Le edizioni appena concluse di Coppa d’Africa e Coppa Asia forniscono qualche interessante spunto sul Mondiale che sarà

All’81° minuto, allo stadio Alassane Ouattara di Abidjan, più di 50.000 tifosi hanno esultato mentre l’attaccante del Borussia Dortmund Sebastian Haller metteva il piede sulla fine di un cross regalando alla Costa d’Avorio il vantaggio nella finale di Coppa d’Africa 2023 finale.

Le telecamere hanno ripreso la leggenda ivoriana Didier Drogba, con l’ex attaccante del Chelsea che festeggiava come se avesse segnato lui stesso il gol della vittoria. Il gol di Haller ha regalato alla Costa d’Avorio una vittoria per 2-1 sulla Nigeria e la ha vista sollevare il trofeo AFCON per la terza volta. Ma a differenza delle vittorie precedenti, questa è avvenuta davanti ai propri tifosi.

Il giorno prima in Qatar, più di 85.000 fan hanno visto Akram Afif segnare una tripletta regalando al Qatar una vittoria per 3-1 contro la sfavorita Giordania e assicurandosi il secondo titolo di Coppa d’Asia consecutivo. Lungi dall’essere una “tripletta perfetta”, tutti e tre i gol di Afif sono stati rigori.

È la prima volta dal 1980, quando vinsero Nigeria e Kuwait, che i paesi ospitanti sia della Coppa d’Africa che della Coppa d’Asia conquistano la vetta del torneo. Né il Qatar né la Costa d’Avorio erano considerati i favoriti prima dell’inizio del torneo, ma hanno fatto valere il vantaggio di giocare in casa.

Sulla carta, l’identità dei finalisti della Coppa d’Africa e della Coppa d’Asia fa pensare a competizioni molto diverse.In quest’ultima, la vittoria per 3-1 del Qatar sulla Giordania è stata una finale tra due squadre sfavorite, anche se il Qatar era il paese ospitante e il campione in carica. Per mettere le cose in prospettiva, queste due nazioni hanno una popolazione complessiva di 14 milioni; circa il 10% della popolazione del Giappone e l’1% della popolazione della Cina.

Invece, Nigeria-Costa d’Avorio è stato un incontro tra due Paesi che hanno prodotto tanti grandi calciatori quanto qualsiasi altra nazione africana in questo secolo, ad esempio i nigeriani Nwankwo Kanu e Obafemi Martins e, tra gli ivoriani, lo stesso Haller e i fratelli Traorè.

Sorprese

La Costa d’Avorio ha ospitato la Coppa d’Africa – ANSA

Tuttavia entrambe le competizioni hanno avuto un comun denominatore: la mancanza di superpotenze veramente dominanti. Questo aspetto è stato sicuramente più pronunciato nella Coppa d’Asia, dove la Corea del Sud ha perso contro la Giordania e il Giappone è stato eliminato dall’Iran . Ma anche la Coppa d’Africa ha riservato sorprese: delle 8 squadre che sono approdate ai quarti di finale, nessuna aveva centrato l’obiettivo due anni fa. Una circostanza impensabile nelle altre competizioni continentali. 

Questo ha sia aspetti positivi che negativi. L’imprevedibilità è positiva, soprattutto in un torneo a eliminazione diretta. Questo è il bello di un torneo a eliminazione diretta: è più probabile che succedano shock, soprattutto in questo momento, in cui le nazionali sulla carta più deboli hanno ridotto il divario rispetto alle nazioni più blasonate.

Questa tendenza è nei risultati delle partite: raramente si assiste a disastrose sconfitte. In Coppa d’Asia i 4-0 sono stati solamente due e nella fase a gironi (Giordania-Malesia  e Australia-Indonesia), tante quante quelle nella competizione africana (Sudafrica-Namibia e ai danni dei futuri vincitori, da parte della Guinea Equatoriale). Il 31-0 ad opera degli australiani contro i poveri samoani nel 2001 sembra dipingere un’epoca ormai tramontata. 

L’allargamento di entrambi i tornei a 24 squadre non ha portato a un calo della qualità e ha evidenziato la diminuzione del gap tra le squadre. Un po’ quello che potrebbe accadere in Europa, se le nazioni partecipanti agli Europei salissero a 32: Svezia , Norvegia e Repubblica d’Irlanda non si sono nemmeno qualificate per gli spareggi, ma sono sempre in grado di impensierire qualsiasi avversario. 

Promesse non mantenute

La nazionale australiana scende in campo contro la Palestina – ANSA

Al termine dei due tornei sorge la domanda sulla capacità delle migliori squadre di questi continenti di affrontare i Mondiali. Quello che si osserva, in primis, è che le nazionali più importanti della Confederazione asiatica di calcio abbiano subito un regresso negli ultimi 15 anni. Alla Coppa del Mondo del 2006, ad esempio, l’Australia è andata in Germania con un undici molto forte e ha avuto la sfortuna di incappare agli ottavi contro l’Italia, futura vincitrice. E i canguri cedettero le armi solo al ‘95, trafitti dall’iconico rigore di Francesco Totti. Sembrava che l’Australia avesse fatto un significativo balzo in avanti, ma quello che sembrava l’inizio di un periodo competitivo con le principali nazioni del mondo è stata solo un’estemporanea generazione d’oro. Anche nel 2022, hanno raggiunto gli ottavi, sempre contro la futura vincitrice Argentina, ma la partita era già stata chiusa al ‘60, con i gol di Messi e Alvarez. 

