PONTE MORANDI

Giovanni Proietti è l’ex dirigente della divisione del Ministero delle Infrastrutture che si occupava della Vigilanza concessioni autostradali

Al Palazzo di Giustizia di Genova è stato sentito Giovanni Proietti, uno degli imputati per il crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018, nel quale morirono 43 persone. Proietti è l’ex dirigente (dal 2011 al 2019) della divisione del Ministero delle Infrastrutture deputata alla Vigilanza concessioni autostradali.

In aula Proietti ha dichiarato: «Ma scusate, credete che il viadotto non sarebbe crollato comunque con o senza quelle frasi?». La risposta si riferisce mossa all’ex dirigente, ovvero avere omesso di svolgere le attività di verifica di sua competenza, soprattutto sul progetto di retrofitting (i lavori di rinforzo sulle pile 9 e 10 che sarebbero dovuti partire alla fine del 2018), limitandosi a fare un “un copia incolla selettivo” dalla relazione del progettista omettendo le frasi “avanzato stato di corrosione dei cavi” della pila 11 o “stato di conservazione discreto”.

Il Cta (comitato tecnico amministrativo), infatti, validò il progetto e Proietti firmò la relazione, inviata al suo superiore Vincenzo Cinelli, che diede l’ok finale ai lavori.

Proietti ha affermato che “stato discreto per lui significava che l’opera andava bene” e di avere eliminato frasi “per ridurre la relazione. Erano tagli fatti dai collaboratori, innocui, perché il Cta aveva già validato il progetto”. L’imputato ha spiegato che il suo compito era quello di svolgere un controllo formale sui progetti presentati da Aspi.

Proietti ha, poi, dichiarato, l’ex numero tre di Aspi Michelle Donferri Mitelli, uno dei principali imputati a processo, chiamava il suo ufficio anche cinque volte al giorno perché c’erano molti progetti in attesa di approvazione al ministero.

di: Francesca LASI

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO