Tra lanci di missili e retorica belligerante i timori di una nuova guerra di Corea si fanno sempre più concreti
Il 2024 è iniziato all’insegna della tensione per Corea del Sud e del Nord. In un discorso alla nazione di inizio gennaio il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ha annunciato la sua intenzione di revisionare completamente i rapporti con la Corea del Sud, con l’eliminazione di ogni riferimento alla possibilità di “riunificazione” dei due Paesi. Il leader nordcoreano ha poi annunciato il riconoscimento delle due Coree come Paesi separati e nemici, precisando che la Corea del Sud è “il principale avversario e il più grande nemico” della Corea del Nord. Kim Jong-un ha poi reso nota l’intenzione di abolire le agenzie statali nordcoreane che si occupano delle comunicazioni e dei rapporti tra i due Paesi sostenendo che “non vogliamo la guerra, ma non abbiamo intenzione di evitarla”.
Nelle settimane successive sono state numerose le prove di forza con lanci missilistici compiute da Pyongyang. I temi principali del discorso di gennaio erano stati anticipati dal leader nordcoreano al discorso di fine anno al Partito dei Lavoratori, l’unico partito del Paese, e secondo diversi esperti si è trattato di enunciare un rapporto che, da tempo, è sempre più complicato e si deteriora in fretta. Kim Jong-un di è detto deciso di “porre fine a quasi 80 anni di storia di relazioni inter-coreane e di riconoscere che esistono due Stati nella penisola coreana”.
I due Paesi sono divisi dal 1945 e i confini e i rapporti tra i due Paesi sono stati definiti nel 1953, al momento dell’armistizio a seguito della guerra di Corea. Almeno formalmente i due Paesi non hanno abbandonato la possibilità di una riunificazione – nei due Paesi sono presenti ministeri e uffici speciali che si dedicano unicamente ai rapporti tra Corea del Nord e del Sud – anche se i rapporti non sono mai stati particolarmente distesi. Almeno nella forma e nella retorica, però, i due Paesi parlavano delle popolazioni delle due Coree come “connazionali” e dunque parte di un unico popolo destinato a riunirsi.
Il dittatore nordcoreano ha reso nota la sua intenzione di eliminare i legami che potrebbero avvicinare i due Stati e ha modificato la retorica istituzionale, parlando della Corea del Sud in termini di “nemico”, che avrebbe un “atteggiamento sempre più arrogante” che punterebbe al “collasso del nostro governo”. Kim Jong-un ha aggiunto che quindi “non possiamo andare avanti sulla strada della riunificazione” e questo determina una riformulazione delle relazioni interstatali, in quest’ottica intende modificare la Costituzione nordcoreana, eliminando tutti i riferimenti alla riunificazione cancellando i termini di “compatrioti”, “riconciliazione” e “riunificazione pacifica”.
Il leader della Corea del Nord ha deciso di intraprendere questa strada anche a livello simbolico, annunciando la distruzione del monumento dedicato alla riunificazione presente nella capitale, che ha definito “un obbrobrio”. L’arco che simboleggia un abbraccio tra i due popoli era stato commissionato dal padre di Kim Jong-un, Kim Jong II, venne costruito nel 2001 per celebrare il sogno del nonno dell’attuale leader, Kim Il-sung, che aveva sognato una penisola unita lasciando ai posteri indicazioni precise per realizzare il suo sogno, che sono riportate su una lastra di marmo che si trova sul ciglio dell’autostrada che scorre sotto l’arco e porta verso Sud. Kim Il-sung immaginava uno stato federale con il mantenimento dei due sistemi di governo.
In un altro discorso all’Assemblea suprema del popolo è stato annunciato che tre delle agenzie che si occupavano dei rapporti con i vicini del Sud, la Commissione per la riunificazione pacifica del paese, l’Ufficio per la cooperazione economica nazionale e l’Amministrazione internazionale del turismo verranno eliminate. Kim Jong-un ha poi ribadito che la Corea del Nord è una potenza atomica e che, in caso di conflitto, cercherà di occupare e annettere la Corea del Sud.

