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Il Pontefice esprime vicinanza alle popolazioni colpite dal sisma e chiede giustizia in Nicaragua

«Le notizie che giungono dal Nicaragua mi hanno addolorato non poco. E non posso qui non ricordare con preoccupazione il vescovo di Matagalpa, Rolando Alvarez, a cui voglio tanto bene, condannato a 26 anni di carcere e anche le persone che sono stato deportate negli Stati Uniti». Sono le parole che il papa rivolge ai fedeli dell’Angelus, dedicate alla repressione del governo di Managua contro le opposizioni, Chiesa compresa. «Prego per loro e per tutti coloro che soffrono in quella cara nazione» ha aggiunto il pontefice.

«Chiedo a voi la vostra preghiera – ha continuato il papa rivolgendosi ai fedeli in Piazza San Pietro-. Domandiamo inoltre al Signore, per l’intercessione dell’Immacolata Vergine Maria, di aprire i cuori dei responsabili politici e di tutti i cittadini alla sincera ricerca della pace che nasce dalla verità, dalla giustizia, dalla libertà e dall’amore. E si raggiunge attraverso l’esercizio paziente del dialogo. Preghiamo insieme la Madonna».

Non può ovviamente mancare anche un accorato accenno alla tragedia della Turchia e della Siria, travolte da due scosse di terremoto devastanti. «Continuiamo -invita il papa – a stare vicini, con la preghiera e con il sostegno concreto, alle popolazioni terremotate in Siria e Turchia. Stavo vedendo le immagini di questa catastrofe, il dolore di questi popoli che soffrono per il terremoto. Preghiamo per loro, non dimentichiamolo, preghiamo e pensiamo cosa possiamo fare per loro. E non dimentichiamo la martoriata Ucraina: che il Signore apra vie di pace e dia ai responsabili il coraggio di percorrerle».

di: Caterina MAGGI

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