccato che questo non sia accaduto».

Ghali, che viene messo al corrente dell’accaduto durante una diretta a Domenica In dal giornalista Luca Dondoni, risponde così: «E per cosa lo devo usare (il palco)? Io sono un musicista ancor prima di essere su questo palco. Ho sempre parlato di questo da quando son bambino. Sono uno di quelli nati grazie a Internet quindi Internet può documentare che da quando son bambino, da quando ho fatto le mie prime canzoni a 13, 14 anni che parlo di quello che sta succedendo perché non è dal 7 ottobre, questa cosa va avanti già da un po’. E la gente ha sempre più paura. E il fatto che lui [l’ambasciatore israeliano, NdR] dica così non va bene perché continua questa politica del terrore, la gente ha sempre più paura di dire ‘Stop alla guerra’, ‘Stop al genocidio’ perché stiamo vivendo in un momento in cui le persone sentono che vanno a perdere qualcosa se dicono ‘Viva la pace’, è assurdo e non deve succedere questo. Poi l’Italia è un Paese che porta valori completamente opposti. Ci sono dei bambini di mezzo. Io ero un bambino che sognava e ieri sono arrivato quarto a Sanremo». Poi continua dicendo che tra i bambini che stanno morendo potrebbero esserci “chissà quante star, chissà quanti dottori, quanti insegnanti, quanti geni”.

E poi. Poi la conduttrice della trasmissione Mara Venier legge un comunicato in cui l’amministratore delegato della Rai Roberto Sergio dichiara: «Ogni giorno i nostri telegiornali e i nostri programmi raccontano e continueranno a farlo, la tragedia degli ostaggi nelle mani di Hamas oltre a ricordare la strage dei bambini, donne e uomini del 7 ottobre. La mia solidarietà al popolo di Israele e alla Comunità Ebraica è sentita e convinta». Venier ha chiosato affermando che si trattava di “parole, che ovviamente, condividiamo tutti”. Subito si sono scatenate le critiche del web e delle opposizioni, che hanno ricordato l’importanza della libertà di espressione degli artisti e la necessità di salvaguardare il pluralismo del servizio pubblico. La presidente della commissione Vigilanza Rai Barbara Floridia (Movimento 5 Stelle) in una nota ha sottolineato che anche a Sanremo “ciascun artista deve essere e sentirsi sempre pienamente libero di esprimere le proprie opinioni, nel rispetto di tutti. Bene ha fatto l’amministratore delegato della Rai a esprimere solidarietà nei confronti di Israele, ma il suo ruolo a differenza di quello di un artista gli avrebbe imposto di esprimersi allo stesso modo anche nei confronti delle vittime civili palestinesi della guerra a Gaza”. Floridia ha proseguito affermando che “il suo intervento è sembrato avere l’intenzione di stigmatizzare la libera espressione delle opinioni di alcuni artisti”. Il segretario di Sinistra Italia Nicola Fratoianni si è rivolto all’ambasciatore israeliano sottolineando che “chiedere la fine di una strage infinita di civili non è diffondere odio”.

Emiliano Fossi del Pd ha affermato che nel comunicato “si solidarizza unicamente con Israele, dimenticandosi di tutti quei civili che sono massacrati a Gaza. La Rai è ormai diventata il megafono del governo di Giorgia Meloni e i suoi vertici sono inevitabilmente schierati con esso”.

Al contrario secondo ministro degli Esteri Antonio Tajani il comunicato “ha riequilibrato la situazione”. «I messaggi devono essere sempre equidistanti. Ieri pomeriggio Mara Venier ha letto una dichiarazione di Sergio che ha riequilibrato la situazione – ha affermato Tajani – Giusto dire basta con i morti civili palestinesi, ma è giusto dire che c’è un responsabile di ciò che è accaduto. Da parte italiana serve grande equilibrio».

Sono state tante le voci che si sono sollevate per ricordare la sacrosanta libertà degli artisti di prendere posizione ed esprimere il proprio pensiero, anche durante un evento seguito da milioni di persone come il Festival di Sanremo, che ha la capacità di amplificare e diffondere messaggi e accendere i riflettori su determinate tematiche. Sul web molti utenti hanno stigmatizzato non solo il contenuto del comunicato e le modalità con cui è stato veicolato, accusando la tv di Stato di censura, ma anche la frase finale di Venier. Inoltre, il giorno dopo si sono svolti numerosi presidi sotto le sedi Rai in diverse zone d’Italia per esprimere contrarietà al comunicato e vicinanza alla causa palestinese. A Napoli durante la manifestazione organizzata da Potere al Popolo, Rete per la Palestina libera e disoccupati, a cui ha partecipato anche l’ex sindaco del Capoluogo partenopeo Luigi De Magistris,  ci sono stati degli scontri.  La polizia, in tenuta antisommossa ha usato i manganelli contro alcuni manifestanti e cinque di loro sono rimasti feriti. Anche tra gli agenti i feriti sono cinque.  I componenti Pd della Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto chiarimenti sulla vicenda al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

C’è un’altra questione che riguarda Ghali. Il Fatto Quotidiano ha affermato che La Repubblica ha fermato la pubblicazione di un’intervista fatta al rapper in cui si parlava della guerra in corso nella Striscia di Gaza. In base alla ricostruzione della testata diretta da Peter Gomez, Ghali ha rilasciato un’intervista a Repubblica venerdì 9 febbraio che sarebbe dovuta uscire nell’edizione cartacea il giorno successivo. Il pezzo era già impaginato ma la direzione si è opposta alla pubblicazione perché non c’erano riferimenti all’attacco del 7 ottobre di Hamas. Lo staff del rapper, contattato da Il Fatto Quotidiano, ha confermato questa ricostruzione. Nei giorni seguenti a Ghali è stato chiesto di rispondere a una domanda aggiuntiva su Hamas, alla quale il rapper ha deciso di non rispondere. La Repubblica stessa ha confermato questa ricostruzione pubblicando l’intervista sul proprio sito ma ha dichiarato che “non è mai stata fatta alcuna censura”.

Tra le altre cose, nell’intervista Ghali ha dichiarato di aver iniziato a scrivere Casa Mia, il brano portato in gara a Sanremo, prima del 7 ottobre ma che “poi alla luce di quanto accaduto alcuni passaggi si sono inevitabilmente caricati di un’attualità, di una forza e autenticità dirompenti, motivo che mi ha spinto ancora di più a portarla al Festival”. Il cantante ha, inoltre, specificato di “ non avere il ruolo per dirimere una questione internazionale, quello che mi muove e guida il mio fare musica è innescare una riflessione con la speranza che il domani possa essere migliore per tutti, a cominciare dai bambini cui è rivolto il mio primo pensiero”.

A contestare la decisione di non pubblicare l’intervista è stato lo stesso Cdr di Repubblica. «Interpretando il comune sentire largamente diffuso tra le colleghe e i colleghi di Repubblica, non possiamo che contestare la mancata pubblicazione dell’intervista a Ghali, fermata dal direttore quando era già in pagina – scrive il Cdr nella nota – Non neghiamo il fatto che il direttore possa intervenire e decidere che vada aggiunta una domanda. Le domande si fanno tutte, soprattutto le più scomode. Ma diritto e dovere del giornalista è riportare le cose come stanno. I nostri interlocutori hanno il dovere di rispondere, ma anche il diritto di non prendere una posizione se lo ritengono, assumendosene le responsabilità. Ma quello che non si può fare è non pubblicare un’intervista (dove tra l’altro si parlava di pace) perché non ci piace il suo contenuto, buttando il lavoro delle colleghe e dei colleghi e umiliandone la professionalità. Fatto che diventa ancora più grave nel momento in cui Repubblica racconta – e prende giustamente posizione – il comportamento dei vertici Rai parlando di ‘censura e Festival vigilato’. Viene meno non solo la coerenza, ma emerge un atteggiamento da ‘misura per misura’ che mina la credibilità della testata e mette in grave difficoltà il lavoro delle colleghe e dei colleghi che si stanno prodigando, non solo sui teatri dei (troppi) conflitti internazionali, per tenere alto il significato più alto del nostro lavoro: informare senza rispondere a nessuno e a nient’altro se non a una onesta ricerca della verità dei fatti. Purtroppo non è la prima volta che siamo costretti a intervenire su casi di questo tipo. Repubblica è di chi la fa, è un prodotto collettivo come ogni giornale ma un po’ più di tutti gli altri, non uno strumento che risponde alle sensibilità di un’unica persona».

