Il Pontefice parla di terza guerra mondiale globalizzata e fa un appello alla pace
Faranno discutere le parole del Santo Padre sull’aborto, più condivisibili quelle sul conflitto in Ucraina. Nel corso dell’udienza al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa sede, il papa torna ad attaccare il diritto all’aborto: «la pace esige anzitutto che si difenda la vita, un bene che oggi è messo a repentaglio non solo da conflitti, fame e malattie, ma fin troppo spesso addirittura dal grembo materno, affermando un presunto “diritto all’aborto”».
Un paragone che stona ma non oscura le parole di Papa Francesco I dedicate invece alla guerra in Ucraina, entrata oggi nel suo 319esimo giorno. «Oggi è in corso la terza guerra mondiale di un mondo globalizzato, dove i conflitti interessano direttamente solo alcune aree del pianeta, ma nella sostanza coinvolgono tutti -ribadisce il papa – l’esempio più vicino e recente è proprio la guerra in Ucraina, con il suo strascico di morte e distruzione; con gli attacchi alle infrastrutture civili che portano le persone a perdere la vita non solo a causa degli ordigni e delle violenze, ma anche di fame e di freddo. Al riguardo, la Costituzione conciliare Gaudium et spes – ricorda Francesco I – afferma che “ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione“».
Anche l’Iran è nei pensieri del Pontefice: «il diritto alla vita è minacciato anche laddove si continua a praticare la pena di morte, come sta accadendo in questi giorni in Iran, in seguito alle recenti manifestazioni, che chiedono maggiore rispetto per la dignità delle donne. La pena di morte non può essere utilizzata per una presunta giustizia di Stato, poiché essa non costituisce un deterrente, né offre giustizia alle vittime, ma alimenta solamente la sete di vendetta».
Papa Francesco ha ricevuto in udienza mons. Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, già segretario particolare del Papa emerito. Un incontro che segue da vicino le accuse al Papa da parte del prefetto della Casa Pontificia che, in un libro di imminente uscita le cui anticipazioni sono state diffuse nel giorno dei funerali di Ratzinger, ripercorre il difficile rapporto con Francesco: “Lui mi guardò con espressione seria e disse a sorpresa: ‘D’ora in poi rimanga a casa. Accompagni Benedetto, che ha bisogno di lei, e faccia scudo’. Restai scioccato e senza parole. Quando provai a replicare, chiuse seccamente il discorso: ‘Lei rimane prefetto, ma da domani non torni al lavoro’. In modo dimesso replicai: ‘Non riesco a capirlo, non lo accetto umanamente, ma mi adeguo soltanto in obbedienza’. E lui di rimando: ‘La mia esperienza personale è che “accettare in obbedienza” è una cosa buona’. Tornai al Monastero e lo raccontai a Benedetto, il quale commentò in modo ironico: ‘Sembra che Papa Francesco non si fidi più di me e desideri che lei mi faccia da custode!”.
di: Caterina MAGGI
aggiornamento: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MEO