L’omicidio avvenne nel 1987, Binda venne accusato e poi assolto

Stefano Binda, accusato e poi assolto di essere l’assassinio di Lidia Macchi, è ancora al centro di questioni giudiziarie.

La 21enne fu uccisa a coltellate dopo essere stata violentata, nel 1987 in provincia di Varese. La Procura ha fatto ricorso contro il risarcimento di 300mila euro per ingiusta detenzione sostenendo che “con i suoi silenzi” Binda avrebbe “contribuito all’errore sulla sua carcerazione“. Binda fu condannato all’ergastolo nel 2018, poi assolto in Appello e in Cassazione, ha passato circa tre anni e mezzo in carcere.

Come riporta il Corriere della Sera viene sostenuto che “il fatto che Binda si fosse avvalso più volte della facoltà di non rispondere è un diritto dell’indagato” e perché la “recente normativa sulla presunzione d’innocenza ha ribadito che tale condotta non incide sulla riparazione per ingiusta detenzione“, ma secondo la Procura generale, sulla base di un verdetto di quest’anno della IV Sezione della Cassazione, “la condotta mendace” negli interrogatori ha costituito “condotta fortemente equivoca” tale, evidentemente, da creare concorso nell’errore.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/LAIACONA ENZO