Il Pontefice rivolge ai fedeli l’augurio di un Natale autentico e di pace, con il cuore con i popoli in guerra

«Anche in questo Natale un’umanità insaziabile di soldi, potere e piacere non fa posto, come fu per Gesù, ai più piccoli, a tanti nascituri, poveri, dimenticati. Penso soprattutto ai bambini divorati da guerre, povertà e ingiustizia. Ma Gesù viene proprio lì, bambino nella mangiatoia dello scarto e del rifiuto». Sono le parole che il Pontefice ha voluto dedicare ai piccoli di Ucraina, Myanmar, Afghanistan, Palestina, Eritrea e tanti paesi nel mondo dilaniati da guerre e conflitti, nell’omelia della notte di Natale. Sono 7mila i fedeli presenti ma diverse persone hanno seguito la celebrazione anche da Piazza San Pietro attraverso i maxischermi.

Arrivato in sedia a rotelle, Papa Francesco ha invitato i fedeli a ritrovare il vero, autentico senso del Natale: «dopo due millenni dalla nascita di Gesù – dice il Pontefice – dopo molti Natali festeggiati tra addobbi e regali, dopo tanto consumismo che ha avvolto il mistero che celebriamo, c’è un rischio: sappiamo tante cose sul Natale, ma ne scordiamo il significato».

Anche il presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, rivolge un pensiero speciale ai poveri e profughi di tutto il mondo: « come pensare Natale una notte di luce e di chiarire quando si è perduti in un mondo che diventa ostile indifferente, non c’è posto. Semplicemente, senza spiegazioni, come un cartello esposto in cui c’è scritto che non si affitta a forestieri. Come una fila senza fine e senza diritti davanti ad un ufficio che decide il tuo futuro. Come un porto chiuso, come una pratica di un ufficio che resta evasa. E io che ho fame e devo scappare dalla guerra cosa faccio se lì non c’è posto? Lo cerco lo stesso, in tutti i modi». E il prelato ammonisce: «e perché non c’è posto? Molte volte in realtà c’è ma non vogliamo avere problemi. E poi il mio “io” il posto lo occupa sempre tutto e ha paura di incontrare difficoltà e inizia ad avere paura un po’ di tutti. Però se a cercare il posto fossimo noi, o qualche nostro familiare troveremmo il posto. Scopriremmo che si, forse si può fare. Scopriremmo che ce n’è tanto, come le tante case vuote, i paesi disabitati, e qualche volta dobbiamo dirlo come i cuori sfaccendati che finiscono per appassionarsi di quello che non crea problemi perché non vale».

In occasione del Natale dalla chiesa russa sono arrivati segnali distensivi. Il Patriarca della Chiesa ortodossa Kirill ha inviato un messaggio a Papa Francesco. Nel messaggio il patriarca ha voluto porgere i suoi auguri “per la festa della natività di nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. Ti auguro il suo aiuto nel tuo ministero e anche pace e prosperità per il gregge che ti è stato affidato“.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA VATICANO