L’ultima selezione australiana non aveva nessun giocatore in Premier League, a parte il portiere Joe Gauci, recentemente ingaggiato come riserva dall’Aston Villa. I tempi di Harry Kewell, Mark Viduka e Tim Cahill sono inesorabilmente finiti.

Per quanto riguarda Giappone e Corea del Sud, gli ottimi risultati nel mondiale casalingo del 2002, con il Giappone eliminato agli ottavi e la Corea appena fuori dal podio, non sono stati una miccia duratura: entrambe non hanno mai varcato la soglia degli ottavi. Sono una dozzina i giocatori giapponesi nelle massime divisioni europee, tanti quanti i colleghi coreani, ma nessuno sembra lasciare veramente il segno.

La verità è che il livello di gioco nella fase a eliminazione diretta della Coppa d’Asia è stato scarso, caratterizzato da una mancanza di fiducia nella qualità tecnica, da un gioco eccessivamente cauto e da un ritmo lento. Nella mente restano solo le esultanze commoventi dei palestinesi, eliminati poi agli ottavi dai vincitori e padroni di casa, e il siparietto dell’ex mister dell’Italia, Roberto Mancini, che esce prima dell’ultimo rigore tra Arabia Saudita e Corea del Sud, agli ottavi; il gesto ha solo anticipato di un minuto l’uscita dalla competizione della sua nazionale. 

Le cose sono andate meglio in Costa d’Avorio, anche se i padroni di casa sono riusciti ad accedere alla finale dopo una fase a gironi così terribile da dover licenziare l’allenatore Jean-Louis Gasset.

Verso Usa-Messico 2026

Lo stadio di Austin, uno tra i 16 dei Mondiali 2026 – SHUTTERSTOCK

Questo significa che a contendersi Usa-Messico 2026 probabilmente saranno i soliti nomi. I favoriti dei bookmaker sono i tre tradizionali giganti del Sud America (Brasile, Argentina e Uruguay) e le tradizionali nazionali dell’Europa occidentale (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Portogallo, Paesi Bassi, Italia e Belgio). Poi arrivano gli Stati Uniti e il Messico, le cui possibilità aumentano grazie al fatto di ospitare il torneo. Le parti africane e asiatiche sono in fondo alla lista, così come un paio di squadre sudamericane che erano in crescita dieci anni fa ma ora in declino, come Cile e Colombia.

E mentre il Marocco ha fatto la storia diventando la prima squadra africana a raggiungere le semifinali nel 2022, al termine di un torneo complessivamente positivo per le nazioni africane , vale la pena ricordare che la maggior parte dei loro nazionali sono nati in Europa e, di fatto, non ritenuti non abbastanza buoni per indossare la maglia di Francia, Germania o Inghilterra. Non c’è niente di sbagliato in questo, ovviamente, e merito di mister Walid Regragui per averli trasformati in una squadra resiliente. Ma se altri cercano ispirazione, non è il modello più facilmente replicabile.

Vale anche la pena di considerare la ripartizione di ciascun continente per la Coppa del Mondo 2026, il primo torneo a cui parteciperanno 48 nazioni. All’Africa sono garantiti nove posti e all’Asia otto: questi potrebbero salire a 10 e a 9 con gli spareggi intercontinentali. Ci sono vari fattori da tenere presente su quanti posti dovrebbe avere diritto ciascuna confederazione: qualità complessiva, ampiezza della qualità, numero di partecipanti e forse popolazione totale.

Sulla base delle ultime due settimane, l’Africa merita probabilmente più di nove posti, e l’Asia meno di otto, ma gli avversari più temibili saranno quelli provenienti dalla confederazione asiatica. Se le qualificate fossero le stesse otto che hanno raggiunto i quarti di finale questo mese, si tratterebbe del quartetto relativamente consolidato formato da Giappone, Corea del Sud, Australia e Iran, più i due finalisti Qatar e Giordania, e gli outsider Uzbekistan e Tagikistan.

Pensare a nazioni come queste ultime due in un torneo di Coppa del Mondo è surreale. Ma è sufficiente guardare ai loro risultati contro le finaliste per cambiare idea: l’Uzbekistan è stato eliminato solo dal Qatar ai rigori, e il Tagikistan ha perso solo 1-0 contro la Giordania grazie ad uno sfortunato autogol.

In conclusione, è probabile che i prossimi mondiali, nonostante l’allargamento a 48 squadre, non presenteranno le cosiddette “squadre materasso”, dai pesantissimi bilanci a fine partita. Qualificarsi, per gli outsider, sarà sempre complicato, ma le big faranno bene a scendere sempre in campo con la concentrazione necessaria. O la brutta figura potrebbe toccare a loro. 

di Giulia Guidi

Foto ANSA