Davide Fontana, vicino e amante della vittima, si è detto pentito: è accusato di aver ucciso la 26enne prima di farne a pezzi il corpo
È stata respinta la richiesta di Davide Fontana, accusato dell’omicidio di Carol Maltesi, di processo con rito abbreviato.
A deciderlo è il Gup di Busto Arsizio, Varese. «Sono pentito, non riesco a guardare in faccia i genitori di Carol, ma non ho premeditato nulla», ha detto Fontana al termine dell’udienza. Il suo difensore, l’avvocato Stefano Paloschi, sostenendo che il rigetto sia dovuto a un punto di vista “tecnico”, ha aggiunto: «oggi si parlava di norme, sarà più complicato quando si parlerà di persone».
Secondo l’accusa Fontana, 40enne milanese e vicino di casa della vittima a Rescaldina, avrebbe ucciso la 26enne con cui aveva una relazione perché aveva deciso di trasferirsi in Veneto per stare con il figlio, per poi fare a pezzi il suo corpo inscenandone la sparizione.
Gli psichiatri: “niente premeditazione, è stato un raptus”
Secondo gli psichiatri della difesa, Fontana chiamò da Verona Maltesi prima dell’omicidio. Nel report, gli specialisti scrivono: “era innamorato di Carol in modo infantile, come un dodicenne. Davide Fontana aveva paura di perderla. Maltesi ha ricevuto dall’ex compagno veronese la telefonata in cui lei parlava della possibilità di trasferirsi. Quella conversazione potrebbe essere entrata in Fontana come una lama in quella parte vulnerabile di lui in cui si stava concentrando sui loro progetti futuri”. Sembra dunque che non ci sia stata premeditazione ma che l’omicidio sia stato causato da un raptus provocato da quella telefonata.
di: Alessia MALCAUS
aggiornamenti: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA