Tra le macerie di Gaza e i campi profughi, i palestinesi cercano la forza di resistere tifando la nazionale e volteggiando sulle rovine

La storica vittoria della Palestina contro Hong Kong nella Coppa d’Asia ha dato ai palestinesi della Gaza devastata dalla guerra una pausa di 90 minuti dai 4 mesi di guerra. E cresce l’attesa per la partita di ottavi di finale, contro i padroni di casa del Qatar. Il calcio, che in Palestina è lo sport nazionale, è un modo per pensare ad altro, che non sia morte e distruzione. 

Non è facile seguire le partite: i tifosi faticano a sintonizzarsi a causa delle interruzioni di Internet, diventate più frequenti di giorno in giorno, a quattro mesi dall’inizio della guerra con Israele, ma alcuni sono riusciti a intravedere la loro squadra nazionale che arrivava alla fase a eliminazione diretta a Doha, per la prima volta.

I media locali raccontano le storie di Assad, che ha guardato la partita sul suo telefono, circondato dalle famiglie sfollate che sta ospitando nella sua casa di Rafah; e di Amjad, che invece se l’è persa perchè era in viaggio con moglie e figli da Gaza a Khan Younis, dove troveranno alloggio in un campus universitario, ora circondato da carri armati israeliani. 

Il giornalista sportivo palestinese Alaa Shammali, che avrebbe dovuto essere in Qatar per la competizione continentale ma è intrappolato a Gaza, scrive su X che la vittoria della nazionale invia al mondo il messaggio che il popolo palestinese è ancora pieno di vita nonostante la guerra: «La squadra palestinese riunisce uomini provenienti da tutto il Paese e che hanno famiglia qui nella Striscia. Questo dolore ha focalizzato l’attenzione sui giocatori e li ha aiutati a superare il turno».

Russia e Israele

Il presidente della FIFA Gianni Infantino – EPA/ETIENNE LAURENT

Secondo gli ultimi dati del ministero della Sanità palestinese, dall’inizio del conflitto, scoppiato quando Hamas ha lanciato un attacco contro Israele che ha ucciso più di 1.000 persone, le forze israeliane hanno ucciso almeno 23.500 palestinesi e i feriti sono 57.305. La Palestine Football Association ha affermato che tra le vittime ci sono almeno 85 atleti, di cui 55 giocatori di calcio, In questi numeri ci sono 18 bambini e 37 adolescenti. L’elenco, purtroppo, deve essere aggiornato quotidianamente. Al di fuori di Gaza, in Cisgiordania, sono stati uccisi più di 300 palestinesi, tra cui 79 bambini. Oltre 2.550 palestinesi sono inoltre detenuti nei territori occupati dal 7 ottobre, mentre altri residenti locali subiscono maltrattamenti e abusi da parte dei soldati israeliani , nonché restrizioni alla circolazione sotto forma di posti di blocco.

Le autorità sportive palestinesi sostengono che le continue restrizioni potrebbero essere viste (anche) come una violazione della Carta Olimpica , la quale afferma che «la pratica dello sport è un diritto umano» e deve essere garantito «senza discriminazioni di alcun tipo» e che «l’appartenenza al Movimento Olimpico richiede il rispetto della Carta Olimpica».

Così, il 31 dicembre 2023, la Federcalcio giordana (JFA) ha rilasciato una dichiarazione in cui invitava la comunità sportiva globale ad intraprendere «azioni decisive per fermare l’aggressione contro i palestinesi a Gaza e nei territori occupati». Nel documento si chiedono sanzioni severe contro le associazioni sportive israeliane e l’esclusione dalle competizioni internazionali, «fino a quando lo Stato occupante non ottempera alle richieste internazionali di cessate il fuoco».

«Il palese disprezzo per le leggi morali e umanitarie ha trasfigurato gli impianti calcistici di Gaza in luoghi di danno, umiliazione e abuso per civili innocenti e bambini che si discostano dal loro scopo previsto come spazi di gioia e speranza», si legge nella dichiarazione . «Il silenzio nelle loro circostanze critiche può essere percepito come un’implicita approvazione delle pratiche illegali dell’occupazione, coinvolgendo potenzialmente le parti in queste gravi atrocità».

La dichiarazione della JFA è arrivata pochi giorni dopo che erano emersi filmati inquietanti che mostravano le truppe israeliane trasformare lo stadio Yarmouk – uno degli impianti sportivi più antichi della Palestina – in un campo di internamento improvvisato per detenuti palestinesi. Decine di uomini, donne e bambini sono stati radunati, spogliati fino alle mutande e bendati mentre soldati armati e carri armati circondavano il campo.

La Federcalcio palestinese (PFA) ha inoltre annunciato di aver inviato lettere al Comitato Olimpico Internazionale e alla FIFA chiedendo «un’urgente indagine internazionale sui crimini di occupazione contro gli sport e gli atleti in Palestina». «Nell’ultimo esempio di fascismo israeliano, l’occupazione ci ha mostrato immagini orribili durante l’invasione dello stadio Yarmouk nella Striscia di Gaza, trasformandolo in un centro di detenzione dove ha abusato e interrogato la nostra gente», ha affermato la PFA. E ancora: «Questa palese e scandalosa violazione di tutti i patti si aggiunge a una lunga serie di violazioni contro lo sport palestinese, tra cui l’uccisione e l’arresto di giocatori. Questo è un crimine che le istituzioni sportive internazionali non possono tollerare, tacere e ignorare».

Il presidente della federazione, Gianni Infantino, ha scritto alle federazioni calcistiche israeliane e palestinesi in ottobre esprimendo le sue condoglianze per le «orrende violenze» che si stanno verificando. Tuttavia, sia la FIFA che il Comitato Olimpico Internazionale hanno evitato di rilasciare dichiarazioni che denunciano la guerra in corso in Israele e la conseguente crisi umanitaria, al contrario di quanto accaduto subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. 

Le squadre nazionali e di club di calcio russe sono state bandite dalle competizioni internazionali, inclusa la Coppa del Mondo 2022 in Qatar. Il Comitato Paralimpico Internazionale ha inoltre deciso di vietare gli atleti provenienti da Russia e Bielorussia alla vigilia dei Giochi Paralimpici di Pechino, mentre diverse federazioni internazionali hanno adottato misure per bandire gli atleti russi e bielorussi dalle competizioni internazionali. Il CIO ha deciso di escludere gli atleti russi e bielorussi che hanno contratti militari mentre ha sostenuto l’inclusione degli atleti israeliani alle prossime Olimpiadi di Parigi, nonostante il fatto che alcuni atleti partecipanti servano anche come membri attivi delle Forze di difesa israeliane.

Acrobati tra le macerie

Se i calciatori della nazionale si fanno bandiera dell’orgoglio ma anche dello strazio del loro popolo davanti alle telecamere di tutto il mondo, la resistenza umana prende anche le sembianze dei volteggi tra le macerie dei ragazzi del parkour. Scovati da Al Jazeera a Rafah, gli Spiders sono un gruppo di Gaza: le loro case sono state distrutte durante i tre mesi di bombardamento israeliano. Cinque membri della loro squadra sono stati uccisi, ma questi giovani sopravvissuti alla guerra non hanno perso il coraggio e trovano resilienza attraverso i loro volteggi, trasformando i quartieri distrutti dai bombardamenti israeliani in arene per il loro sport preferito.

Quando è scoppiata la guerra, questi ragazzi  hanno iniziato ad allenarsi sulle rovine dei quartieri bombardati. «È un messaggio al mondo che la nostra determinazione a vivere è più forte che mai e a mostrare al mondo l’entità della distruzione causata dalle bombe israeliane», dicono al giornalista. 

Il parkour è uno sport in cui i partecipanti si spostano da un punto all’altro utilizzando gli ostacoli sul loro percorso per aumentare la loro efficienza. Il suo nome deriva dalla parola francese “parcours”, che significa “la via di passaggio”. Gli atleti di Rafah saltano, si arrampicano, corrono, volteggiano e corrono attraverso la distruzione causata dai bombardamenti israeliani.

È diventato popolare a Gaza negli ultimi decenni e ha acquisito un simbolismo speciale quando i giovani atleti hanno trasformato la distruzione in percorsi a ostacoli per il loro sport. Lo Spider Parkour, fondato nel 2011, è famoso tra i giovani della Striscia assediata. Usano i tutorial di YouTube come guida principale, sviluppando e perfezionando le loro abilità.

Hanno trasformato le macerie delle case distrutte dalle bombe nelle loro arene di corsa libera. I muri con buchi lasciati dai missili costituiscono un ostacolo attraverso il quale possono saltare e atterrare dall’altra parte.

È il loro modo «per dire al mondo che niente può fermarci o costringerci a rinunciare al nostro sogno, al nostro sport e alla nostra identità. Ci aiuta anche a rilasciare energia negativa e funziona come distrazione dalle cose brutte che accadono intorno a noi». 

A causa dell’assedio, gli Spider Parkour non hanno mai avuto la possibilità di mostrare le proprie capacità a livello internazionale e sperano che un giorno potranno viaggiare e rappresentare la Palestina nelle competizioni mondiali. Per loro questo sogno è inscindibile da quello della libertà della Palestina.

di Giulia Guidi

FOTO ANSA