E sono in tanti e in tante oggi a farsi domande sull’ombra della censura e sulla possibilità di esprimere il proprio dissenso. O anche solo messaggi di pace e di buonsenso.

Ghali e Rich Ciolino durante la finale del Festival di Sanremo – ANSA/ETTORE FERRARI

Dargen D’Amico

In seguito altri artisti in gara hanno sostenuto le parole di Ghali e Dargen D’Amico come Loredana Bertè, Fiorella Mannoia e Diodato (già sul palco dell’Ariston).

Proprio Dargen D’Amico è stato protagonista di un’altra pagina controversa a Domenica In. Mara Venier è finita nell’occhio del ciclone dopo aver interrotto l’intervento sui flussi migratori e le persone migranti. «Quello che gli immigrati immettono nelle nostre casse per pagare le nostre pensioni è più di quello che spendiamo per l’accoglienza» ha dichiarato, rispondendo a una domanda, il cantante. Che, però. è stato interrotto dalla conduttrice che ha affermato: «Qui però è una festa, parliamo di musica. Ci vorrebbe troppo tempo per affrontare determinate tematiche. È difficile in tre parole dire tutto questo. Ci vorrebbe più tempo e non ce l’abbiamo, dobbiamo far cantare gli altri. Sono tematiche importanti. Voi fate domande alle quali si deve rispondere in modo dettagliato, ci vorrebbe più tempo». Come se non bastasse è arrivato il fuorionda in cui sente Venier dire ai giornalisti che in questo modo la “mettevano in imbarazzo”. Il tema, in realtà, è quello del brano che il cantante ha portato a Sanremo: Onda alta parla di persone migranti che rischiano la vita in mare, seguendo quella rotta del Mediterraneo che dovrebbe significare salvezza ma spesso si trasforma in morte. In un’intervista al Corriere della Sera Mara Venier ha dichiarato di non aver censurato D’Amico e alla domanda sul perché lo abbia interrotto mentre parlava ha risposto che era perché “eravamo in ritardo” e ha invitato il cantante a Domenica In.

Geolier

La bufera mediatica ha investito anche Geolier, arrivato secondo con il brano I p’me, tu p’ te. Già qui si sono scatenate le polemiche: il rapper ha “osato” portare una canzone in lingua napoletana al “festival della canzone italiana”. Vale la pena ricordare che il napoletano è un idioma attestato già dal Medioevo e che non è la prima volta che compare in una canzone sanremese, ma al di là di questo la “questione Geolier secondo molti ha riportato al centro quelle frizioni antimeridionaliste mai sopite. Le controversie sono cresciute esponenzialmente dopo la vittoria del rapper nella serata cover, che ha visto arrivare seconda Angelina Mango, poi vincitrice del festival. Dalla platea dell’Ariston sono partiti fischi rivolti al cantante, anche durante la sua performance, e molti hanno deciso di lasciare il teatro. Sul web sono apparsi commenti offensivi e discriminatori al rapper e accuse ai cittadini napoletani di aver “comprato il voto”. Il notaio ha segnalato che non c’è stata alcuna irregolarità nel televoto, ma questo non ha fermato gli insulti contro tutti i napoletani. Addirittura in conferenza stampa è stato chiesto Geolier se sentisse di aver “rubato la vittoria”, domanda a cui il rapper ha risposto prontamente dicendo di sentirsi a disagio nel rispondere e che rubare è “una brutta parola”. La giornalista, criticata sui social, si è poi scusata affermando di aver posto male la domanda e di non essere razzista, come la avevano additata.

Emanuele Palumbo – questo il vero nome di Geolier – si è poi classificato secondo con il 60% del gradimento del pubblico e questo ha sollevato nuovi quesiti sul peso dato alle diverse giurie. Una questione di cui si occuperà chi sarà al timone della kermesse il prossimo anno. Ma questo ha reso palese un fatto che era già noto: Geolier è arrivato al festival con una fanbase ampia e un gran numero di ascolti su Spotify.

Il dibattito si è poi diviso tra chi ha affermato che non si tratta di antimeridionalismo perché anche Angelina Mango e BigMama sono originarie del sud Italia e chi si è soffermato, invece, sul fatto che la questione abbia riportato alla luce stereotipi sui napoletani e sulle persone meridionali malcelati e mai del tutto scomparsi. La vera domanda a questo punto è: è possibile che la presenza di un cantante napoletano a Sanremo sia divisiva?

Angelina Mango, vincitrice della 74esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “La noia” – ANSA/ETTORE FERRARI

Rappresentanza e rappresentazione di genere

Sanremo si è concluso con la vittoria di una donna, Angelina Mango, la prima in 10 anni: l’ultima a vincere era stato Arisa nel 2014. Sul podio si è piazzata anche Annalisa, arrivata terza, mentre nelle prime 10 posizioni ci sono altre due donne: Loredana Bertè, arrivata settima, e Alessandra Amoroso, nona. Inizialmente questo festival è stato salutato con favore per una maggiore presenza di artiste donne in gara: oltre ad Angelina Mango, Annalisa, Bertè, Mannoia e Amoroso anche BigMama, Emma, Rose Villain e Clara, anche lei prima vincitrice di Sanremo Giovani in 15 anni (l’ultima era stata sempre Arisa nel 2009).

In realtà molti e molte hanno fatto notare che 9 donne su 30 artisti in gara (10 se contiamo anche Angela Brambati dei Ricchi e Poveri) non sono molte. Non si può fare a meno di sottolineare come siano state poche le cantanti donne a vincere la kermesse dalla prima edizione del 1951, quando a vincere è stata proprio una donna, Nilla Pizzi, con Grazie dei fiori. In base ai dati raccolti da Dataninja nel 2022, che ha preso in considerazione il numero di artisti e artiste, conduttori, conduttrici, co-conduttori e co-conduttrici, la presenza delle donne al festival si attesta al 29%, con picchi nei ruoli di co-conduttrici. Anche quest’anno, infatti, ce ne sono state tre: Giorgia, Teresa Mannino e Lorella Cuccarini.

Il problema, però, nasce prima di Sanremo, in quanto di matrice culturale. Nell’industria musicale in generale, ancora prettamente maschile, e nella musica italiana il divario di genere è impressionante. Dal report Gender gap nella scena musicale italiana presentato da Spotify nel 2021  emerge che le donne sono presenti solo per il 14,1% nelle classifiche ufficiali. E ovviamente questo non può dipendere, come vorrebbero far credere in molti, da presunte “scarse capacità” o proposte musicali di minore qualità da parte delle donne. Si tratta di un problema sistemico in cui il punto di vista e la narrazione femminile ma anche di tutte le persone non binarie non solo è sottorappresentato ma a volte anche distorto.

Le donne fanno fatica ad accedere a un settore in cui la superiorità numerica maschile è schiacciante. Secondo un’indagine di NuovoIMAIE del 2020 sulle interpreti femminili nel music business, le donne ricoprono ruoli primari nell’ambiente sono il 7,44%, mentre gli uomini il 92,56%. Insomma, una situazione che va al di là di Sanremo – che in parte ne è comunque uno specchio – e ancora lungi dal trovare una soluzione.

L’attore John Travolta – ANSA/EPA/DAN HIMBRECHTS AUSTRALIA AND NEW ZEALAND OUT

John Travolta

La prima polemica di Sanremo 2024 ha visto protagonista John Travolta. Durante la seconda serata del festival l’attore è rima salito sul palco dell’Ariston, dove ha ballato su alcuni successi legati ai suoi film come Grease, La febbre del sabato sera e Pulp fiction. E poi, fuori dal teatro, balla il Ballo del qua qua con Amadeus e Fiorello. Una gag al limite del surreale che ha suscitato aspre critiche da ogni parte. Qui il primo caso. Il giorno seguente durante la trasmissione Rai Storie Italiane la conduttrice e giornalista Eleonora Daniele riferisce che l’attore non ha firmato la liberatoria per l’uso delle immagini relative al ballo incriminato, che quindi non possono essere diffuse e utilizzate. Ma è difficile dimenticare quella che lo stesso Fiorello ha definito “una delle gag più terrificanti della tv”.

Come se non bastasse si è, poi, affacciata (di nuovo) l’ombra di sospetta pubblicità occulta sull’Ariston. Travolta, infatti, indossava un paio di sneakers bianche del marchio U-Power, di cui è testimonial, inquadrate più volte con logo in vista. In prima fila quella stessa sera era seduto il presidente della società Franco Uzzeni. U-Power in una nota ha specificato che la partecipazione dell’attore al festival era “frutto di un accordo tra la Rai e l’attore del quale U-Power non è in nessun modo parte in causa.In merito ai contenuti della performance, gli stessi sono un tema di esclusiva competenza della direzione artistica del festival di Sanremo ”. La vicedirettrice dell’Intrattenimento Prime Time della Rai Federica Lentini ha dichiarato: «Travolta è arrivato all’ultimo momento ed è entrato sul palco. Nessuno ha notato le scarpe, la cui marca peraltro a noi non è familiare. È stato commesso l’errore di non oscurarla, ma l’inquadratura sui piedi è avvenuta perché ballando è quella. Non c’era nessuna volontà di fare inquadrature particolari». Anche il direttore dell’Intrattenimento Prime Time Marcello Ciannamea aveva smentito un possibile accordo commerciale con l’attore. Ciannamea ha, inoltre, spiegato che all’attore non è stato fornito “alcun cachet, solo un rimborso spese, anche basso”.

Da parte sua l’azienda di calzature, come ha riportato Vanity Fair, ha affermato di non aver erogato alcun cachet all’attore per l’ospitata che, secondo le prime indiscrezioni, si sarebbe aggirato intorno al milione di euro.

Il giorno seguente all’ospitata di John Travolta il Codacons ha presentato un esposto all’Agcom e all’Antitrust affinché aprano un’indagine formale sul caso. Inoltre, l’associazione si è, poi, rivolta, alle Procure di Imperia e Roma per un’eventuale ipotesi di truffa aggravata.

La Rai, come dichiarato da Ciannamea, ha avviato verifiche legali sul caso. L’azienda ha spiegato di aver intrapreso “ogni opportuna verifica per fare luce sulla vicenda” e che “procederà nei confronti di tutti i soggetti in ordine ai quali dovessero emergere eventuali profili di responsabilità”.

PoltroneSofà

Anche sul marchio PoltroneSofà  si aggira lo spettro di presunta pubblicità occulta a Sanremo. L’Unione Nazionale Consumatori (UNC) ha presentato un esposto all’Antitrust “chiedendodi accertare la correttezza del siparietto allestito al Festival di Sanremo tra Amadeus e i due testimonial di PoltroneSofà”.

«Una narrazione che è di fatto un messaggio pubblicitario, che sembrerebbe però non rispettare la disciplina di settore, con un aggiramento della normativa. Il presentatore, infatti, non nomina mai il brand – ha dichiarato il presidente dell’UNC Massimiliano DonaPeccato che i personaggi Bruno e Andrea imperino da anni. ogni giorno, in tutte le reti televisive. Insomma, non c’era bisogno di nominare PoltroneSofà per fare la pubblicità del marchio. Bastavano Bruno e Andrea».

Anche il Codacons ha presentato un esposto all’Agcom e all’Antitrust dopo aver “ricevuto segnalazioni da parte degli utenti circa un nuovo caso sospetto di presunta pubblicità occulta nel corso del Festival di Sanremo. Chiederemo alle autorità competenti, Agcom e Antitrust, di verificare anche questo episodio”.

Marcello Ciannamea ha, però risposto affermando che “quella di PoltroneSofà èun’operazione di product placement, non una telepromozione e quindi non è regolamentata con l’obbligo della scritta messaggio promozionale’”. «Peraltro all’inizio del festival e al rientro da ogni pubblicità – ha affermato il responsabile dell’Intrattenimento prime Time della Raiappare la segnalazione che all’interno del festival ci sono messaggi promozionali. Viene segnalato in maniera reiterata, forse al di là di quanto sia necessario».

Insomma, il Festival è finito ma le polemiche continuano.

di: Francesca LASI

FOTO: SHUTTERSTOCK