L’azienda altamente specializzata nelle lavorazioni industriali del ferro è pronta ad esportare la sua expertise unica in tutto il mondo
Da artigiano nei cantieri navali a capo di un’azienda leader in Europa: quella di Taha Omri è una storia fatta di impegno, sacrificio e determinazione che vale la pena di essere raccontata. Oggi con la sua Omifer che conta circa 400 dipendenti Omri porta alto il nome del ferro e del know how italiano nel mondo. Ci siamo fatti raccontare questa realtà imprenditoriale.
Com’è nato il progetto Omifer?
«È iniziato tutto negli anni Novanta quando ho iniziato a lavorare come artigiano nei cantieri navali. Nei primi del Duemila, anni d’oro, ho lavorato moltissimo con la mia squadra accumulando una vasta esperienza nel settore. Poi nel 2009 sono andato in all-in: nel pieno della crisi economica ho deciso di aprire Omifer. I primi anni sono stati difficili e ci siamo adattati anche a commissione e lavori diversi dal nostro core (ringhiere, riparazione di attrezzature agricole, lavori da fabbri), ma questo anziché fermarci ha arricchito le nostre competenze e messo alla prova la nostra resilienza. Il mercato infine ci ha premiato: nel 2015 per la prima volta abbiamo raggiunto un fatturato di 10 milioni. Oggi dovremmo raggiungere i 25 milioni di euro e da terzisti ci stiamo trasformando in appaltatori».
Quali sono i servizi di punta di Omifer? E il vostro mercato di riferimento?
«Partiamo dalla materia prima, ferro ma non solo, e la trasformiamo in tutto ciò che il cliente richiede. Omifer comprende al suo interno quattro divisioni: carpenteria industriale, calandratura (lavorazione di forme coniche o cilindriche), saldatura, montaggio di strutture e impianti industriali e manutenzione. La nostra azienda è strutturata per eseguire lavori anche molto complessi di natura idroelettrica, siderurgica e di fonderie, oltre alla nostra esperienza con le talpe e i lavori nelle metropolitane. Quanto al mercato, lavoriamo molto con Austria, Norvegia, Svizzera, Francia e Germania, oltre che in Italia. Omifer opera principalmente per conto delle aziende madri: prendiamo moltissimi lavori complessi e subappaltiamo quelli più semplici alla nostra rete di fornitori e partner».
Tre elementi che vi differenziano dagli altri…
«Il primo punto di forza di Omifer è la differenziazione dei nostri servizi. Siamo partiti dalla sola carpenteria, per poi estenderci anche a meccanica grande e piccola, cottura, sabbiatura e verniciatura del ferro. Forniamo una vastissima gamma di interventi grazie ad un’alta specializzazione che ci ha permesso di automatizzare il processo. Ci piace pensare in grande, ed è per questo che siamo una delle pochissime realtà in grado di lavorare su impianti di qualsiasi portata grazie ad un carroponte alto 11 metri. Così è facile distanziare la concorrenza che nella maggior parte dei casi lavora su strutture di 7 metri. Lo testimoniano alcune ricche commissioni che abbiamo portato a termine, come quella, un unicum nel panorama europeo, per l’americana Kentucky o i lavori con Fincantieri, al Mose di Venezia, negli aeroporti di Capo Verde e Orly a Parigi. Infine, il team: in tutte le squadre con cui ho collaborato ho sempre trovato una rigida divisione delle gerarchie e delle responsabilità. Io invece ho voluto trasmettere ai miei dipendenti la responsabilità dell’azienda. Siamo tutti sullo stesso piano e lavoriamo in un contesto di fratellanza che combina oltre 20 etnie diverse. Mi piace pensare a Omifer come a un piccolo ma virtuoso esperimento di pace religiosa».
Parliamo del futuro: che progetti ha Omifer?
«Il mio sogno è trasformare Omifer in una multinazionale. Abbiamo lavorato molto sulla credibilità dell’azienda a livello internazionale, e ora il prossimo obiettivo del nostro reparto marketing sono i mercati di Medio Oriente e Africa. Siamo pronti a esportare la nostra qualità nel mondo».
La ricetta del successo di Omifer non è quindi un segreto: una vasta esperienza e i progressi nell’automazione hanno consentito all’azienda di sviluppare un’altissima specializzazione, esportata nel mondo con coraggio e dedizione. È così che oggi la provincia di Brescia vanta un vero e proprio gioiello delle lavorazioni industriali nel mondo.