I timori degli esperti
Secondo Robert L. Carlin e Siegfred S. Hecker, che hanno firmato un articolo dell’11 gennaio 2024 sul sito specializzato 38north.org “la situazione nella penisola coreana è più pericolosa di quanto non lo sia mai stata dall’inizio di giugno del 1950” ovvero quando iniziò la guerra di Corea, “può sembrare eccessivamente drammatico, ma crediamo che, come suo nonno nel 1950, Kim Jong-un abbia preso la decisione strategica di entrare in guerra”. Spiegano i due autori: «non sappiamo quando o come Kim premerà il grilletto, ma il rischio è già ben oltre gli avvertimenti di routine a Washington, Seoul e Tokyo sulle ‘provocazioni’ di Pyongyang», aggiungono gli esperti che “non vediamo i temi della preparazione alla guerra nei media nordcoreani apparire dall’inizio dello scorso anno come una tipica spacconata della Corea del Nord” e a proposito del possibile conflitto i due esperti aggiungono che in genere “si risponde con l’ormai consueta argomentazione che Kim Jong-un non oserebbe fare un passo del genere perché ‘sa’ che Washington e Seoul distruggerebbero il suo regime se lo facesse”. Si tratta però di un’argomentazione, secondo Carlin – ex capo della Divisione Asia nord-orientale presso il Bureau of Intelligence and Research del Dipartimento di Stato Usa, dove ha preso parte ai negoziati tra Stati Uniti e Corea del Nord – e Hecker – ex direttore del Los Alamos National Laboratory e professore emerito della Stanford University – pericolosa perché si basa su una lettura errata della storia dei due Paesi, infatti “la storia suggerisce che chi si è convinto di non avere più alcuna buona opzione penserà che anche il gioco più pericoloso valga la candela”. I due autori sostengono che “l’incapacità di comprendere la storia della politica nordcoreana negli ultimi 33 anni non è semplicemente un problema accademico. Sbagliare la storia ha implicazioni pericolose per cogliere l’importanza di ciò che abbiamo di fronte ora”. Stati Uniti e Corea del Sud “si aggrappano alla convinzione che la loro alleanza, sostenuta da una deterrenza ferrea, manterrà Kim sullo status quo, con qualche piccola provocazione. C’è la convinzione, comprensibile, che i simboli sempre più frequenti della nostra intenzione di rappresaglia terranno a bada il Nord, così come la nostra convinzione, spesso dichiarata, che se il Nord attacca, il contrattacco distruggerà totalmente il regime nordcoreano. Ma nella situazione attuale, aggrapparsi a queste convinzioni può essere fatale”. Pyongyang può contare su un “un grande arsenale nucleare, secondo le nostre stime di 50 o 60 testate lanciabili su missili che possono raggiungere tutta la Corea del Sud, praticamente tutto il Giappone (compresa Okinawa) e Guam. Se, come sospettiamo, Kim si è convinto che, dopo decenni di tentativi, non c’è modo di coinvolgere gli Stati Uniti, le sue recenti parole e azioni puntano verso la prospettiva di una soluzione militare utilizzando quell’arsenale”.
Sempre su 38north.org si legge però un altro articolo, a firma dell’ambasciatore tedesco in Corea del Nord Thomas Schäfer, che pur riconoscendo crescente il pericolo dato delle prove di forza di Pyongyang contesta che la motivazione della guerra di Kim Jong-un dipenda dal fallimento degli sforzi diplomatici con gli Stati Uniti. Secondo altri analisti la Cina potrebbe ritenere inaccettabile una guerra così vicina e la impedirebbe in ogni modo possibile, la docente di affari nordcoreani all’università femminile Sookmyung di Seoul, Lee Min-yong, sostiene che “Pyongyang sa bene che se nella penisola coreana cresce la tensione la Cina non rimane a guardare, dato che Pechino vuole il mantenimento dello status quo negli equilibri regionali”. Secondo la docente alla base delle decisioni di Kim Jon-un ci sarebbe una precisa strategia di politica interna, con la minaccia bellica il dittatore riesce a distogliere l’attenzione della popolazione dalla pesante crisi economica che interessa il Paese.
I test
L’agenzia di stampa ufficiale Korean Central News Agency assicura che i lanci di prova di missili da crociera strategici non comportano rischi per la sicurezza dei Paesi vicini. I missili testati da Pyongyang sono missili “cruise”, alimentati da un motore come dei jet e raggiungono l’obiettivo con una traiettoria orizzontale.
Secondo quanto riportato dai media locali Kim Jong-un nei giorni precedenti agli ultimi test balistici aveva ordinato a forze armate, industria delle munizioni e al settore delle armi nucleari di accelerare i preparativi bellici in modo da poter contrastare le “mosse ostili senza precedenti” compiute dagli Stati Uniti. Stati Uniti sempre più preoccupati da quella che per gli analisti sarà una guerra inevitabile.

La Corea del Sud
In questo scenario la Corea del Sud intensifica gli sforzi diplomatici contro la Corea del Nord, rafforzando l’alleanza con l’Unione Europea e discutendo con la Cina a proposito del rimpatrio dei disertori nordcoreani. Kim Gunn, rappresentante speciale sudcoreano per gli affari di pace e sicurezza della penisola coreana, al Comitato politico e di sicurezza dell’Unione Europea ha ribadito la necessità di risposte corali alle minacce della Corea del Nord e ha denunciato il presunto accordo tra Pyongyang e Mosca in materia di armi e cooperazione tecnologica sostenendo si tratte di “chiare violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite” e la cooperazione tra Corea del Nord e Russia sarebbe esplicativa della “connessione inseparabile tra la sicurezza della regione indo-pacifica e quella dell’Europa”. Kim Gunn a proposito del commercio di armi ha sostenuto che Corea del Sud e Unione Europea devono “coordinarsi strettamente e intraprendere azioni risolute contro le attività illegali della Corea del Nord che rappresentano una minaccia significativa alla pace e alla stabilità sia nella penisola coreana che in Europa”, suggerendo una collaborazione al blocco dei finanziamenti per lo sviluppo nucleare e missilistico della Corea del Nord.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/MIKHAIL METZEL