Bergoglio celebra la Giornata Mondiale della Gioventù
Prosegue la visita a Lisbona, in Portogallo, di Papa Francesco per celebrare la XXXVIII Giornata Mondiale della Gioventù.
Il 4 agosto Bergoglio ha presieduto la Via Crucis a Parque Eduardo VII, dove sono accorsi, secondo le stime, 800mila giovani.
«Portiamo (a Gesù) le grida straziate della nostra umanità riarsa, assetata di pace. Guardiamo con fiducia a Colui che ‘è la nostra pace’. A Lui, trafitto per noi, apriamo il cuore. In Lui confidiamo – ha dichiarato il Papa – Ad amare ci sono dei rischi ma bisogna correre dei rischi, vale la pena».
Nella giornata di ieri, 3 agosto, sono arrivati 500mila giovani a Parque Eduardo VII per incontrare Bergoglio, che ha fatto un lungo giro tra loro in papamobile. I ragazzi arrivano da 151 Paesi (ufficialmente registrati): i gruppi più numerosi provengono da Italia, Francia e Spagna.
«Felice del vostro simpatico chiasso – ha dichiarato Bergoglio – Il Signore non punta il dito ma allarga le braccia. Una Chiesa dei chiamati, non dei migliori, aperta anche per chi sbaglia, per chi cade, per chi fa fatica. Dio ci ama come siamo, coi limiti che abbiamo. Non abbiate paura, abbiate coraggio. Dio ci ama».
L’incontro con il Centro Carità parrocchiale del quartiere Serafina
Durante l’incontro con gli operatori e gli assistiti del Centro Carità parrocchiale del quartiere Serafina di Lisbona il papa ha spiegato che “la carità è l’origine e la meta del cammino cristiano” volendo ribadire come per i cristiani l’azione di carità verso gli altri “aiuta a non dimenticare la rotta, il senso di quello che facciamo“
«Concretezza, dunque, attenzione al ‘qui e ora’, come già fate, con cura dei particolari e senso pratico, belle virtù tipiche del popolo portoghese. Quando non si perde tempo a lamentarsi della realtà, ma ci si preoccupa di andare incontro ai bisogni concreti, con gioia e fiducia nella Provvidenza, accadono cose meravigliose – ha dichiarato il Pontefice. – Stare vicini ai più fragili. Tutti siamo fragili e bisognosi, ma lo sguardo di compassione del Vangelo ci porta a vedere le necessità di chi ha più bisogno. E a servire i poveri, i prediletti di Dio che si è fatto povero per noi: gli esclusi, gli emarginati, gli scartati, i piccoli, gli indifesi. Sono loro il tesoro della Chiesa, sono i preferiti di Dio! E, tra di loro, ricordiamoci di non fare differenze. Per un cristiano, infatti, non ci sono preferenze di fronte a chi bussa bisognoso alla porta: connazionali o stranieri, appartenenti a un gruppo o ad un altro, giovani o anziani, simpatici o antipatici». Francesco ha poi ricordato Giovanni Ciudad che “fece una cosa ardita: andò in città e si mise a chiedere l’elemosina per strada, dicendo alla gente: ‘Fate del bene, fratelli, a voi stessi!’. Capite? Chiedeva la carità, ma diceva a quelli che gliela facevano che, aiutando lui, in realtà aiutavano prima di tutto sé stessi! Spiegava, cioè, che i gesti d’amore sono un dono anzitutto per chi li fa, prima ancora che per chi li riceve; perché tutto quello che si accaparra per sé andrà perso, mentre quello che si dona per amore non andrà mai sprecato, ma sarà il nostro tesoro in cielo”. Poi “con altri compagni, fondando un ordine religioso: i Fratelli Ospedalieri. Alcuni, però, cominciarono a chiamarli in un altro modo, proprio con le parole di quel giovane che diceva a tutti: ‘Fate-del-bene-fratelli’! A Roma noi li chiamiamo così: i ‘Fatebenefratelli’. Che bel nome, che insegnamento importante! Aiutare gli altri è un dono per sé e fa bene a tutti. Sì, amare è un dono per tutti!“
di: Francesca LASI
FOTO: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI